Le Chiacchiere del Vicolo
La Compagnia delle Rune, formata da
Jacopo F., nel ruolo di Sigfried Ignatius Camaro II, il Cavaliere di Weinal
Letizia D., nel ruolo di Tallulah Greenwood, la Prescelta della Testuggine Verde
Davide C., nel ruolo di Cydrian Morvaris, il Mezzosangue Rinnegato
Giuseppe R., nel ruolo di Jebediah, l’Eremita del Fumo Lento
-Il gruppo esamina la scena dell’impiccagione al Salice Storto. Tallulah e le sentinelle elfiche
capiscono che gli elfi cloni vegetali sono in realtà arrivati nel luogo negli ultimi minuti, mentre
loro si avvicinavano al Salice, dunque non possono essere stati responsabili dell’omicidio del
compagno di Ordine di Jebediah, riconosciuto dal Patriarca come il più anziano del Fumo Lento,
Mirin. Non ci sono tracce di oro o simboli sacri o sacrileghi, ma dalla trachea spezzata sembra
che l’elfo si sia impiccato o sia stato impiccato e solo successivamente, come deducibile dalla
corda bruciata, deve aver iniziato a bruciare. Quando lo seppelliscono, notano che le piante
messe come omaggio da Jebediah ingialliscono poco dopo. Il Patriarca in proposito chiede se da
quanto visto, il corpo sembrasse aver bruciato dall’interno o dall’esterno, poiché un’onda di
calore improvviso potrebbe averle fatte seccare, anche se il cadavere non sembrava caldo
esteriormente.
-Ripreso il viaggio giungono dall’Albero Ellarius: le foglie sono tutte ingiallite e le rune scintillano
solo debolmente ora. Non resta molto tempo per piantare il seme della Prima Runa nel punto in
cui è cresciuto un nuovo albero sopra il tumulo di Edgar. Controllando tra le radici, ritrovano i
resti dei dodici elfi scomparsi, spogliati dei loro averi, da cui secondo Aglandor l’Albero prima
corrotto deve aver estratto le loro memorie ed aver fabbricato delle copie vegetali che
avrebbero dovuto “sostituire” gli originali. Lo stesso sarà accaduto a decine di animali piccoli e
grandi, prima di essere trasformati in pietra dall’anziano basilisco del Bosco, ma con linfa e
radici, come gli orsogufi pietrificati che li attaccarono. Se il mistero dell’origine e dello scopo dei
cloni vegetali sembra essere svelato, il Patriarca non si spiega come invece il basilisco, che si
orienta con l’olfatto, non abbia fiutato che le prede non erano fatte di carne. Ma per scoprirlo
bisognerebbe incontrarlo.
-Durante una pausa per i cavalli, il gruppo viene attaccato da una letale figura invisibile. Se
colpito, per un attimo si rivela una figura di fumo identica a Mirin. Lo scontro è duro ma alla fine
gli eroi prevalgono, anche se Jebediah, mentre la figura si dissolve, sente un sussurro nella testa
che parla della necessità del suo sacrificio, perché il sole è malato. E proprio in quel momento
una lama oscura inizia ad oscurare il sole.