EMNOTORK – “Niente di personale” – SESSIONE 19 – 07.05.2023

Chiacchiera del vicolo – Sessione 19

“Xilpot, la prima ombra”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago

Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore

Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo

Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino

Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto

Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, il portavoce del gelo

I guardiani di quella caverna erano feroci quanto stremati, bestie incredibili che un tempo dovevano terrorizzare i nemici del loro padrone sul campo di battaglia, e se la memoria non ingannava i guardiani, allora sul loro percorso si erano frapposti i leggendari capibranco dei lupi da guardia di Sir Galvante. Combatterli fu arduo ma non impossibile, quello che né io né i guardiani dopo tanto tempo ancora riusciamo a spiegarci è ciò che accadde dopo. Sfinite dalle ferite e dalla lunga vigilia, durante la lotta le due bestie crollarono sotto il loro stesso peso, ansimando tra sangue e guaiti. Ciò che ne seguì e che vedemmo era impossibile da spiegare ai nostri occhi, masse di forme, colori ed immagini aliene presero il loro posto. Entità per me indescrivibili ancora oggi si sostituirono alle due nobili creature che se la stabilità e la ragionevolezza delle loro forme naturali avesse ceduto infine a qualcosa che non so spiegare, ad altro. Non so dirvi con quale forza e per quale miracolo le spade e gli incantesimi dei guardiani riuscirono a scacciare quelle entità refrattarie a qualsiasi logica, sono solo contento di non dovervi raccontare ulteriormente dell’angoscia che provai innanzi a loro, almeno per ora.

Fu così che, sgominato l’ultimo ostacolo, i guardiani procederono per i lunghi corridoi in pietra, determinati a ricavare il massimo possibile dal loro sacrificio e dagli orrori che avevano affrontato, ignari dell’orrore che doveva ancora venire e del prezzo delle scelte che avrebbero operato di lì a poco.

Un antro dove rudimentali pareti ed un semplice colonato erano state scavate nella roccia. Un tempio senza volto, dimenticato, al cui centro su una piattaforma affacciata su uno strapiombo stava un immenso cerchio di cera collegato a due strutture d’oro loro volta agganciate da otto catene luminose alle pareti della grotta, proprio sopra l’abisso. A venerare il luogo delle figure dalla testa di cane, sfuggenti come il fumo ed irregolari come l’immagine riflessa in uno specchio infranto. Le figure pregavano ed invocavano ciascuna con fervore divinità diverse, alcune le chiamavano dal presente, alcune pregavano dei di un passato dimenticato, altre si lanciavano in preghiera per forze che Emnotork non avrebbe conosciuto ancora per molto, molto tempo.

Che questo fosse un luogo di culto per diversi popoli o che queste creature fossero state sviate, ai guardiani era chiaro che quel luogo era soprattutto una prigione, una cella studiata per sottrarre continuamente potere a qualcosa o qualcuno e disperderlo nelle pareti attraverso le catene cosicché egli non avesse modo di attraversare il cerchio di cera; ora, come un semplice cerchio di cera senza l’intervento della trama arcana potesse tenere a bada qualcosa, questo era per tutti noi all’epoca un vero mistero. I guardiani erano decisi sul da farsi, erano giunti fin li e, quale che fosse l’entità imprigionata, la cella era stata costruita per ordine dei Serpesole e quindi del Cavaliere nero: qualsiasi cosa fosse sepolta lì sotto poteva essere tanto utile a lor quanto soprattutto temuta da lui. Una alla volta, allora, spezzarono le catene dorate finchè non vi era più nulla ad impedire alla cosa confinata dietro il cerchio di riacquisire la sua potenza originale.

Ecco allora che si manifestò davanti agli occhi di noi tutti la sproporziona e oscura forma di Xilpot, ragione in futuro di tante tribolazioni e sacrificio per i guardiani e per Emnatork. Libero dalla sua prigionia senza le peculiari capacità che, a suo dire, il suo carceriere vantava nulla gli impediva adesso di sfuggire a quel luogo attraverso la mente dei guardiani che ancora credevano nella magia e negli orrori del buio. I guardiani non avevano mai sentito di un abitante del mondo come questo, ma presto conobbero quanto c’era da sapere. Xilpot era la prima delle ombre proiettatasi sul creato quando la prima forma incontrò la prima luce. Conosceva bene Vita, Morte e molti altri dei e nel tempo aveva sviluppato l’arte di sviare la mente dei fedeli e farsi adorare, per un crudele gioco, come quando i bambini nel buio della notte sono pronti a giurare di aver visto qualsiasi cosa la loro mente gli suggerisca memore delle immagini del giorno. Xilpot, una creatura che esiste come conseguenza delle forme del mondo e che smetterà di esistere solo quando l’universo con ogni sua luce si sarà definitamente spento. Soddisfatto della sua liberazione mostro ai guardiani una agghiacciante e misteriosa gratitudine dal momento che non comprendevo allora per quale motivo un essere come lui avesse la volontà di mostrare gratitudine. Le sue intenzioni erano chiare, tornare nel mondo a ragnare nuovamente sul reame delle ombre fin ora lasciate in balia del caos, riconquistare ciò che aveva quasi divorato nella foresta di vita prima che il suo carceriere lo trascinasse in quel luogo e infine esigere da morte il premio promesso per il suo aiuto nell’eterna guerra contro la sorella. Tutte queste cose gli erano state possibili grazie all’intervento dei guardiani e lui lì ricompenso duplicemente. Con una mano gli donò una fiamma che in pochi istanti illumino la mente di Baral sui segreti della vita immortale e sui contenuti del Liber Cordis Congelati, il libro sacro di Xilpot, il libro scritto nelle ombre. Con l’altra mano materializzo una fiamma all’interno della quale sarebbe stata forgiata un’arma da donare ai guardiani per combattere il suo carceriere, un’ultima beffa al suo antico nemico, e Sendrow donò il simbolo della sua fede affinché questo fosse riforgiato.

Tanta conoscenza e doni con cui affrontare i nemici di vita, eppure, se quel giorno i guardiani avessero compiuto la scelta più giusta io non so dirvelo.

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