EMNOTORK – “Niente di personale” – SESSIONE 9 – 19.02.23

Chiacchiera del vicolo – Sessione 9

“Tre sacre bestie”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago
Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore
Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo
Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino
Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto

La scalata si rivelò ardua come ci attendevamo tutti, ed io ne ho viste di imprese compiute e fallite nella mia lunga vita! Non erano solo il freddo e l’altezza ad ostacolare i guardiani questa volta, ma una serie di insolite creature che popolavano il picco montano e sorprendentemente ostili alla nostra impresa. Un branco di lupi arrampicatori lanciò il messaggio, i guardiani non erano ben voluti ma avevano ancora la possibilità di tornare indietro. La potenza delle loro spade e della loro magia fece presto recepire un altro messaggio agli abitanti del picco, ed al misterioso arciere che dalle ombre supportava le creature nella loro lotta: loro erano giunti sin lì e non avevano alcuna intenzione di retrocedere. Al tempo stesso però i guardiani avevano realizzato che le intenzioni di quelle bestie e del loro padrone non erano malevole e che qualsiasi cosa si trovasse in cima valeva ogni sforzo necessario a proteggerla, e probabilmente la scelta di alcuni guardiani di indugiare sui doni che morte offriva li aveva messa in cattiva luce agli occhi di cosi fedeli servitori dello spirito di vita. Fu così che la vita dei tassi gemelli fu risparmiata e che la gigantesca istrice fu persuasa a cedere il passo senza dare battaglia quando video il rispetto che i guardiani osservavano per gli antichi riti della montagna, una volta meta di molti pellegrini, e per le creature che abitavano il picco.

Giunti quasi alla vetta, la potente sensibilità che gli dei avevano concesso a Kham relativamente alla materia divina e le forti sensazioni che aveva percepito durante tutta la scalata si tradussero in concreta realtà. Giselle stessa non aveva dubbi, nel determinato tentativo di arrestare la loro scalata qualcuno aveva preso in prestito il potere di vita per lanciare un complesso incantamento portale al fine di richiamare un ultimo giudice alle intenzioni dei guardiani. Un sovrano, un mio simile, di piccola statura ma immensa levatura e dignità era stato richiamato da lontano, il re di tutti gli scoiattoli e proprietario di buona parte dei noccioli della foresta di vita. Sua “nocciolezza” confermò i sospetti dei guardiani, si trovavano su terreno sacro e difficilmente il guardiacaccia avrebbe concesso udienza in uno degli antichi santuari di vita ed individui, sebbene guardiani, che avessero abbracciato i doni di morte. La corruzione era incalzante tuttavia, il giorno in cui il Barone avrebbe lanciato il suo attacco su Samadra si avvicinava, tutte argomentazioni efficaci come la più affilata delle spade che fecero breccia nella ragione del piccolo Re. Egli non avrebbe ostacolato i guardiani, tuttavia l’arroganza di alcuni di loro, che io con delusione vi riporto qui, verso un così nobile sovrano non sarebbe stata presto dimenticata.

Il colloquio con il guardiacaccia fu chiarificatore, vita forse non li aveva abbandonati ma agli occhi dei suoi servi più fedeli le scelte di alcuni dei guardiani costituivano una blasfemia inconcepibile. II guardiacaccia riconosceva di non avere le forze, e la volontà di alzare l’arco contro i suo stesso padrone e nonostante i peccati die guardiani riconosceva in loro l’unica possibilità di liberare il baronato dalla corruzione infestante dell’albero di morte che vi era germinato. Samira si era circondata di molti potenti alleati ed i guardiani non avrebbero avuto possibilità di successo senza le chiavi necessarie a muoversi liberamente nel palazzo. Tuttavia, nemmeno il guardiacaccia si riteneva degno dell’incarico affidatogli e combattuto tra il dovere verso vita e la parola data al suo signore si era liberato della chiave, del fardello che in cuor suo sapeva di non poter portare: chi era lui per decidere se usare quell’oggetto per proteggere il barone o per salvarlo da se stesso? Attraverso un complesso rituale egli aveva restituito vita alla chiave ed i tre frammenti si erano manifestati in tre bestie sacre guidate dalle qualità che il futuro possessore della chiave avrebbe dovuto possedere; sarebbero state loro a valutare le pretese dei guardiani sulla chiave.

Un falco di bronzo lucente, che mette il rispetto del suo dominio dei cieli sopra ogni cosa. Un orso argentato, per il quale la forza e la tempra sono la vita per la pace. Una cerva dorata, capace di donare la vita.

Dei tre animali il primo che i guardiani visitarono fu il falco. Non vi era modo di raggiungerlo nel suo dominio o sfidarlo senza oltraggiare il fiero animale. Attirarlo con la promessa d cibo e ricchezza come un padrone attira il suo servo pure si rivelò impossibile. Solo quando con umiltà i guardiani si inginocchiarono di fronte al riflesso dell’animale sul grande lago ghiacciato, al loro livello, questo concesse loro il suo frammento di chiave riconoscendo la saggezza di chi sa rispettare i ruoli che ciascun essere vivente ha in natura e nel grande ordine delle cose.

Il freddo iniziava nuovamente a stringere la sua morsa ed il rimedio alchemico che li aiutava a combattere il gelo perdeva efficacia minuto dopo minuto. I guardiani si preparavano a fare rientro al villaggio di Sottomasso per riposare ed organizzare la ricerca dell’orso d’argento, ma dell’umile e ridente villaggio avrebbero scoperto un altro volto, fatto di fame, violenza, ristrettezze e paura.

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