Chiacchiera del vicolo – Sessione 13
“Thok Mutorik, portavoce del Gelo”
Dalle Memorie del Re nella moneta
I Guardiani di Vita
Federico Righi è Baral Swimbledorf, l’avido mago
Luca Valentini è Sendrow Rawsmoke, il giudizioso cacciatore
Enea Tonti è Nix, l’impavido bardo
Fabio Sais è Kham Dragoon, l’onorvole paladino
Gabriele Rosi è Giselle Albalucente, la maga dall’affilato canto
Alessandro Evangelisti è Thok Mutorik, il portavoce del Gelo
Lo scontro con le danzatrici giunte dal passato raggiungeva il suo apice mentre il loro mistico ritmo piegava la voce dei guardiani e invitava le loro gambe ad una danza irrefrenabile.
Fu in quel momento che Giselle scorse, sepolto sotto un metro buono di neve in una gabbia abbandonata, il volto di un nano. Liberato dalla sua prigione e rinvigorito dalla magia dei guardiani il nano non ebbe esitazione nell’offrire quel poco vigore che il freddo non gli aveva ancora rubato alla loro causa, e subito infatti il suo martello intriso di potere divino si scagliava sui loro nemici danzanti.
Il nome del Nano era Thok ed i suoi abiti, la sua armatura incisa ed il potere divino che avvolgeva le sua arma ed il suo scudo non lasciavano dubbi sulla sua affiliazione. Un fiero sacerdote del dio del gelo, i cui movimenti e l’esperienza in battaglia tradivano un passato lontano dallo studio dei testi e dalla meditazione, una vita passata invece sul campo di battaglia come soldato di una compagnia mercenaria a combattere ogni giorno per il loro posto nel mondo.
Thok raccontò ai guardiani di essere stato catturato poco tempo prima dai chierici del fiocco nero durante la sua esplorazione dei territori nei pressi dell’antico tempio del suo dio. Questi avevano riconosciuto in lui un fratello nella fede e lo avevano temporaneamente rinchiuso in una cella esterna in attesa di poterlo interrogare, piuttosto che giustiziarlo.
Tuttavia, l’assedio della tredicesima legione aveva distolto i chierici dalle loro attività e se non fosse stato per i guardiani Thok sarebbe morto li, in quella gabbia, con solo dei cadaveri a ricordarsi del suo passaggio.
Il nano era giunto in quei territori seguendo una pista che presto avrebbe incrociato la missione dei guardiani: un suo vecchio commilitone, nonché suo maestro, padre putativo ed assassino dei suoi genitori doveva trovarsi lì. Un abile soldato ed ancora più abile guaritore, che un tempo lontano aveva deciso di prendersi cura di lui quando durante una missione si ritrovò costretto a porre fine alla vita dei suoi genitori. Il suo nome era Rayanol e Tock lo cercava nella speranza di avere informazioni sui suoi genitori e sui vaghi ricordi della sua infanzia e di ciò che il suo villaggio era disposto a proteggere a costo della vita.
Il nome non era nuovo ai giardini, l’ufficiale medico che stavano cercando si chiamava così, che l’uomo di trovasse nel tempio adesso era una certezza.
I guardiani decisero allora di accompagnarsi al nano nel salvataggio dell’ufficiale e di proseguire insieme nell’esplorazione del tempio. Trovato il modo di rivelare l’accesso alla cripta scesero quindi nelle profondità del tempio, nel luogo dove coloro che avevano servito il dio del gelo trascorrevano l’eterno riposo delle loro spoglie mortali.
La dimestichezza di Tock con le usanze del culto del gelo si rivelò subito utile, una nebbia di ghiaccio puro alimentato dal potere della fede di generazioni di sacerdoti proteggeva gli ambienti più profondi dell’ipogeo dagli intrusi. I guardiani riuscirono a recuperare la fiamma fredda necessaria a farsi largo in questa barriera anche se doverono guadagnarsi il diritto di brandirla affrontando il ghiaccio animato che si era impossessato dei resti custoditi negli ossari comuni dei sacerdoti.
Muniti della sacra fiamma si fecero largo nella nebbia per giungere in un ambiente funerario di gran lunga più raffinato e solenne. Una sala austera ma che riusciva in pochi dettagli a rendere onore ai corpi lì sepolti. Tombe non di semplici monaci o chierici, ma di veri e propri cavalieri popolavano l’immensa sala, e sull’altare che la dominava un tomo era stato posato, sotto lo sguardo vigile dei defunti. L’innata avidità di Baral gli rese impossibile non mettere le mani su un testo traboccante di potere divino, le cui pagine nascondevano segreti indicibili e misteri arcani. Sulla copertina del pesante grimorio il titolo inciso con lettere argentate “Liber cordis congelati”, il libro che parla di un mondo freddo e buio come la mezzanotte.