Milizia di Pustoypick (GDR30)
Luca M. nel ruolo di Sigfrid
Enrico S . nel ruolo di Duinhir
Simone D. nel ruolo di Wilson
Davide P. nel ruolo di Tyrael
Emanuele M nel ruolo di Hjoldur
Gruppo dei Nani Cross-Over (Gdr 42)
David B. nel ruolo di Otto
Davide B. nel ruolo di Tobia
Stefano L. nel ruolo di Remo
Marco B. nel ruolo di Ruzzolo
Massimo M. nel ruolo di Rotolo
Io sono Saxta Tahn, del clan Tahn.
proveniente dalla Valle di Abhain-Mara e orgoglioso appartenente al popolo nanico degli Adamdar.
Queste sono le mie ultime memorie del mio corpo rinchiuso in una maledizione di metallo. Da secoli sono servo di Khalam’Quan, il monaco di ferro, ma oggi è il giorno della mia agognata fine. Il metallo grava sul mio corpo così come sulla mia volontà e per questo desidero che almeno la mia coscienza sia priva di ogni peso, per questo ho deciso di raccontare la mia storia e quella di coloro che coraggiosamente vi hanno posto fine…
Sono oramai decenni che ho perso il conto dei giorni. Forse siamo in Mekonor, forse in Hander. Da quando la neve è aumentata faccio fatica a distinguere persino le stagioni. Mentre scrivo queste mie ultime memorie un gruppo di dieci avventurieri si è addentrato nelle viscere della terra per raggiungere il cuore di quella che una volta era la nostra miniera e che da oltre un secolo è la dimora del Monaco di Ferro. Tutto iniziò con la guerra civile Adamdariana. Io e il mio clan fummo costretti ad emigrare ed affrontare il duro inverno dei monti Kallinan e solo al disciogliersi delle prime nevi potemmo risalire il fiume delle aquile per giungere in questo luogo. Grazie alle tecniche tramandateci dai mezzi giganti Kiengir fummo in grado di individuare una fenditura ricca di minerali. In quei giorni di carestia quel piccolo giacimento ci sembrò un dono diretto di Weinal. Nonostante la roccia fosse dura e le radici degli alberi rendessero complessa l’edificazione sentivamo finalmente di aver trovato un posto da chiamare casa. I giorni in cui scappavamo dalla guerra erano finiti e la valle di Abhain-Mara era solo un nostalgico ricordo. La costruzione del nostro villaggio e gli scavi della miniera furono veloci, tutti eravamo pieni di entusiasmo e meraviglia. Il nostro stupore fu ancora più grande ,quando arrivati in profondità, scorgemmo un materiale che mai prima d’ora avevamo visto: lucente e bianco e di una durezza inimmaginabile benché molto leggero. Poco ci volle per renderci conto che quello che stavamo estraendo era Etherium, il leggendario materiale di cui spesso bardi e fabbri ubriachi cantavano le lodi. La vendita della prima estrazione, seppur modesta, ci permise di concludere in fretta i lavori e ci avanzò tanto denaro da permetterci di acquistare provviste e strumenti. Iniziammo così la costruzione di veloci piattaforme per poter trasportare l’Etherium e muoverci liberamente da un lato all’altro della miniera. Quel materiale valeva molto più dell’oro e già sognavo grazie ai ricavi di trasformare il nostro misero villaggio di pietra nella nuova e fiorente capitale del popolo Adamdar. In accordo con il consiglio decidemmo di investire tutto il nostro tempo e il nostro oro per creare un canale con la valle di Abhain-Mara e permettere alle famiglie esuli di raggiungerci velocemente. Spargemmo la voce per far giungere la notizia ai nostri fratelli della valle ma così facendo attirammo anche l’attenzione di Khalam’Quan, il monaco di Ferro.
Dopo oltre un secolo costretto a servirlo ho imparato molto su di lui e ora che finalmente è morto questo mio racconto non è che un biasimo verso la mia arroganza. La vita per lui era simbolo di debolezza e la carne e il sangue una vera maledizione. Per esorcizzare se stesso da tale sciagura si privava di cibo ed acqua e per purificare il suo corpo iniziò a nutrirsi di ferro e rocce. Egli voleva esistere ma non vivere. Devoto al Dio della non-morte Graverk aspirava ad essere con la sua stessa esistenza un tributo alla Divinità. Il Dio infine ascoltò le sue litanie e lo unse con la benevolenza della non-morte. Khalam’Quan così si tramutò in un essere vorace dei più puri metalli dai quali traeva non solo nutrimento ma anche potere. Il metallo di cui più amava nutrirsi era l’Etherium e noi ne eravamo in possesso e lui lo sapeva. La nostra ingenuità ci aveva esposto e la voce che un clan nanico stava edificando una città sotterranea grazie all’Etherium giunse anche alle sue orecchie. Il giorno in cui vedemmo la sua sagoma stagliarsi all’orizzonte lo ricordo come arido e assolato; quella sottile figura rifletteva la luce come una lama appena estratta eppure il suo aspetto sembrava quello di un fragile vecchio umano. Gli bastarono due tacche di meridiana per annientarci tutti, due misere tacche e tutto il nostro lavoro, tutte le nostre speranze furono spazzate via. Dei giorni della disfatta ho solo un vago ricordo: il dolore, il ferro e la mia volontà di colpo interrotta insieme ai miei respiri. Khalam’Quan ci aveva reso suoi schiavi. Utilizzando lo stesso metallo da noi estratto ci trasformò in costrutti senza volontà ma con la condanna della memoria. Per decenni lavorammo sotto li suo comando. Egli giaceva sul suo altare chiamato “loto di ferro” e si nutriva dei frutti del nostro lavoro. Aveva sfruttato le conoscenze che i Kiengir ci avevano donato per continuare ad estrarre ininterrottamente l’Etherium attraverso due grandi trivelle alimentate dallo stesso prezioso metallo. Quest’agonia durò quasi mezzo secolo poi un giorno tutto si fermò. Non so bene il motivo ma credo che Khalam sentì lo sguardo di Graverk distogliersi dal mondo e lui , come un servo fedele, smise di esistere. Seduto sul suo Loto di Ferro cadde in un torpore profondo. Noi come sue misere creazioni non potemmo che fare altrettanto. Non so esattamente in che epoca siamo quindi non so esattamente quanto siamo rimasti in letargo tuttavia devo il mio prematuro risveglio ad un mago di nome Bashnya, egli in qualche modo è riuscito a comunicare con me mentre ero in torpore .
“ Io sono Bashnya, oracolo della Valle dell’Amarok, ricorda le mie parole: antiche piattaforme si attiveranno di nuovo, da terre lontane giungeranno in Dieci, essi porranno fine all’esistenza di Khalam’Quan, essi porranno fine alle tue sofferenze”
Come dopo un lungo sonno mi risvegliai. Per me che per secoli non ero stato che uno strumento ritornare a sognare mi fece sentire vivo. Per un istante, un breve singolo istante prima del mio risveglio mi ricordai com’era vivere oltre ad esistere. Quando mi destai quella sensazione di vita continuava a persistere, non sentivo più il giogo terribile del monaco. Osservavo tutti i miei fratelli immobili come statue di ferro inanimate, ascoltavo l’assordante silenzio provenire dalla miniera. Realizzai quindi di non essere più un mero strumento. Certo non vivo ma oltre i ricordi ora avevo una coscienza e tanto mi è bastato per avere speranza. Non sapevo esattamente quanto sarebbe durata questa condizione ma quando non si è stati vivi per molto il tempo è come l’ossigeno, sai che è intorno a te ma ne capisci l’importanza solo quando ne sei privo. L’incombenza del risveglio di Khalam’Quan mi aveva fatto percepire la mancanza di tempo così mi sono affrettai a fuggire in superfice per attendere l’arrivo dei Dieci Eroi. Erano secoli che non osservavo il sole e al tempo del tramonto Il monaco e tutti i miei fratelli erano già tornati in attività. Compresi che li avevo preceduti solo di qualche ora ma tanto era bastato a scivolare via dalla costrizione del monaco. Mi rintanai in un vecchio passaggiominerario rimanendo in attesa che la profezia di Bashnya si compisse.
Attesi per mesi e in questi mesi spiai Khalam’Quan nascondendomi tra le rovine del mio vecchio villaggio, il mio risveglio mi aveva reso cosciente ma il mio legame con lui non era svanito, potevo ancora sentire la connessione che mi legava ai miei fratelli e grazie a questo potevo osservare con i loro occhi ciò che stava accadendo nella miniera. Le vecchie trivelle Kiengir erano ritornate attive al massimo della loro potenza, mastini di metallo erano schierati a presidiare l’entrata della miniera e nuove orrende figure giunsero da terre lontane per unirsi al monaco. Era palese che qualcosa di ancor più terribile stava per accadere. I giorni passavano e io oramai stavo per perdere la speranza. Ma d’un tratto oggi al sorgere del solo tutto è cambiato. I Dieci sono giunti. Due gruppi distinti da cinque sono arrivati da due distinte direzioni e questo che sto scrivendo è ciò che oggi è accaduto. Dopo oggi io non esisterò più per cui sappiate che io Saxta Than capo del clan Tahn sono stato testimone e partecipe alla sconfitta del Monaco di Ferro.
I primi cinque sono giunti dal sentiero principale facendosi spazio tra le rovine del villaggio, cauti ma inarrestabili si sono addentrati fino al centro spazzando via i mastini con facilità. In un attimo hanno scoperto il mio nascondiglio e io li ho accolti come si accoglie il primo sorso di birra dopo una giornata in miniera. Non posso provare emozioni ma sono sicuro che il mio vecchio corpo avrebbe sussultato nel vedere che tra quei cinque c’era anche un Adamdar per giunta appartenente alle guardie delle tombe reali. I suoi compagni sembravano essere anche loro soldati pericolosi. Li ho visti combattere contro i mastini e i due elfi sono agili come saette, il Dragonide sembra possedere capacità innate senza precedenti e persino lo gnomo al contrario del suo gracile aspetto sembra ben addestrato e dai profondi poteri magici. Il secondo gruppo invece è arrivato tramite una piattaforma Kiengir, tale è stato il prodigio che persino il mio freddo animo incollato al metallo per un attimo è stato scosso da un tremito. Quattro nani probabilmente di un clan del nord e un halfling. Tutti a conoscenza delle sfere armillari, tutti capaci di maneggiare la tecnologia Kiengir. Appena giunti sono riusciti ad attivare un basamento di trasporto, cosa che ho tentato di fare anche io invano in questi mesi mentre loro in men che non si dica hanno messo in moto ciò che era sopito da tempo. Non ci è voluto molto prima che i due gruppi si incontrassero, tra loro sembravano non conoscersi tuttavia è stato subito chiaro a tutti l’obiettivo comune: eliminare Khalam’Quan. Dopo un’iniziale diffidenza ho illustrato loro come raggiungere il Loto di Ferro, l’altare da cui Khalam’Quan trae il potere dell’Etherium e coraggiosamente sono entrati nella miniera. I miei occhi vetrosi li hanno visti scendere nelle viscere utilizzando una sfera armillare, ancora una volta il mio freddo corpo non ha provato nulla tuttavia anche uno spaventa-passeri di Aaniavik avrebbe sussultato nel vederli maneggiare un nucleo kiengir. Una volta giunti in profondità hanno avuto accesso all’impianto di manutenzione dove gran parte dei miei fratelli sono impiegati a lavorare. Grazie agli occhi dei costrutti ancora inattivi sono riuscito ad osservare ogni loro movimento e li ho visti venire in contatto con Spina e Gambaletto, due miei cugini. Spina è uno scheletro metallico consumato fino al midollo dal potere del monaco di ferro mentre Gambaletto, sul quale non è mai stato completato il rito di trasformazione, è rimasto un mezzo busto meccanico. Entrambi in qualche modo sono riusciti a rimanere vigili e a comunicare tra loro attraverso dei trasmettitori Kiengir. Hanno subito compreso la fondamentale importanza di quei congegni e dopo averli recuperati hanno spostato Gambaletto e Spina in un’unica stanza per permettergli di comunicare tra loro dal vivo cosa che a quanto pare a Gambaletto non è piaciuta per nulla. Mentre scrivo questa mia cronaca sento ancora rimbombare nel mio elmo le imprecazioni per avergli avvicinato Spina. L’eroe Adamdar giunto con il primo gruppo inoltre è stato in grado di superare il guardiano dei cancelli grazie ad un medaglione recuperato, secondo il suo racconto, da un alleato di Khalam’Quan qualche tempo prima. Grazie all’artefatto i Dieci hanno ingannato la porta scheletrica a guardia dell’area d’estrazione. Finalmente per la prima volta ho visto fallire quel maledetto guardiano. Proseguendo tra i metallici corridoi della miniera sono giunti all’area d’estrazione dove il grande motore alimenta il Loto di Ferro e le trivelle Kiengir. Quest’area è sempre stata la più sorvegliata infatti decine e decine di sentinelle del monaco di Ferro avevano infestato l’area circostante al grande costrutto. Fortunatamente con i comunicatori Kiengir sono riusciti anche grazie ad accedere ai moduli di trasporto, dei particolari mezzi utilizzati durante la costruzione delle piattaforme dotati anche di un sistema di demolizione che è stato utile ad abbattere le sentinelle.Purtroppo qui le difficoltà di comunicazione tra i due moduli dei rispettivi gruppi mi rendono impossibile descrivere la scena e la mia condizione di non-vivo mi rende anche impossibile immaginarla ma al dunque dopo diverse ore il motore principale è stato distrutto per cui è ragionevole pensare che i dieci abbiano compiuto un grande sforzo di coordinazione, anche considerando che le piattaforme d’estrazione potevano essere attivate solo contemporaneamente. Nel frattempo mentre vedevo compiersi la profezia sono riuscito ad accedere ad un basamento di trasporto e a comunicare con Gambaletto e Spina. Ci ho messo molto a fargli capire che dovevano raggiungere i moduli di trasporto soprattutto perché discutevano tra loro. I Dieci ci avevano dato un’occasione e se avessero fallito avremmo comunque potuto far schiantare un modulo sul loto di ferro per distruggerci tutti e porre la parola fine a questa condanna. Tra tutte le imprese di cui sono stato testimone oggi, quella di guidare Gambaletto e Spina ad un modulo di trasporto è stata di certo la più rumorosa, neanche l’esplosione del motore ha sortito tanto fastidio acustico. Quando i Dieci riuscirono finalmente ad arrivare al loto di ferro Khalam’Quan insieme al suo servo più fidato Druul’Quoz erano li ad attenderli. Potevo percepire la rabbia del monaco di ferro come un cane al guinzaglio sente strozzare il suo collare al volere del padrone. I Dieci erano di certo valorosi ma il loto è l’essenza stessa del monaco e li ha tutto il suo potere. Inaspettatamente quello che era solo un piano disperato ora poteva essere la nostra unica salvezza . Gambaletto e Spina sono strisciati all’interno di uno dei moduli di trasporto e io dalla superficie li ho guidati attraverso i tunnel che portano al Loto di Ferro. Proprio mentre la battaglia era al suo culmine i miei due debosciati cugini sono riusciti ad irrompere con il consueto frastuono aiutando i Dieci a dare il colpo di grazia a Khalam’Quan. Proprio ora mentre sto scrivendo queste mie parole sento il Modulo risalire a gran velocità distruggendo uno dopo l’altro tutti i ponteggi e le piattaforme costruite con impegno. Proprio mentre sto scrivendo queste parole sento il legame con questa terra svanire e il mio corpo di metallo ossidarsi progressivamente. Qui termina il mio racconto, visto con i miei occhi e vissuto con tutta la mia coscienza. Lascio queste memorie in un basamento di trasporto così che vengano condotte ai miei lontani fratelli nella Valle di Abhain-Mara, che sappiano che Saxta Tahn della famiglia Tahn non ha mai cessato di essere un vero nano, un vero Adamdar. Che Weinal vi protegga tutti.