EMNOTORK – “Novum Solidatium” – Sessione 3 – 27/10/2023

Chiacchiera del Vicolo

Paolo S. è Shana Rowdy

Emanuele G. è Dao Long

Edoardo C. è Zhul Tak’to

Nicholas A. è Fusakia

Marco R. è Balasar

Svegliatisi con calma e fatta colazione senza auna maggiore fretta, gli strani membri di questo gruppo così fuori dal comune, vengono raggiunti da un certo Gingko, grosso e gentile, ma leggermente impaziente, il quale dice loro che anche lui vuole partecipare alla missione di disinfestazione che è stata loro annunciata.

Fatto qualche scambio, accettato questo temporaneo membro del gruppo e fatte scorte in vista di possibili malattie ed avvelenamenti causabili dagli abitanti delle fogne, se non da esse stesse, il gruppo si reca ad ufficializzare la loro presa in carico della missione ed a trovare un membro della Milizia Regia che possa aprire loro la via per le fogne della zona.

Raggiunto un canalone di scolo, dopo qualche rampa di scale verso il basso che ha allontanato il gruppo dalla superficie della strada e dalla rumorosa Synistas, decidono, dopo qualche indagine, di piegare sulla destra e risalire il fiume di liquami.

Dopo decine di minuti, Fusakia sente odore di ferro. Dopo altre decine di minuti, percepisce uno spiffero sull’orecchio destro. Dopo vari tentativi da parte di tutto il gruppo, nuovo arrivato compreso, di capire cosa stesse succedendo, si rendono conto di essere davanti ad una porta segreta costruita nel muro del canalone fognario, molto grossa e pesante poiché completamente in pietra, e che l’odore di ferro, ora più intenso, proviene proprio da dietro la porta: ora è evidente che possa essere sangue.

Finalmente, con massima fatica da parte di una metà del gruppo e con grande sforzo in termini arcani da parte dell’altra metà, la porta si apre abbastanza da lasciar passare Gingko e Fusakia. Lo spettacolo è raggelante. Seppur tutto sia ricoperto da un sottile strato di polvere, il gruppo vede bene una stanza piena dei più basilari strumenti di tortura, macchie nere e marroni, causa di sangue ormai vecchissimo, sparse a secchiate sul pavimento e due strette gabbie da tortura; la prima contenente i resti scheletrici di quel che pare essere un umano, la seconda, a giudicare dalle ossa del massiccio facciale e del bacino, di un elfo e di una goliath. Il pensiero, sviluppatosi dopo il sudore versato per aprire la porta neanche a metà, che chiunque frequenti questo posto abbia capacità fisiche completamente fuori dal comune, diventa sempre più una certezza. Schifati, ma anche incuriositi, i membri del gruppo iniziano a salire, per quelli che sono svariati piani, una piccola e stretta scala a chiocciola.

Sul percorso che ora segue, il gruppo si ritrova innanzi ad una porta in legno, la quale si rivela non serrata, ed uno spettacolo, se possibile, ancora più atroce. Una stanza illuminata da poca luce filtrante attraverso finestre in vetro satinato ed una singola candela, ospita il risultato di una tanto recente quanto furibonda, violenta, mostruosa e terrificante opera di tortura mista al divertimento per una morte il più lenta e dolorosa possibile. Dopo qualche piccola e rapida indagine, il gruppo si divide in due: Shana e Gingko credono che sia loro compito, essendo stati avvicinati da un Ispettore della Milizia Regia, riportare informazioni e prove di quanto accaduto qui, gli altri credono fermamente che, vista la missione di disinfestazione fognaria locale, il loro essersi allontanati parecchio dall’entrata alle fogne e l’idea di non voler incontrare il proprietario dello stabile per evitare di divenir parte del massacro, bisognerebbe lasciar tutto come è ed andarsene il più velocemente possibile. Senza trovare una via di mezzo pacifica, i due paladini della giustizia si incamminano verso l’alto alla ricerca degli ultimi gradini della scala a chiocciola per capire dove sono rispetto alla città; gli altri, separandosi a loro volta a metà, rimangono davanti alla porta in legno, mentre Fusakia ridiscende la scala tornando alla porta sul canale fognario.

Shana e Ginko, arrivati in cima alla scale, scoprono di essere in un vecchio e quasi inutilizzato faro di Synistas al confine tra Zanna Diamante ed il Porto di Riva Alta. Gli altri vengono velocemente raggiunti da Fusakia, il quale, stranamente preoccupato, avvisa che si sono sentiti passi e ringhii provenire dal canalone; ricevute queste informazioni, decidono di scendere al fine di barricarsi dentro la stanza impolverata e guadagnare tempo per i due paladini della giustizia morale. Prima di muoversi, Balasar fa un paio di fischi sperando che vengano sentiti dai due esploratori. Ciò che viene udito da Shana e Gingko, iniziata la ridiscesa delle scale, è, invece, un urlo generale da parte dei loro compagni. Corsi giù a rotta di collo si ritrovano alle spalle di uno sconosciuto nerovestito ed intento non solo a ringhiare domande ed ordini ai loro compagni, ma anche a stringere quasi all’asfissia, il collo di uno dei loro compagni. Questa creatura dalle fattezze umanoidi, ma dagli occhi color rosso cupo, esprime in maniera particolarmente diretta che non gradisce ospiti non invitati in quella che definisce la propria casa; il gruppo, trattenendo la focosa Shana, a quanto pare alla ricerca di giustizia o vendetta per le vittime di questo mostro o pazzo che sia, esce velocemente dalla pesante porta in pietra senza pensarci due volte, né girandosi a guardare cosa succede. Fatidico è il terrore che allenta la presa delle mani di Balasar, poiché, sfruttando la sua piccola taglia unita alla propria rapidità, Shana si divincola all’ultimo momento utile e si infila per la grossa porta in pietra, nella stanza con la creatura, appena prima che venga chiusa con un grosso tonfo.

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