Gdr55 – EMNOTORK – Niente di personale – Sessione 21 – 21.05.2023

Chiacchiera del vicolo – Sessione 21

“L’ultimo dolore dei La Croix”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago

Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore

Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino

Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto

Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, il portavoce del gelo

Non ricordo esattamente cosa accadde sotto quella torre vi confesso. Ricordo il fuoco, le esplosioni, quelle terribili e rivoltanti creature frutto della corruzione di morte o di uno strano matrimonio tra un elfo ed una locusta. Ah, ricordo quegli avventurieri si, quelli che caddero dal soffitto dopo il crollo e che i guardiani all’epoca avevano solo iniziato a conoscere, si facevano chiamare la Compagnia del nodo sempreverde.

Ricordo che al primo crollo ne seguì un altro

I guardiani combatterono valorosamente e strenuamente ma erano tanti i nemici, troppi e presto il sistema di gallerie crollò sotto il loro peso. Fu lì che ci perdemmo di vista e ci ritrovammo definitivamente persi, divisi nel territorio dei La croix.

Rotolai e il fato volle che finissi nella tasca di Sendrow, fu un sollievo non soffrire il costante timore di essere dimenticato tra le tasche sempre colme d’oro di Baral ma la tempo stesso sapevo che presto sarei andato incontro al pericolo trovandomi nei suoi paraggi. Fortunatamente nel tunnel ritrovai con lo sguardo l’armatura colossale di Kahm ed il suo passo pesante, e questo mi fu di conforto soprattutto se penso con che gente ero capitato! Con noi c’erano un maestro delle arti necromantiche ed una paladina che si rivelò essere affiliata a Lilith. Ne sono certo perché poco tempo dopo ricordo diverse discussioni mentre cercavamo di uscire da quel sistema di gallerie. Si parlava di demoni, presto ritrovammo Sam e lei e Kham individuavano nella paladina l’inconfondibile sangue di Lilith. Sam era preoccupata per Fergus, lo avevamo perso di vista… ma non per molto. Ricordo le discussioni sul luogo. Il castello era ormai svuotato ed i suoi abitanti erano tra i defunti o tra le file delle locuste che ci avevano assalito. A quanto pareva Samira era in procinto di tramutare il barone in un vero e proprio avatar di morte attraverso il potere di un misterioso calice collegato a vita, a morte o qualcos’altro del genere. Il tempo stringeva se non volevamo che la morte colpisse ogni cosa nel raggio di leghe e leghe… eppure si trovò il tempo per discutere di fatti del tutto non pertinenti! La paladina ebbe perfino la sfrontatezza di chiedere a Kham, scelta discutibile, di decifrare uno scritto, no anzi, una lettera trovata sul corpo di un certo cavaliere. Indirizzata a Samadra la lettera non aveva in destinatario ma il suo autore, un cavaliere della nobile famiglia Sangueneri, si scusava e si rammaricava con un suo amico di non aver portato a termine la sua missione e si raccomandava di cercare ciò che desiderava a Samadra, sicuro che la lettera lo avrebbe raggiunto in qualche modo.

Fu tra queste chiacchiere, alcune più utili di altre, che giungemmo infine all’uscita del tunnel che terminava oltre le mura con una botola che a sua volta dava su una immensa serra. Lì Fergus si riprendeva dal crollo e con l’aiuto tempestivo di Sendrow curò le ultime ferite. Non era capace di combattere ma certamente di pensare e ci volle poche a lui ed a noi per riconoscere il luogo: l’erborista doveva avere un laboratorio a palazzo e noi ci eravamo finiti dentro. Grazie all’accordo sguardo del necromante trovammo i suoi appunti dove parlava di come la strega avesse racchiuso una capacità prima esclusivamente sua all’interno di una chiave e di come si rammaricasse di non poter portare con sé nella fuga da palazzo il suo bene più prezioso. Non poteva tuttavia sopportare oltre la follia nella quale era scivolata la sua signora, la baronessa e non aveva però le forze di combatterla nemmeno.

I guardiani ed i loro improbabili compagni invece avrebbero dovuto averne di forza, perché quelle creature terribili infestavano il luogo e preso il loro comandante sarebbe giunto e con lui esse avrebbero avuto la capacità di coordinarsi.

Uscimmo dalla serra verso la porta principale del palazzo e nei giardini volavano e rosicchiavano con le loro mandibole decine di uomini locusta stretti tra di loro e disgustosi. Terrificante invece era il loro comandante, un tempo guardia del corpo del re ed ora gigante alato dalla forza impossibile. Kahm combatte strenuamente per tenerlo a bada ma ogni suo colpo era capace di uccidere dieci uomini e la benedizione di morte lo rendeva impervio e tenace. L’erborista e l’acume di Sendrow vennero in soccorso del coraggioso paladino. Tra le fronde del giardino divenuto ora una foresta Sendrow trovo una strana statua più simile alle macchine automatiche degli gnomi che non ad una decorazione da giardino. Presto Sendrow capì che la chiave in suo possesso era capace di aprire il forziere più prezioso di tutti, ovvero il corpo dei viventi, e che questa immensa creatura di ferro e pietra aveva bisogno di un’anima che la alimentasse e senza esitazione posiziono il suo stesso cervello nella macchina. Questa prese vita e l’immensa statua seguendo il filo dei pensieri del ranger si scagliò contro il loro gigantesco nemico offrendo ai giardini l’opportunità per finirlo non dovendo più temere la sua tremenda offensiva.

La strada per il castello e la sala del trono era aperta ora ma ad attenderci non trovammo i nostri compagni come speravamo. Piuttosto un incontro improbabile. Cassius il maestro di palazzo e mandante dell’assassinio dei guardiani. Eppure non era lì per fermarli, piuttosto per spronarli ad eliminare definitivamente la strega Samira che aveva in qualche modo superato il limite ed ostacolato i suoi piani. Il suo sguardo cadde più volte sulla paladina, lei diceva di aver visto in lui le tracce di un demone, lui non negò ma neppure confermò. Sembrava si conoscessero, forse mi sbaglio ancora oggi. La strada dietro di lui era effettivamente sgombra ed in poco tempo giungemmo alla sala del trono poco dopo il resto dei guardiani, anche loro provati da chissà quali peripezie, e la situazione era disastrosa. Il barone divenuto una gigantesca creatura a metà tra una larva ed una radice galleggiava in un enorme bacile, il cosiddetto calice di morte, e combatteva con un cavaliere dall’armatura scura che scaraventò lontano per potersi concentrare sui guardiani. Al suo fianco Samira, la baronessa divenuta una creatura di sangue e funghi e suo figlio, il dio dei boschi. La battaglia fu furiosa ed infine gli sforzi congiunti dei guardiani e della compagnia del nodo sempreverde prevalsero ma a caro prezzo. La baronessa, tra le urla di Samira finita colpo dopo colpo, fuggiva tra le pieghe del pavimento nel mondo sotterraneo della foresta di vita; il figlio sventurato dei La Croix in punto di morte per volere della madre. Il calice fu infranto, certo, e la trasformazione interrotta ma per questa seppur fondamentale vittoria Sendrow pagò con la sua vita.

La battaglia era terminata e già si pensava al futuro, ma non a noi, non i guardiani. Noi piangevamo la morte del nostro compagno, senza sapere però che il destino aveva in serbo per noi, e per lui, cose ben più terribili della morte e di gran lunga più pericolose delle minacce di una strega messa all’angolo.

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