La Milizia di Pustoypick formata da:
Luca Matteo M. nel ruolo di Sigfrid
Simone D. nel ruolo di Wilson
Davide Giuseppe P. nel ruolo di Tyrael
Emanuele M. nel ruolo di Hjoldur
Enrico S. nel ruolo di Duinhir
Con la partecipazione di Gdr 42
Stefano L. nel ruolo di Otto l’Halfling
Marco M. nel ruolo di Remo il Nano
Questa è la storia di nuovi eroi ed eroi dimenticati
Alcuni di loro appena giunti altri mai andati
Questa è la storia di come la paura
sia sempre l’inizio di un’epica avventura…
Goffredo Fiumelest
Dopo aver attraversato il portale di Bashnya la milizia di Pustoypick si ritrova in una posizione mai esplorata prima . Hjoldur riconosce essere una miniera di antica fattura Adamdar. Dopo un’attenta analisi Tyrael , riconoscendo la conformazione delle rocce e la natura delle piante, conferma che il posto potrebbe essere vicino al fiume della aquile dove il nano di Bazal Krepost ha riferito essere stata portata la pietra runica. Tutto torna e i cinque avventurieri sentono di esser giunti a destinazione. Tutto però sembra surreale :escrescenze ferrose hanno dilaniato la terra e come enormi artigli di bestia lacerano mura e pavimenti. L’aria è pesante e carica di una strana fuliggine ferrosa che impedisce la scurovisione. Sigfrid decide di utilizzare controllo della fiamma per rendere visibile il passaggio, accende così un flebile fuoco.Il gruppo procede lento e prudente . Il vento si alza e rimbalza tra le pareti , suoni simili al rintocco di una campana si diffondono tutt’intorno aggravando l’atmosfera. Duinhir insospettito decide di utilizzare una freccia luminescente per osservare il passaggio illuminando i passaggi esterni. Wilson con la sua proverbiale circospezione decide che è il momento di fugare ogni riserva su quella tetra miniera . Convinto che solo un’entità superiore avrebbe potuto dare aiuto inizia la preparazione di un rito divinatorio . Il vecchio mago gnomo tuttavia incappa in qualcosa di inaspettato: durante il suo rito un’entità dal volto scheletrico gli appare in visione. L’essere ammonisce il divinatore e lo mette in guardia . Sconcertato per quanto accaduto l’allievo dell’oracolo Bashnya decide di desistere nel tentativo di officiare il rito e continuare l’esplorazione insieme ai suoi compagni. Duinhir, il ranger elfo grazie alle sua perspicacia si rende conto che il corridoio davanti a lui è cedevole individuando quello che sembra essere un innesco di una trappola. Avverte quindi Tyrael che sapientemente disinnesca il congegno .Il pavimento cede mostrando una vasca d’acido pronta a corrodere coloro che incautamente vi sarebbero caduti all’interno. Superato tale ostacolo Hjoldur ,che aveva deciso di inviare il suo proto-drago in esplorazione perde il contatto con il suo famiglio. Il Nano warlock fortemente amareggiato decide di utilizzare una mano fantasma per testare il passaggio e anch’essa scompare. Una parete franata impedisce la vista e il passaggio è necessario che il dragonide Sigfrid , capace di modellare magicamente la pietra , liberi il passaggio dagli ostacoli.Dietro a dei massi caduti un glifo anti-magia oramai spento è posto ai piedi di un deposito in ferro battuto dal quale emergono numerose punte di ferro. E’ palese alla milizia che gli stessi incantesimi utilizzati a BazalKrepost hanno dilaniato e degenerato quel luogo. E’ Wilson dal cauto ingegno a scorgere tra le lamine di ferro un essere in agguato. Le fattezze di un felino ma la pelle fatta di ferro, i suoi occhi sono sottili fessure come visiere di un’elmo. Non bastano le grida dello gnomo ad impedire a Hjoldur di incrociare lo sguardo della bestia . Le gambe del nano Adamdar cominciano a coprirsi di polvere ferrosa fino a divenire un tutt’uno con il pavimento. Il Nano sofferente ma stoico richiama il potere donatogli dal suo patrono evocando vicino la bestia un essere putrido . Duinhir come il suo amico Nano cade nello sguardo della bestia e lentamente anche le sue gambe si trasformano in ferro. Impedito nel movimento e dopo esser entrato a corpo a corpo con la bestia il ranger elfo non si perde d’animo e nonostante la posizione di svantaggio nei confronti del nemico riesce comunque a colpirlo con una freccia danneggiandolo. Tyrael accanto a Duinhir tenta di colpire con lo stocco affondando la lama nella carne dell’essere metallico scoprendo così che dietro le scaglie ferrose vi è un organismo vivente e sanguinante, purtroppo però anche lui cede allo sguardo e contemporaneamente alla sua stoccata le gambe divengono di ferro. Wilson osservando la scena decide di utilizzare la sua frusta magica colpendo la bestia e allontanandosi in fretta da quest’ultima cercando di trovare una soluzione per aiutare i suoi amici.Il Dragonide Sigfrid quindi utilizza il suo arsenale agitando dapprima la sua Alabarda tenta di colpire la bestia poi dando fondo alla sua stregoneria lancia verso l’animale un globo cromatico di fuoco. La battaglia continua e si fa sempre più pericolosa quando un secondo Mastino Metallico entra in battaglia . Mentre le bestie alternano i loro attacchi contro la compagnia da fondo alle sue risorse per liberarsi dalla maledizione della bestia. Sarà Wilson a dare il colpo di grazia all’ultima bestia utilizzando un’attacco psichico e sarà Sigfrid a raccogliere la sua fede per eliminare le maledizioni lanciate dal malefico sguardo delle bestie. Stanchi e feriti il gruppo decide di non arretrare e inoltrarsi sempre di più , se prima i corridoi erano in rozza pietra ora le pareti erano di raffinata fattura, decorazioni e ghirigori adornavano i muri . Proprio un bassorilievo posto su un corridoio attrae l’attenzione della compagnia . Quest’ultimo rappresentava il dono di una sfera armillare dei Kiengir agli Adamdar. Hjoldur colpito da una così raffinata fattura ne riconosce la datazione e la provenienza. I suoi compagni intenti ad indagare l’opera d’arte invece ne comprendono lo scopo. Il pannello in pietra si muove mostrando un passaggio “ c’è qualcuno di vivo li ? “ una voce roca , affannata, pesante proviene da un corridoio nascosto dietro il bassorilievo . Sigfrid allarmato cerca di individuare una fonte maligna senza successo mentre gli altri già in posizione di battaglia rispondono alla voce. Dall’oscurità del corridoio appare un nano dagli evidenti tratti Adamdar, quest’ultimo porta un’armatura ben più grande di quanto un nano possa indossare e dal suo passo stanco e lento è evidente che il peso di tale bardatura è ben oltre le sue capacità. Tutti osservano il nano con interdizione tranne Hjoldur che ne riconosce i fregi , egli è un Tahn , un antico clan Adamdar che abbandonò la valle dopo la caduta del AdamKhan. “ Io sono Saxta Tahn, capo della famiglia Tahn ….” Hjoldur risponde ponendo accento sul suo patronimico “ io sono Hjoldur Hlindzana”. L’evidente reciproco rispetto tra i due induce anche gli altri compagni ad allentare la tensione.
Saxta quindi racconta l’infausto destino che ha segnato lui e la sua gente :- “Abbandonammo con dolore la valle di Abhain-Mara e senza sosta marciammo fino al centro delle terre fertili fino a giungere in questi luoghi. Grazie alle sfere armillari donateci dai Kiengir fummo in grado di comprendere che sotto la terra giaceva un minerale prezioso. Convinti quindi che quella sarebbe stato l’inizio di una nuova e gloriosa dinastia Adamdar costruimmo una miniera e il nostro villaggio. Ma tutto questo durò poco , l’Etherium attirò Khalam’Quan, il monaco di ferro. Egli serve Graverk, il dio della non morte. Si nutre di metallo e tale nutrimento alimenta la sua non morte, egli è in grado di controllarci e ora che il suo Dio si è risvegliato anche lui si è destato dal torpore in cui era caduto in questi secoli.“ Dopo aver ascoltato il lungo racconto del Nano la compagnia di avventurieri comincia a comprendere quanto sia pericoloso e complesso quel luogo. Saxta infatti rivela di non essere più in vita da secoli e che il suo corpo oramai animato dalla magia del Monaco è in perenne conflitto con la sua anima che mai aveva rinunciato a liberare i suoi fratelli. L’Adamdar rivela inoltre che per raggiungere le viscere della miniera dove risiede il monaco di ferro è necessario utilizzare delle piattaforme oramai inutilizzate da secoli inoltre per accedere all’area controllata dal non-morto è imprescindibile superare i suoi cancelli la cui chiave è rappresentata da un particolare medaglione posto sui suoi sottoposti più fidati. La Milizia di Pustoypick comprende quindi finalmente l’utilizzo del medaglione recuperato sul cadavere di Malsum. Il gruppo quindi decide di visitare una delle piattaforme Kiengir oramai in disuso cercando di comprenderne il funzionamento. Saxta mostra loro un passaggio segreto raggiungendo una stanza occultata molto simile ad un laboratorio alchemico, al centro di quest’ultima un basamento di acciaio con diversi tubi che lo collegano al terreno e un arcano sistema di alimentazione incomprensibili agli avventurieri . Il Nano maledetto inizia ad armeggiare con quella strana tecnologia invitando la milizia a posizionarsi su di essa. Dopo qualche secondo il basamento si ricopre di trama magica e un’onda di corrente magica investe il gruppo. D’un tratto un tonfo , il Nano impreca e dei cinque avventurieri ne rimangono tre : Wilson e Hjoldur sono scomparsi . Un altro tonfo e un’altra imprecazione e d’un tratto al posto dei due Miliziani compaiono un Nano in armature di piastre e un Halfling vestito di cuoio e borchie . Sigfrid , Duinhir e Tyrael rimangono interdetti mentre Saxta osserva i nuovi giunti. “Qualcuno ha attivato un’altra piattaforma ….dopo secoli di immobilità tutto questo ha causato un’inteferenza ….” Inizia così un reciproco interrogatorio, da una parte l’Halfling Otto e il Nano Remo dall’altra il Dragonide Sigfrid e gli elfi Duinhir e Tyrael . Dopo una breve presentazione è chiaro a tutti che per quanto siano differenti le strade che li abbiano condotti li tutte hanno un’unica destinazione : Il Monaco di Ferro Khalam’Quan…