EMNOTORK-“Niente di personale(Parte 2)”-SESSIONE 22-28.05.2023

Chiacchiera del vicolo – Sessione 22

“Comitato d’accoglienza”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’incantatore mai sazio

Fabio Sais è Kham Dragoon, il cavaliere celeste

Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la danza letale

Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, la mela che non cadde lontana

I guardiani erano riuniti intorno al corpo del defunto Sendrow mentre avveniva la misteriosa trasformazione. Pietre e sassi sostituivano le sue ossa ed i suoi polmoni, la sua pelle si faceva calcarea mentre edere nuove spuntavano dalla terra rocciosa per andare ad avvolgere le sue membra. In breve tempo Sendrow non era più, al suo posto una fedele replica, una tomba, un prodigioso monumento della natura dall’autore tuttavia sconosicuto.

Quello non era però l’unico addio, alcuni salutavano un amico caduto, ma Kham, poco distante, era pronto a salutare un compagno di viaggio in partenza per il suo dovere. Rayanol era immobile prostrato a metà tra un saluto militare ed una posa di riverenza assoluta mentre il cavaliere ammantato di nero emergeva dalle rovine del castello a passo fiero nonostante la stanchezza. Sotto l’elmo si nascondeva Irina Kasparov, comandante della tredicesima legione, la legione Iconoclasta, al servizio del Cavaliere Nero. Non vi fu uno scontro di lame come mi sarei aspettato, ma rispetto tra i due guerrieri. Kham provo a curare le ferite del comandante ma senza risultato, per qualche motivo allora per noi ancora oscuro il corpo della donna rifiutava la volontà divina in ogni sua forma. Presto il comandante avrebbe portato con sé Rayanol per ultimare la loro missione e fare rapporto, non prima però degli ultimi saluti, le ultime parole. Irina rammentava ai guardiani che la maledizione della strega aveva lasciato un segno su di loro e sebbene fuori pericolo nell’immediato questo segno era riconoscibile a chi sapeva come guardare e consigliava di guardarsi le spalle. Rayanol dal suo canto salutava i guardiani con la speranza di rivederli lontani dal campo di battaglia, con l’avvertimento di non incrociare la strada del suo signore se non per servire e, soprattutto li salutava tenendo fede ad una promessa: dal suo zaino estrasse una scatola di legno, antica rovinata, semplice ma maneggiata come fosse di porcellana. L’ultimo lascito della famiglia di Thok veniva ora consegnato nelle mani del legittimo erede, con tutto il peso e le responsabilità da cui Rayanol aveva cercato per tanti anni di proteggerlo. L’ultimo addio, i primi passi verso un nuovo sentiero.


Sentiero che fu, a poche ore dall’arrivo a Samadra, interrotto da uno spiacevole imprevisto. Sulla via maestra giacevano i resti di una carovana non dissimile da quella dei guardiani. Era il risultato di un attacco portato a compimento con precisione e professionalità, non il lavoro di banali briganti. Solo due superstiti, un cavaliere ed una strana creatura restavano lì sulla strada a discutere tra gli inspiegabili mucchi di cenere che costellavano il campo di battaglia. I guardiani provarono a dialogare con i due superstiti ma il loro colloquio fu bruscamente interrotto da un manipolo di guerrieri elfici guidati da una druida dalle notevoli capacità. Compagni degli assalitori, apparentemente, giunti dalle retrovie per recuperare i corpi delle vittime e chissà cos’altro, ma li attendeva una amara sorpresa. I loro compagni sconfitti ed i guardiani pronti a vendicare la tragedia. Uno scontro violento ed improvviso ebbe luogo, ma nella frenesia della battaglia non riuscivo davvero a spiegarmi come mai i nostri assalitori persistessero nel tentativo di eliminare i guardiani sebbene fossero in svantaggio numerico e non fossero certo lì per loro. Lo scontro lo vinsero i guardiani, ma come scoprì Giselle quella non era una vittoria. Tante e di diverse specie sono le tribù e le culture nascoste agli occhi del mondo nella foresta di vita, ma poche di queste si allontanano così tanto verso i confini della foresta, soprattutto senza una buona motivazione ed in quel luogo dove la sopravvivenza è tutto solo la caccia o la fuga sono un buon motivo per spostarsi. Sulla druida rinvennero infatti un copricapo di tessuto ormai completamente fuso con il suo volto, ed il simbolo di un occhio disegnato crudamente sopra. In base alle conoscenze di Baral quel copricapo presentava tracce di magia di ammaliamento ed è possibile che la druida fosse stata obbligata da qualche sortilegio a condurre la sua tribù alla morte, il motivo però restava ignoto.

Un’ultima amarezza prima della splendida visione. Samadra, la meta tanto agognata, spuntava con i suoi edifici spartani e solidi all’orizzonte. La città di frontiera, ultimo avamposto della civiltà, la porta verso le infinite opportunità e numerosi pericoli della foresta di vita era finalmente alla portata dello sguardo. I guardiani facevano il loro ingresso e, tra gli avvertimenti di Fergus su un luogo dove la legge fatica ad arrivare, già progettavano la loro prossima mossa; la possibilità di reclamare in città una base per sé stessi e di farsi un nome in quel luogo dove cavalieri e ricercatori giungevano ad ogni angolo del mondo per guadagnarsi fame, onore conoscenze e potere, il tutto sotto lo sguardo compiaciuto della duchessa Carlotta Marì Blossa, la donna più lungimirante di tutte le terre inesplorate.

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