Chiacchiera del vicolo – Sessione 50 e 51
I Praecones Deorum “Gli araldi del divino”
Fabio Sais è Kham Dragoon, il cavaliere celeste
Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la danza letale
Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, la mela che non cadde lontana
Nicolò Marcolini è Arannis, la vendetta iraconda
Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago
Luca Valentini è Sendrow Darksmoke, il servo dell’ombra
- Gli Araldi scoprono che l’altare serviva ad imprigionare lo spirito di un antichissimo drago, Ol-Shivan, imparentato con la stirpe dei draghi verdi. Nel luogo dove ora sorge il cimitero c’è stata una feroce battaglia ere orsono tra creature draconiche e una specie di creature sconosciuta. L’atrocità del conflitto ha maledetto i caduti impedendo alle loro anime di migrare. Apprendono che normalmente, dopo essere stato liberato, lo spirito del drago avrebbe incarnato la sua anima in un discendente attraverso una ghiandola che molte creature draconiche possiedono, ma ciò non gli è possibile e ciò significa che la sua discendenza si è estinta. Normalmente per manipolare un anima draconica servono tre elementi che rappresentino il fuoco, la potenza e l’intelletto della bestia il cui spirito si vuole domare. Il fatto che lo sciamano abbia intrappolato l’anam di Ol-Shivan senza nessuno di questi elementi rituali è la riprova del suo immenso potere sciamanico.
- Gl Araldi, in una rocambolesca fuga, sfuggono allo spirito del drago non morto attraverso le gallerie all’interno della montagna sotto consiglio di Ziva che è convinta che lo spirito non possa superare i confini del campo di battaglia che lo ha maledetto.
- Gli araldi giungono al luogo di riposo una gigantesca viverna la cui ghiandola pineale è ancora intatta. Li, attraverso le istruzioni su una antica lastra e le parole di Ol-Shivan, riescono a ricostruire il rituale di manipolazione delle anime per richiamare lo spirito della viverna deceduta così da ristorare l’integrità della ghiandola, il prezioso oggetto che Grande Artiglio ha richiesto in cambio della collaborazione sua e della sua tribù. Per il rituale vengono utilizzati preziosi oggetti ritrovati miracolosamente nelle caverne grazie all’intervento di Xilpot, richiamato dalla fede incrollabile di Thok.
- Il rituale richiama l’anima della viverna frammentata in tre aspetti draconici che gli Araldi affrontano e sconfiggono. Ogni frammento viene domato attraverso la ghiandola al cui interno l’anima si ricompone interamente per poi essere trasferita all’interno di Ziva, la Kobolda il cui sangue era servito da catalizzatore per il rituale.
- Ziva conduce gli eroi verso la valle dove a suo dire si nasconde un tesoro immenso che è pronta a barattare in cambio della sua libertà. Nella valle si staglia il gigantesco scheletro di una creatura antropomorfa dalle dimensioni impossibili.
- Mentre si addentrano nella valle, Baral e Giselle scoprono numerosi monoliti con incisioni scritte in un alfabeto che nemmeno un’Elfa della foresta di vita riconosce. Le scritte paiono nomi e sebbene non si tratti di componenti arcane, glifi o rune le incisioni trasudano potere manifestando una anomalia arcana dall’indubbio fascino. A dire di Ziva nel suo clan si raccontava come spauracchio per i più giovani di potenti creature che in passato si scontrarono con le creature draconiche della regione. Secondo la Kobolda quelle incisioni sono i loro nomi.