Chiacchiera del Vicolo
Il gruppo di avventurieri:
Jacopo G., nei panni di Nimrod, l’elfo ladro
Maurizio G., nei panni di Kanan, il mezz’orco artefice
Simone M., nei panni di Vidr, il nano ranger
Danilo D., nei panni di Madhar, l’elfo druido
Francesco B., nei panni di Thurinnor, l’umano chierico
-La gemma magica, ora riunita, viene inserita nell’alcova della statua dalle sembianze, stavolta, di un antico drago sospeso in un apparente stato di profonda meditazione e di colpo la via si apre di nuovo di fronte agli avventurieri. Una piccola grotta recante un buco sul pavimento, un passaggio aperto di forza da una serie di rampicanti simili ad edere secche, ma dal fusto e dalle radici innaturalmente spesse, sproporzionate.
-Prima di addentrarsi all’interno del misterioso e irto camminamento verso il buio, il gruppo decide di riposarsi. Thurinnor evoca la Capanna magica, dono dei Chwingas dell’inverno, mentre Eldeth prepara una cena con le rimanenze delle sue provviste (principalmente fagioli), Kanan e Nimrod studiano attentamente la gemma, Madhar e Vidr si confrontano circa l’impatto che la curiosità del cacciatore di tesori e del mezzorco rischiano di avere sullo scopo della missione, a cui nessuno, tuttavia, sembra intenzionato a rinunciare.
-la discesa all’interno dell’insolito tunnel di rami e rampicanti procede senza troppi problemi. Il gruppo si cala attraverso tortuosi passaggi di legno vivente ripiegato e contorto su se’stesso, fino a raggiungere un’apertura. Dopo essersi calati, i nostri poggiano i piedi su di un pavimento di radici marce e rinsecchite, in una grotta di dimensioni importanti, apparentemente composta interamente dagli stessi, orribili rampicanti.
-Avanzando verso l’altra estremità della caverna, un rumore allerta Vidr, tanti piccoli esseri lignei, accompagnati da un enorme ammasso vegetale risvegliato si destano dal torpore dell’incoscienza e si lanciano verso i nostri eroi.
La battaglia infuria e mentre i nostri tengono botta grazie all’astuzia di Kanan, la resistenza di Vidr ed alla potenza indiscussa delle benedizioni di Turinnor, i fratelli elfici, uno percorrendo l’interezza della grotta in rapidissimi scatti tra le ombre e l’altro aggirando il pilastro centrale volando in forma di avvoltoio gigante, riescono a farsi largo all’interno del pilastro, dove un ceppo appartenente al tronco centrale di questo gigantesco albero sembra emergere, verdeggiante, da un mare di legna secca e morta.
-Mentre il druido pone su questa sorta di altare naturale la gemma multicolore, una luce accecante emana dal cristallo, mentre una violenta scossa di terremoto investe l’intera area. Il frastuono è assordante e mentre le radici orribili si protendono dai muri, estroflettendosi nel tentativo di afferrare i nostri eroi, questi ultimi, per un motivo o per l’altro, perdono coscienza.
Una visione, un sogno forse. La grotta sembra crollata, al suo posto un luogo semisommerso dall’acqua che sembra formare una pozza naturale, al centro, illuminato dalla luce della luna, un piccolo albero, spavaldo e verdeggiante, si erge dove prima v’era solo morte.
“Madhar, È questo l’albero che avevi visto nei tuoi sogni?”
“Si, è proprio lui.”