EMNOTORK – “Niente di personale” – SESSIONE 18 – 30.04.2023

Chiacchiera del vicolo – Sessione 18

“Eterna vigilia”

Dalle Memorie del Re nella moneta

I Guardiani di Vita

Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago

Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore

Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo

Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino

Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto

Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, il portavoce del gelo

Ci eravamo appena lasciati alle spalle una battaglia durissima. I guardiani dovettero fare i conti con i soldati ed il capitano lasciati a guardia di quelle grotte dove ogni fonte di luce sembrava soffocare. La lotta contro gli antichi custodi di questo luogo che apparivano e scomparivano come se nell’universo non esistesse più un posto per loro garantì il secondo dei tre cristalli che in base alla lettera era necessario per accedere ad un livello più profondo della struttura. Il terzo cristallo, secondo i documenti, era stato distrutto ed i frammenti sparsi nelle sabbie della grande caverna.

Effettivamente in quel sistema di grotte ve ne era una notevolmente più grande delle alte, ed in fondo al camminamento di roccia un crepaccio pieno fino all’orlo di minuscoli frammenti di ossidiana. Recuperare i frammenti fu per i guardiani una prova di ingegno, il terreno di ossidiana era instabile e tagliente, il rischio di sprofondare elevato e solo il leggero corpo di Bara e gli agili piedi di Sendrow erano adatti al compito. A complicare le cose tra quelle sabbie nere aveva costruito la sua dimora una colonia di vermi giganti di una specie mai sentita dai guardiani, interessati a proteggere la loro casa ed assicurarsi un pasto. Tuttavia, quella grotta nascondeva ben altro. Al centro della immensa caverna, nel cuore della roccia sbucavano due immensi crani di creature da tempo defunte le cui fauci spalancate annunciavano l’ingresso ad un luogo profondo ed oscuro. Le opportunità dell’esplorazione facevano gola ad i guardiani e vi anticipo che alla fine la loro curiosità avrà la meglio, ma sul momento ebbero prova che quel luogo non era per i mortali. Mandati infatti i due famigli ad esplorare le profondità di quel pozzo nero, Giselle e Baral non li videro fare ritorno ed ogni contatto con loro fu reciso.

Allarmati dall’accaduto i guardiani si rimisero in pista e con l’ausilio dei tre cristalli ora riuniti ed integri aprirono le porte così lungamente custodite dalla legione della vigilia. Nella stanza a cui ebbero accesso vi era un gruppo di statue, un ultimo sistema di sicurezza che si frapponeva tra loro ed il tesoro lì custodito. Una pietra tagliata finemente di colore violaceo le cui proprietà erano sconosciute, sormontata da una piccola falce lunare. Fù in quel momento, tra il dubbio di cosa farne del desiderato oggetto e le aspettative ma anche i timori verso il nero abisso incassato nei giganteschi crani che prometteva più sciagure che gloria, che la fede di Thok trionfo. Innalzando un appello diretto al dio del gelo, questi, contro ogni aspettativa in un luogo così lontano da tutto, gli rispose ed una benedizione scese su tutti loro e sul tesoro che avevano recuperato fornendo il dono della divina protezione.

Armati della forza della fede e del favore del dio i guardiani decisero allora di correre il rischio e lanciarsi in quell’abisso la cui strada adesso era aperta dalla pietra che rendeva i guardiani capaci di respirare e muoversi nelle tenebre più profonde. La loro caduta termino in un lago, le cui acque gelate si infrangevano sulle pareti di una gigantesca caverna. Approdati alla riva notarono che sulla nuda pietra della pavimentazione di quel luogo era presente un immenso disegno, un sigillo tracciato cera rossa che ricordava vagamente il simbolo della fede di vita dove però le radici del grande albero si intrecciavano ad un altro albero, invertito. Per un fedele di vita come Giselle quel sigillo rappresentava n ver e proprio enigma teologico, tuttalpiù che pareva rovinato dal tempo o da qualcosa di peggio che via via ne stava esaurendo l’energia. Non vi era però molto altro tempo per esaminarlo poiché da quella stanza si dipartivano due alti corridoi dalla destinazione ignota. Attraversarli però non sarebbe stato semplice poiché da questi emergevano, stanchi, sfatti e determinatissimi, le silhouette di due enormi lupi con le fauci strette intorno alla armi rovinate di un padrone ora lontano con lo sguardo rivolto verso un solo obbiettivo, impedire a chiunque di disturbare l’eterna vigilia del luogo che gli era stato affidato.

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