Emnotork – Gelo e Fiamme – 20.7.23 – Sessione 47

Chiacchiera del Vicolo – sessione 47

“Drago e Profano”

Dai saggi di Julius Fleurs, lo storico

Le Scaglie d’Argento

Emanuele – Garil McLucianson

Federico – Alarielle Lunargenta

Giacomo – Remos Domini

Mirko – Nikolay delle Atarnora

Lorenzo – Norin del clan Kuldral

Poche creature sono fiere quanto i figli dei draghi, detti dragonidi in lingua comune. E seppur tutti combattano con la stessa ferocia per i loro ideali, non tutti hanno gli stessi ideali per cui combattere.

Il lettore mi perdonerà il gioco di parole.

Urjan era stato dato per morto quando il clan Kuldral fu spazzato via dai servitori di Amon. Lui e Karjan appartenevano alla stessa stirpe, differenti soltanto nel colore, ma cresciuti insieme e fratelli, non per sangue ma per gesta. Trovato ormai quasi senza vita alle porte di Kargrand fu marchiato e portato all’interno della città per guarire. Passarono mesi interi e Urjan cominciò a credere sempre di più alle parole dei sacerdoti più estremi nelle loro convinzioni. I demoni dovevano essere sterminati a qualsiasi costo. Nessuno più avrebbe messo in pericolo le popolazioni limitrofe alle Dita di Vorrath. E così partì, alla ricerca della fonte della corruzione. Quando scoprì che questa fonte di corruzione aveva fatto impazzire anche un grosso drago rosso, prese la faccenda a cuore, ritrovandosi a nascondere la sua esistenza agli alti sacerdoti. Alla fine la faccenda venne a galla e Urjan, contrariamente alle sue aspettative, non venne punito. Anzi, venne accolto tra le fila dei Cavalieri del Sangue di Drago, una setta di fanatici che intendono ascendere e diventare draghi attraverso l’assunzione di una droga che si dice contenga proprio sangue di antichi dragoni.

Stretta l’amicizia con Andrath, il drago rosso minore, cominciò a nutrire un forte risentimento verso i sopravvissuti della sua stessa razza. Perché mai non si erano dati da fare nello sterminio dei tiefling? Perché non accettavano il potere dei loro antenati come unico metodo di risoluzione? Queste domande lo tormentavano e la risposta gli venne in sogno quando vide il suo villaggio prendere fuoco e gli accampamenti dei Kuldral venir distrutti dalla furia di un demone maggiore con le fattezze di Cordelia.

La sua missione divenne chiara: estirpare il falso profeta.

I nostri cari avventurieri delle scaglie d’argento se lo sono ritrovato davanti proprio quando il grande Andrath si è rivelato a loro. Urjan, pur di vincere la battaglia, si è immolato facendosi bruciare mentre tratteneva Remos e Garil. Entrambi ustionati dalla potenza della fiammata, si sono accorti che in realtà Urjan non era veramente morto, ma si stava trasformando, come un bruco dentro una crisalide. Peccato che Remos l’abbia finito.

Una volta sconfitto il dragonide, Andrath si è alzato in cielo, con una promessa di distruzione. È proprio a questo punto che il gruppo si è accorto di quello che stava per avvenire: l’assedio era cominciato e bisognava fermare le catapulte a tutti i costi, altrimenti avrebbero aperto una breccia nelle mura e consentito ai soldati di Kargrand di occupare la città.

In tutto questo il gruppo è stato in grado di riportare l’Eliodardo al mago Horace, che ha creato un antidoto al problema di Re Uven III. Liberato dall’incantesimo malevolo che lo teneva imprigionato in pensieri diversi da quelli della sua stessa mente, diede ordine di difendere immediatamente la città, facendosi portare armi ed armatura.

Mentre uscivano i soldati, il popolo vide arrivare l’ondata di fiamma scatenata dall’incantatrice Amelia. Meriol consegnò la propria anima a Vorrath un po’ in anticipo, poiché le difese magiche del castello erano reali. Due grosse ali spettrali coprirono il castello, generando una barriera magica intorno alle mura: la fiammata colpì in pieno lo scudo di energia, alzandosi come un’onda infrantasi su uno scoglio, per poi cessare. Una volta terminato l’effetto di entrambe le cose, la barriera si dissipò, lasciando che le grosse ali cadessero al terreno, frantumandosi in tante piccole piume simili ad una nevicata.

Al comando di alcune delle truppe della Valle, gli eroi delle Scaglie d’Argento hanno affrontato in battaglia numerosi combattenti di Kargrand. Al fianco di Remos, Bjorngrid e gli altri sette Rhona, hanno marciato e combattuto instancabilmente attraverso spade, picche e frecce, piogge di fuoco e fulmini, affinché non venissero privati della libertà e non perdessero la linea. Nulla sembrava poter arrestare la furia dei Rhona, la cui foga in combattimento sembra impareggiabile. La loro imponente stazza genera paura nei soldati nemici e questo gli ha permesso di avere grande vantaggio nel combattimento. Purtroppo, però, Bjorn e Remos hanno dovuto affrontare un grosso schieramento in solitaria; si sono ritrovati accerchiati per tenere la prima linea e consentire a Garil, soprannominato “Cavalcacervi” sul campo, e alla Artiglieria Magica di Nikolay di svolgere al meglio il loro lavoro. Due Rhona, purtroppo, hanno abbandonato questo mondo da eroi.

Ma torniamo a Garil e ai suoi cavalieri: certo i soldati di Kargrand si aspettavano una carica, ma non si aspettavano certo la potenza del fulmine e il rombo del tuono quando hanno ricevuto l’impatto con i primi cavalieri e con Garil stesso. La terra stessa sembrava scossa dal potere di Weinal e la pioggia non fece altro che rinforzare l’idea che i ribelli fossero assistiti dalla divinità.

Gli elfi guidati da Alarielle, i coraggiosi schermidori, si abbatterono per secondi sulle catapulte, creando uno scompiglio senza eguali e per tenere occupati gli altri combattenti si offrirono di lanciarsi nella mischia. Imbracciando il proprio simbolo sacro, la figlia dei Lunargenta alzò le mani al cielo, invocando il potere di Okna, ed ecco che le sacri luci dell’equilibrio e della vita inondarono il campo di battaglia, ristabilendo tutti i combattenti della sua stessa fazione. Purtroppo l’assalto degli arcieri che seguì fu spietato e metà degli elfi non sopravvisse allo scontro.

Norin, dal canto suo, teneva occupati sia i lupi da guerra che i potenti fanti di Kargrand: conoscendo bene il territorio e impiegando tattiche non convenzionali, aveva fatto della boscaglia il suo territorio. Stava spostando tatticamente la sua unità di arcieri, quando vide apparire l’enorme elementale da guerra di Nikolay. Fu allora che capì che cosa bisognava fare per vincere e cominciò a impiegare una strategia di guerriglia e schermaglia, per indebolire i nemici e sfiancarli lentamente.

Le ultime piogge di fuoco di Nikolay furono determinati nello sbaragliare le unità che dividevano Garil e le catapulte e così fu: il nano, guidando la carica, si abbatté sulle catapulte, distruggendo le ultime.

Una volta distrutte le macchine d’assedio, le truppe di Kargrand si ritirarono, non avendo più modo di entrare nelle mura.

Ma non era finita, poiché un’ombra sferzò il cielo. Andrath, tornato per distruggere, si stava abbattendo sul centro del castello. Un singolo colpo di Ballista, vibrato da Meriol, lo colpì all’ala, costringendolo a precipitare sulla piazza.

Ed ecco che i valorosi eroi tornarono ad affrontarlo. Questa volta, non proprio nel pieno delle forze, il drago fu un avversario meno temibile.

Norin, saltandogli in groppa, stracciò parte dell’ala destra, impedendogli di prendere nuovamente il volo. Alarielle, saltando oltre un colpo di coda attese pazientemente che il drago fosse pronto a colpire e così fu: vibrò un singolo colpo dello spadino Lunargenta per tagliare il pezzo finale della coda. Il drago, in preda al dolore, si lasciò andare ad una potentissima fiammata che investì parte degli edifici vicini. Ma Garil, stavolta, era pronto e grazie alla distrazione fornita dal fulmine Nikolay, riuscì a colpirlo sulla testa, spaccando uno dei possenti corni. Emettendo un potente ruggito il drago si espose ad un potentissimo colpo di Remos, che toccando un punto sensibile e rilasciando tutta l’energia del loto, riuscì a far cadere il drago su un fianco. Colta l’occasione, Alarielle seppe sfruttarla per lasciare che il potere di Okna, vita e morte allo stesso tempo, scorresse attraverso di lei per sferrare un ultimo attacco. Il potere della cheirica si infiltrò nelle vene del drago, fino a coprirlo di energia divina, che servì a ucciderlo dall’interno, come fosse sciolto da dentro. Andrath cadde, riverso su un fianco, mentre il suo corpo, stranamente, si disfaceva a contatto con l’aria, mentre le sue ossa prendevano fuoco.

Fu una grande festa per molti, ma altri si occuparono di commemorare i defunti Rhona ed elfi, lasciando che i sacerdoti facessero il loro lavoro di benedizione e di riti di buon auspicio per la dipartita.

Vallenera era stata liberata e soltanto il futuro ci avrebbe detto cosa era in serbo per le Scaglie d’Argento.

3 risposte

  1. Mamma mia che bella battaglia… una delle migliori vorrei comunque ricordare che Alarielle c’è anche rimasta molto male per la sua truppa, visto che uno di loro è morto tra le sue braccia

  2. Momento, momento, momento, mi state dicendo che siamo stati dalla parte giusta fin dall’inizio, senza saperlo veramente? XD

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *