EMNOTORK-“Niente di personale(Parte 2)”-SESSIONE 23-04.06.2023

Chiacchiera del vicolo – Sessione 23

“Occhio sempiterno”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’incantatore mai sazio

Fabio Sais è Kham Dragoon, il cavaliere celeste

Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la danza letale

Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, la mela che non cadde lontana

Arrivati in città l’unica cosa che i guardiani desideravano in quel momento, tra l’eccitazione dei progetti e la prospettiva del futuro, era riposare e finalmente mettere un tetto laddove rima c’era stato solo il cielo ed un letto sotto le membra che non ricordavano più una notte di sonno davvero al sicuro dai pericoli. Tutto questo però avrebbe dovuto attendere. Il pomolo di bronzo non era lontano ma, come la loro nuova ed improvvisa conoscenza gli aveva notificato, fino a mezzodì sarebbe stato inaccessibile. Il ragazzo era un garzone di nome Lutus che affermava di lavorare come apprendista presso l’attuale oste del pomolo di bronzo, un vecchio fabbro militare ormai in pensione chiamato affettuosamente dai locali “lo Spadaro”. La motivazione della chiusura forzata? A quanto pareva uno dei cinque membri del consiglio cittadino, un’alta carica tra i servitori della Sacra Muerte di nome Dhul-Khat, aveva indetto un periodo di lutto in quei giorni che sarebbe terminato a mezzodì proprio di quello stesso giorno culminando in un rito funebre officiato da lui in persona.

Nella speranza di poter avere un colloquio con uno dei maggiori esponenti della politica locale o quantomeno di farsi una idea delle ragioni di quel lutto civico e dell’aria che tirava in città i guardiani decisero di assistere alla cerimonia, ma ciò che trovarono non corrispondeva alle loro aspettative. Non la città ma un manipolo di persone, non più di una cinquantina, era presente all’evento. Molti di questi, per giunta, non parevano minimamente interessati alla solennità dell’evento. Davanti alla omelia accorata del maestro cittadino Dhul-Khat, davanti a dieci tombe di caduti “in nome del bene comune” gli astanti sbadigliavano, chiacchieravano a bassa voce, ciondolavano sul posto impazienti di essere da tutt’altra parte. Un comportamento scellerato dal quale si pareva astenersi esclusivamente un solitario cavaliere che chino vicino ad una delle tombe recitava il suo ultimo saluto. Approcciato in cerca di spiegazioni l’uomo si presentò a loro come Sir Barristan, anche se di cavalleresco o nobile le sue vesti ed il suo portamento avevano ben poco. Il cavaliere spiegò che le tombe erano effettivamente vuote e che molti credevano che ormai il vecchio sacerdote avesse perso definitamente la testa per bloccare una intera città in memoria di individui sconosciuti, autori di una impresa inesistente ed il cui corpo non era neppure lì. Gli unici presenti erano esponenti dell’alta società che non avevano intenzione di perdere la faccia o che cercavano di ingraziarsi il vetusto sacerdote, a modo loro. Secondo Sir Barristan la verità era tutt’altra e quella battaglia di cui il chierico parlava nella sua omelia c’era effettivamente stata e lui, come i combattenti caduti ed ora lì celebrati, insieme ad un gruppo di avventurieri chiamati compagnia del nodo sempreverde l’avevano combattuta. La ragione della strana situazione risiedeva nel fatto che il loro nemico, una creatura chiamata il Pastore, aveva fatto crollare l’intera città in un sonno comatoso durante il suo tentativo di incursione e pochi erano rimasti svegli per affrontarlo, o anche solo per ricordare il sacrificio di quei pochi rimasti a combattere. La cerimonia giungeva ormai al termine, però, e la folla si disperdeva mentre Thock coglieva l’occasione per scambiare poche parole con Dhul-Khat promettendogli che gli avrebbe scritto per concordare un incontro informale tra due uomini di fede dalle spalle cariche di responsabilità, un vecchio politico e un nano dall’infanzia sconosciuta.

Scoccato mezzodì e terminato il periodo di lutto, Samadra con tutte le sue attività ed esercizi commerciali tornava a vivere. I guardiani ne approfittarono, chi per riscuotere alcuni ordini effettuati ai fratelli Munitz e per visitare il fantomatico avamposto dei due mercanti a Samadra, chi per fare la conoscenza del cibo locale e delle comodità di una osteria. Al pomolo di bronzo tra gli ospiti dello spadaro, finalmente lieti di poter riprendere a bere ed a gozzovigliare, vi erano cavalieri di ritorno dalla loro missione ed esploratori pronte ad una partenza dal ritorno incerto. Tra quegli uomini anche gli attendenti di Kham bevevano allegramente dopo aver portato i beni del loro signore al sicuro nella locanda. Questi sedevano ad un tavolo insieme a Sir Barristan che non aveva mancato di offrire da bere chi meno nobile e più stanco di lui. Kham presto li raggiunse per bere e chiacchierare delle loro vite e attento a non rivelare i dettagli del loro viaggio e della loro presenza lì mentre apprendeva invece dal cavaliere che egli era a Samadra in attesa del ritorno di un suo caro amico. Thock dal canto suo, intanto, si faceva offrire da bere e faceva la conoscenza di due prostitute che presto si sarebbero rivelate ben più che una spina nel fianco.

Difatti, mentre Kham parlava con lo Spadaro e Sir Barristan dei poteri locali e della situazione in città il cavaliere, in procinto di pagare il conto per tutto il suo tavolo si paralizzò. Un istante dopo la sua silouette si era già scaraventata su una delle due prostitute che l’uomo colpiva a mano chiusa e tentava di immobilizzare. In un primo momento Thock cercò di giungere in loro soccorso ma il senso di nobiltà di Kham e l’intervento della magia divina rivelatoria gli permisero di illuminare la faccenda e di non mettere in discussione l’onore di Sir Barristan. Una delle due donne, infatti, presentava un tatuaggio molto particolare sulla nuca, secondo Sir Barristan appratente ad una gilda di tagliagole ed assassini noti come Occhio Sempiterno. La magia di Kham confermo le sue parole e la fiamma di Vorrath brucio ogni bugia che avvolgeva le parole di quelle donne. A quanto queste dicevano nessuna delle due era davvero interessata a loro, anzi una delle due non era nemmeno a conoscenza dei piani dell’altra. La prostituta che aveva aveva provato ad assassinare i guardiani rivelava invece di essere stata assoldata indirettamente da alcune sue colleghe al bordello cittadino che le assicuravano che se avesse accettato l’incarico come loro stesso avevano già fatto in passato per conto dell’occhio sempiterno l’organizzazione l’avrebbe ricoperta d’oro. Tentata dall’offerta si era allora unita alla gilda e le sue colleghe le avevano praticato il tatuaggio individuato da Sir Barristan. Il piano consisteva nel graffiare i guardiani con le proprie unghie, smaltate in precedenza con un prodotto a base di veleno di aspide di vetro. L’unica vittima del suo attentato a quanto pare era proprio Thock che iniziava già a mostrare sintomi dell’avvelenamento, l’intervento di Sir Barristan le aveva impedito di arrivare anche a Kham. Adesso, però, il tempo stringeva perché, se quello era davvero il veleno della leggendaria aspide di vetro, allora a Thock sarebbe restato poco tempo ed i metodi convenzionali non avrebbero funzionato contro la tossina di uno dei serpenti più letali e sacri della foresta di vita. I guardiani si preparavano a cercare l’antidoto, perché nessun assassino va in giro senza un antidoto ai suoi stessi veleni e se questo non era sulla prostituta significa che doveva trovarsi da qualche parte nel bordello cittadino, la Palpebra Calante.

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