Chiacchiera del vicolo – Sessione 7
“La Chiave dei Giardini”
Dalle Memorie del Re nella moneta
I Guardiani di Vita
Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago
Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore
Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo
Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino
Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto
Credo fermamente che tra le qualità più decisive nella vita di un sovrano, come di un qualsiasi altro uomo comune in verità, ci sia il buon giudizio che si accompagna alla cura verso coloro che sono più deboli di te. Inizio davvero ad apprezzare questi guardiani che, tenendo fede al loro nome, sono capaci di porre i loro obiettivi in secondo piano dietro il dovere di proteggere i loro compagni di viaggio ancora fragili dall’impossibile lotta contro il dio dei boschi. Consapevoli che ogni secondo li avrebbe aumentato le distanze tra loro e l’erborista hanno comunque deciso di prestare le doverose cure ai loro compagni ed assicurarsi che durante la loro assenza le loro vite non fossero in pericolo. Le cure di Sendrow hanno galvanizzato Sam nella sua lotta contro la morte, i mistici palafreni di vento e nevischio richiamati da Baral hanno assicurato che il vantaggio dei rapitori sui guardiani fosse il più sottile possibile.
Montati sui destrieri infine iniziò la disperata cavalcata dei guardiani guidati dagli attenti occhi di Sendrow poiché non un attimo andava sprecato eppure smarrire le già deboli tracce dei rapitori e sbagliare percorso era un lusso che i guardiani non potevano più permettersi. Durante la corsa ecco, i primi segni evidenti del passaggio dei rapitori, neve imbevuta di sangue a perdita d’occhio, un immenso orso dal bianco manto che esala i suoi ultimi respiri, i resti di un ricco bottino che evidentemente stava rallentando la fuga dei servi della mostruosa baronessa. Ancora una volta rimango stupito, tanto dal gentile animo dei miei possessori quanto dalla loro avidità che credo contraddistingua molti avventurieri. Minuti preziosi vengono spesi, con efficienza devo ammettere, mentre alcuni dei beni lasciati indietro durante lo scontro vengono recuperati ed all’animale viene prestato soccorso nella speranza di recuperare utili indizi sui rapitori e lo scontro da poco avvenuto. La bestia presenta sul collo un marchio che la lega ad un padrone, attraverso i riti naturali di Sendrow, tuttavia, i guardiani sono riusciti ad ottenere ulteriori informazioni dall’animale. La bestia risponde ad un nome elfico traducibile con “la piccola ormai tra i ghiacci” e dice di appartenere ad un elfo di nome Valbor, in comune “colui che vive sulle foglie”. L’animale era stato mandato in questo luogo per proteggere qualcuno ma fallito il suo compito e una volta curato non desiderava altro che tornare dal suo padrone per riposare. I guardiani si sono dunque rimessi in marcia, con il sospetto che qualora la bestia fosse stata addestrata dal guardiacaccia allora egli non dovesse essere così lontano ed avesse a cuore la sicurezza del suo amico, eravamo sulla pista giusta.
I sospetti furono confermati dal brutale scontro che ti li a poco sarebbe avvenuto. Inoltratisi in un bosco poco lontano seguendo le tracce del rapimento, i Guardiani udirono un canto e delle figure radunate intorno ad un antico e dismesso cerchio di pietre druidico. Prima ancora di riflettere sul da farsi i loro corpi temprati da innumerevoli battaglie si erano già predisposti per cogliere il vantaggio, per quanto esile, in cui si erano ritrovati. La magia di Nix fece scomparire ogni passo, ogni rumore e presto tuoni, fulmini e dardi piovvero sui rapitori colti nel momento cruciale del loro rito. Al centro dell’antico circolo di pietra una struttura triangolare di legno morto in cui oscure energie si convogliavano ad aprire una porta, non nello spazio ma nella carne. Sospeso sulla struttura, infatti, non diversamente da un animale pronto per il macello, stava un uomo dai tratti deturpati. Il suo corpo si gonfiava e rimpiccioliva orribilmente e a pelle ribolliva come fosse liquida e in un’ultima terrificante espansione la sua carne esplose, tutta insieme, aprendo la via ad un orrore che fatico a raccontare. Una montagna informe di sangue e carne, ossa e peli, come la vendetta terribile degli innumerevoli abbandonati in un ignoto campo di battaglia. In questo caso, tuttavia, questo ammasso di carne era dotato di volontà e perfino del dono della parola, omaggiava la sua signora pronto a servirla rubando e fondendo la carne dei guardiani con la propria. Lo scontro che ne scaturì fu grottesco e brutale oltre ogni dire, l’aberrante creatura non faceva distinzione tra alleati e nemici nutrendosi ed espandendosi mentre la sua carne ed il suo sangue si mescolavano con quelli dei guardiani rubando loro la protezione della trama e perfino degli Dei. Senza lo sforzo combinato delle abilità marziali dei guardiani e le fiamme sacre di Kham sarebbe stato impossibile prevalere su una creatura tanto possente quanto insidiosa. Nel mentre dello scontro, infatti, dopo aver subito un tremendo colpo, la massa sempre meno salda della creatura lasciò cadere sulla gelida neve una figura umana ancora viva ed in preda ad un inspiegabile terrore cercò di fuggire dallo stesso potale attraverso cui aveva fatto ingresso nel bosco. Giselle e Baral, indagando successivamente, avrebbero scoperto che la figura era proprio l’erborista di corte la cui potente anima da sola era sufficiente a fungere da vettore per lo spostamento su grandi distanze di una creatura potente come quella appena affrontata. Solo la magia di una strega sarebbe stata capace di parassitare sulle antiche strutture dei druidi ancorando l’anima di un mortale ad orrori simile, era chiaro una volta e per tutte che Samira non aveva abbandonato i suoi piani di vendetta e stava fornendo alla baronessa tutto il sostegno necessario a tenere i guardiani lontani dalle terre dei La Croix.
Ritornati al sicuro ella carovana, prima che il gelo completasse il lavoro iniziato dai servi della baronessa, i guardiani prestarono soccorso all’erborista e finalmente ottenemmo le risposte che stavamo attendendo. Lui era effettivamente Lazar, erborista di corte e curatore dei giardini dei La Croix, fuggito con rammarico e mortificazione dai signori a cui aveva prestato giuramento quando intuì che presto le sue idee sarebbero entrate in conflitto con quelle dei nuovi “consiglieri” di palazzo. Non avrebbe fornito ai guardiani informazioni sul castello dal momento dopo l’arrivo dei nuovi consiglieri erano stati fatti diversi rinnovamenti per ordine del cavaliere ammantato. Tuttavia, riconoscente per essere stato salvato ed avendo visto nei guardiani la possibilità di ridare dignità alla corte dei La Croix, diede loro diverse informazioni riguardo i possessori delle restanti chiavi. Valbor, il guardiacaccia e suo vecchio amico, era effettivamente a Torre bianca, questa però non era un edificio bensì uno dei picchi più alti di un monte incluso nei confini del baronato; trovare l’elfo sarebbe stato complesso, non solo per la scalata ma anche perché a differenza dell’erborista egli aveva mantenuto il suo giuramento al barone e non avrebbe ceduto a cuor leggero la chiave che gli era stata affidata nonostante il suo cuore desiderasse disobbedire alle direttive della malvagia Samira. Thyr, la guardia personale del Barone, non avrebbe mai lasciato il fianco del suo signore e l’avrebbero trovata certamente nel palazzo pronta a dimostrare loro la forza della spada più leale del baronato. Al maestro di palazzo, tale Cassius, al contrario non furono riservate parole di elogio. Descritto come un uomo la cui astuzia era superata solo dalla sua perversione egli ha guidato le politiche della ragione da dietro le quinte per tutto il suo lungo servizio, il suo sguardo nelle tenute dei La Croix è ovunque, in ogni ombra e dietro ogni angolo e di certo sottrargli la sua chiave si sarebbe rivelato un compito ben più complesso che incrociare le spade o vincere un duello magico.
Infine, per quanto riguardava la chiave dell’erborista in grado di aprire la via ai profumati giardini La Croix, questa era ancora in possesso di Lazar e l’uomo, come promesso, la donò senza rimpianti ai guardiani dopo averla recuperata, con lo stupore di tutti, da una piccola porta nascosta all’altezza del cuore subito sotto le vesti. La chiave era conservata in un compartimento ricavato all’interno del suo stesso corpo insieme ad una curiosa fiala.
Forse credo di conoscere il segreto di quell’uomo che tanto ha affascinato alcuni dei guardiani, ma non mi dilungherò oltre con le mie congetture. D’altronde, come lo stesso Lazar ha affermato, l’alchimia è piena di segreti ed alcuni ne conoscono troppi.