EMNOTORK – “Luce nel Buio”, Sessione – 50, 06/03/2024

I Tatini di Titania:
Alice B., nei panni di Titania, la Barbara Umana 
Lorenzo S., nei panni di Lyron, il Warlock Mezz’elfo
Eleonora L., nei panni di Echo, la Strega Mezz’elfa
Carlo P., nei panni di Kheldian, il Druido Mezz’elfo
Julio F., nei panni di Artos, l’Artefice Umano
Alessandra Z., nei panni di Clorotea, la Paladina Umana

-Nella grotta, illuminata dalla flebile e tremolante luce emanata dai cristalli cremisi che sembrano ghermire la scena in un lugubre abbraccio rosso, la battaglia imperversa, violenta e senza esclusione di colpi. L’essere che stavolta i Tatini si trovano a fronteggiare, apparentemente una specie di nothic, mutato e corrotto dalle energie del Vuoto, sembra conoscere a fondo le menti ed i ricordi degli eroi ed essere in grado di concentrare il loro stesso dolore in violenti colpi psionici. La creatura che lo accompagna, una gigantesca sfera composta da grappoli di occhi multicolore scarica valanghe di disperazione sui nostri, che a mala pena e solo grazie alla prodigiosa magia di Kheldian, ora uno dei Guardiani del Khaddag, riescono a restare in piedi.

-E’ Lyron, reduce da una scorpacciata di funghi cristallini, ad infliggere il colpo finale al nothic, incanalando il proprio potere personale attraverso la sua nuova spada, l’Orizzonte degli Eventi, e terminando per sempre l’esistenza della creatura, già ammorbidita dal devastante cono di freddo scagliato in precedenza da Echo. Nel frattempo, Titania e Clorotea abbattono sul mostro oculare una gragnuola di fendenti, sufficienti a strapparne via un pezzo dopo l’altro, mentre Artos, applicato l’amplificatore neurale alla cintura della barbara, attiva i suoi orpelli tecnomantici incrementandone la velocità in maniera esponenziale e trasformando la ragazza in una macchina di morte. Dopo qualche istante, nella miniera torna il silenzio.

-Recuperati alcuni campioni di funghi cristallini, componenti a quanto pare fondamentali per la ricerca di Artos sulla cura agli effetti della Meraviglia, oltre ad un libro di magia e degli appunti appartenenti ad un tale “Finnegan” che i nostri riconducono facilmente al nome umano del nothic affrontato poc’anzi, i Tatini ripendono la via per il villaggio delle Otto querce, fermandosi nel mezzo di una placida foresta per leccarsi le ferite e riposare. Durante la sosta sono molte le questioni che emergono riguardanti soprattutto la misteriosa entità che pare affliggere Echo da diverso tempo ormai, la terribile megera nota con il nome di Endelyn, che a quanto pare alberga, almeno in parte, nel grimorio della strega. Kheldian propone di tentare di spezzare una volta per tutte la maledizione che blocca i ricordi della ragazza, ricordando quel che lui, Orlius ed Arvan fecero nel momento in cui salvarono l’Arcidruido Aryon dalla corruzione della Meraviglia, sarà necessario officiare il rito in un tempio, un luogo in cui le energie del mondo si intersecano. Echo accetta ed il gruppo traccia la sua nuova rotta.

-Giunti ad Otto Querce al calar della sera, Artos si reca da Thran, la mezzorchessa proprietaria della fucina del villaggio per scambiare consigli “estremamente dettagliati” su come si “battono” i metalli (il famoso segreto dell’acciaio? N.d.a.) mentre il resto del gruppo raggiunge il tempio e, svegliato Orlius dal suo “riposino” al capezzale di Gwen, iniziano i preparativi per il rituale che, forse, restituirà per sempre alla loro amica i propri ricordi una volta per tutte…

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