EMNOTORK – “Niente di personale” – SESSIONE 8 – 12.02.23

Chiacchiera del vicolo – Sessione 8

“Il Picco Torre Bianca”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago
Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore
Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo
Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino
Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto

Era necessario tagliare del peso morto, la legna iniziava a scarseggiare e così le provviste. Lazar non avrebbe potuto rifiutare la richiesta dato il debito di vita che aveva nei loro confronti ed i guardiani decisero quindi di affidare a lui Vulpa il bardo ed io, da eccellente sovrano quale sono, non potevo che appoggiare una tanto saggia decisione. Il buon menestrello aveva esaurito la sua utilità e lasciarlo alle cure di un suo concittadino in attesa che il vento cambiasse e un futuro migliore apparisse all’orizzonte delle terre dei La Croix mi pare ancora oggi la scelta migliore possibile.

Non c’era ulteriore tempo da perdere, molti dei nostri compagni di viaggio e Sam tra tutti necessitavano di riposo e cure adeguate, il viaggio doveva proseguire poiché l’unico luogo dove questi avrebbero potuto ricevere cure adeguate era Samadra, ma se il i piani di guerra del barone La Croix non fossero stati sventati non ci sarebbe stata alcuna città ad accogliere i guardiani. Riprendemmo la strada maestra con l’intento di raggiungere le pendici del monte quanto prima, tra i suoi picchi si nascondeva il famigerato guardiacaccia del barone e, soprattutto, la seconda chiave in grado di rompere i sigilli posti dalla strega Samira a protezione del palazzo. Il viaggio, tuttavia, continuava a non risparmiare ai guardiani bizzarri incontri. Verso la metà del secondo giorno dalla nostra ripartenza, abbandonato alla neve ed al gelo sul margine della strada, i guardiani trovarono il corpo ormai senza vita di un uomo all’apparenza facoltoso. Vestito di una pregiata tunica da viaggio azzurra portava con sé una borsa il cui contenuto ci fece supporre si trattasse di uno scriba, un saggio o forse uno studioso con un messaggio da consegnare. I guardiani furono rispettosi dell’uomo e dopo avergli dato una degna seppur rapita sepoltura non sottrassero i suoi avere nonostante il momento di forte necessità, ad eccezione di una pregiata pergamena. Che si trattasse di un importante messaggio da consegnare o di studi avanzati su una scienza ancora sconosciuta non era giusto che una conoscenza custodita perfino in punto di morte si perdesse per sempre. Forse, aggiungo, fin troppo gelosamente custodita. La pergamena infatti recava con sé un potente sortilegio protettivo che avrebbe portato spazzato via la carovana e tutti i suoi ospiti se i guardiani non fossero stati celeri e pronti a reagire.

Il giorno seguente, la vista dei picchi montani e della scalata che attendeva i miei possessori fece tuttavia dimenticare presto a tutti noi lo scansato pericolo, promettendocene invece di nuovi e persino più letali. Ci era nemica la neve profonda, la ripida scalata ed il gelo che non cessava il suo assedio alla carovana nemmeno per un istante. A questi pericoli se ne aggiunge un terzo, terribile. Prima una freccia, poi un’altra, scagliate da distanza impossibile da un arciere introvabile, era chiaro che qualcuno non ci volesse lì e si stava premurando di fare arrivare il suo messaggio chiaramente. Una terza freccia, infine, non più per avvisare ma per sbarazzarsi definitivamente degli intrusi fu scagliata su una parete rocciosa e l’esplosione che ne scaturì causo una slavina che senza i pronti riflessi di Nix e Sendrow avrebbe travolto tutti noi. Era chiaro ormai che completare la scalata sarebbe stato possibile solo col favore delle tenebre. Il piano che i guardiani escogitarono era semplice: Giselle avrebbe ispezionato il percorso fino alla meta assumendo l’agile forma di un uccello che difficilmente all’imbrunire sarebbe stato notato, dopodiché la carovana avrebbe seguito il sentiero più sicuro spostandosi di notte quando il misterioso arciere non avrebbe potuto prendere la mira.

Lo stratagemma fu un successo, ancora oggi ne ammiro la semplicità mista alla sua efficacia. Poche ore dopo l’alba tutta la carovana era giunta incolume alla meta, le porte del piccolo villaggio di boscaioli che stando alle indicazioni di Lazar era sorto proprio all’ombra di picco torre bianca. Ad accogliere i guardiani, ed in verità aggiungerei con gran sollievo anche per il sottoscritto, un clima di autentica pace. Il luogo era freddo, la terra poco ospitale, ma la gente del luogo qui conduceva una vita onesta fatta di lavoro, sacrificio e piccole ma essenziali gioie. Ci accolse un uomo di nome Barges la cui generosità ed umiltà riassumeva perfettamente lo spirito dei suoi concittadini. I guardiani bevvero e mangiarono alla sua tavola mentre l’uomo spiegava loro come il gelo avesse obbligato anche i più giovani ad aggiungersi ai turni di lavoro nei boschi e di come tutti gli animali fossero stati macellati dal momento che pochi sarebbero sopravvissuti al gelo sovrannaturale; ed i guardiani dal canto loro seppero ricambiare la generosità di questa gente dai mezzi così limitati senza comunque dimenticare o mettere in secondo piano il loro obbiettivo. Nel grande ritrovo serale alla fine della giornata di lavoro tutto il villaggio festeggiava un altro giorno di guadagno e soprattutto i nuovi interessanti ospiti; e tra gli scherzi, le danze e le canzoni e soprattutto grazie alla brillante personalità di Nix e Giselle qualche indizio sul nostro futuro immediato ci fu rivelato. A quanto pareva il misterioso arciere era ben noto anche nel villaggio nonostante la sua identità rimanesse un mistero, soprattutto i più giovani amavano raccontarne gli avvistamenti: a loro dire un prodigioso ranger, difensore dei boschi, capace di cavalcare i venti e comandare le creature del gelo si assicurava che nessun malvagio si avvicinasse alla montagna ed all’altare di Vita, antichissimo, che si celava tra i picchi più alti. Ovviamente l’immaginazione giovanile è ricca di esagerazioni ma nelle loro parole c’era lucidità e sincera convinzione. Nonostante l’insistenza di Barges a non proseguire la scalata che da quel punto in poi si sarebbe rivelata pericolosissima, i guardiani avevano trovato nei racconti dei ragazzi del villaggio la conferma che, se il guardiacaccia doveva trovarsi da qualche parte, loro erano sulla pista giusta. Grazie anche all’aiuto del generoso tuttofare, i guardiani recuperarono dunque l’attrezzatura necessaria alla scalata e studiarono il versante montano più sicuro da cui intraprendere l’impresa. Aveva inizio una letale arrampicata al termine della quale creature bizzare, un sovrano davvero singolare, e lontani parenti attendevano i guardiani di vita.

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