Chiacchiera del vicolo – Sessione 17
“Un mondo buio come la mazzanotte”
Dalle Memorie del Re nella moneta
I Guardiani di Vita
Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago
Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore
Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo
Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino
Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto
Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, il portavoce del gelo
Il primo mattino dopo senza un gelo tanto pungente da farti desiderare la morte piuttosto, ma soprattutto il primo mattino dopo tanto tempo in cui Sam ha potuto con le sue gambe sedersi insieme ai guardiani e condividere con loro un pasto, i racconti delle loro avventure ed i piani per il futuro. Uno alla volta tutti i guardiani sedavano intorno al caldo fuoco ristoratore dopo i loro riti mattutini, chi immerso nella preghiera, chi nel sonno, chi nella lettura di un pericoloso libro, chi intento a ragguagliare Sam ed il nuovo compagno di viaggio, Thok, sui numerosi e pittoreschi viaggiatori che abitavano la carovana.
Il cerchio rituale restava lì però, silenzioso memento di numerosi quesiti che non sarebbero scomparsi semplicemente voltandogli le spalle. Per cosa era stata realizzato? Avrebbe davvero garantito il potere necessario ad affrontare il nero Principe ed i pericoli della foresta? Era sicuro completare il rito? Avrebbero avuto i guardiani la possibilità di ritornare in quel misterioso luogo? Infine vinsero nei guardiani la curiosità e soprattutto il desiderio di affrontare preparati le sfide che li attendevano, a nulla valsero le codarde seppure pratiche e sagge parole del mercante Munitz il cui interesse era non ritardare ancora più a lungo il viaggio, venne invece ascoltato il parere di Fergus il carovaniere secondo il quale quel luogo sarebbe stato fuori portata per lungo tempo e se i guardiani avevano davvero la possibilità di munirsi di un arma adeguata al letale scontro quello era il momento.
Gli oggetti mancanti furono posizionati ed il rituale completato, tuttavia ad attendere i guardiani non vi era solo potere, ma anche pericolo, sacrificio e soprattutto il passato.
Ormai i guardiani erano abituati alle visioni che questo luogo sembrava volergli fornire, ma lo spettacolo di quello che vedemmo prima che il rituale si completasse fu diverso e sollevo tante domande. La figura racchiusa in una nera armatura e coperta da un mantello logoro dalla battaglia stava fiera sulla collina circondata da sei potenti cavalieri, insieme ad un anziano Sir Galvante, le bestie da compagnia del vecchio cavaliere e centinaia di soldati stanchi ma determinati. Vita li aveva portati lì, per sconfiggere un suo nemico in cambio di una misteriosa promessa. Che il cavaliere sulla collina fosse il principe nero? Che la promessa riguardasse la sua figliola, unica ragione per lui di allearsi con un essere semi-divino? L’impresa richiesta non pareva semplice, morte, eterno nemico dello spirito di vita aveva cercato alleati tra entità potenti e entiche che senza lasciarsi soggiogare avrebbero sfruttato l’occasione per mettere le mani sulla foresta più antica del continente. La gigantesca creatura quadrupede nera come l’ombra che si ergeva sul monte di fronte all’esercito era solo una emanazione di quella misteriosa entità; eppure, pareva sufficiente a spingere vita a chiedere aiuto ad uno dei suoi più acerrimi nemici, morte si era spinto troppo oltre e quella creatura che pareva pronta a divorare il sole stesso andava cacciata definitivamente via dalla sacra foresta.
Non vi fu però il tempo di ragionare al lungo sulla visione, la realtà prendeva rapidamente il sopravvento, ma non come i guardiani ed il vostro saggio narratore si aspettavano. Ad attenderci non vi era il freddo e familiare tempio del drago bianco, piuttosto un luogo remoto, misterioso ed inquietante. Una terra dove il sole, la luna ed un misterioso terzo astro splendevano in cielo contemporaneamente donando alla volta celeste un colore indescrivibile e proiettando ombre impossibili. Un mondo fatto di nuda roccia tessuta come una trama di migliaia di fili minerali che si aprivano lasciando spazio a gole profonde e strette da cui emergevano volti di creature dimenticate.
I Guardiani si ritrovarono di fronte ad uno di questi volti, più grande degni altri nelle cui fauci trovavano spazio, un lungo corridoio, un portale in legno recante disegni di una serpe dalla testa leonina ed un enigmatico custode. In quel mondo dove la gravità e lo spazio perdevano lentamente senso il custode fece chiaramente e silenziosamente intuire ai guardiani che in quel luogo dove l’anima contava più del corpo il passaggio gli sarebbe stato aperto con un obolo dello spirito e non delle ricchezze terrene. Giselle sacrifico cento anni della sua fulgida bellezza per ottenere il permesso di proseguire con la saggezza di chi non teme la morte. Baral offrì la scaltrezza del suo popolo per avere la possibilità di camminare in quel luogo come una mente che conosce le radici del vero folle potere. Sendrow scambio la sua agilità coltivata nelle terre selvagge per la capacità di vedere cosa davvero il mondo cela dietro le ombre e le pieghe dello spazio. Infine, Thok baratto la sua forza, il suo vanto nanico, per ricevere la chiarezza di una mente libera dai problemi del corpo.
Pagato il dazio gli eroi procedettero in un ambiente del tutto alieno. Buie caverne popolate da piante e funghi mai visti prima e stanze scavate con cura nella roccia dotate di letti e mobilio, un luogo pensato per una lunga permanenza, ma chi poteva mai vivere lì? Le risposte arrivarono, accompagnate da lettere di inchiostro dimenticate da tempo immemore e colpi di spada di creature leali ma vuote. Il diario di un certo capitano Atrax, della legione della vigilia, che parlava di come il loro servizio fosse destinato ad essere onorato in eterno ma che con rammarico lui ed i suoi uomini a causa di qualche forza non specificata non sarebbero stati lì per raccoglierne l’onore. In preparazione di quel momento egli aveva spezzato il mezzo di accesso ai piani più profondi in tre frammenti nella speranza di salvaguardare il loro compito e le leali creature che si trovavano più in profondità, nelle grotte della vigilia il cui accesso sarebbe stato garantito grazie ad una pietra. Ai guardiani quel luogo ormai appariva chiaramente non solo come una cassaforte per un potere smisurato ma come una vera e propria prigione pensata per tenere il mondo esterno lontano dai livelli più profondi della stessa. Non vi era però tempo di pensare, gli antichi e solerti guardiani della prigione aliena non avevano apprezzato la visita non annunciata dei guardiani.