Chiacchiera del Vicolo – Sessione 39
“Incubi e Orge da Incubo”
Estratto dal Diario della Capra che fu Leggenda
La Tribù delle Mani Blu
Flavia C. è Attesor, la Sciamana Visionaria
Mattia L. è O’Koko, il Portatore del Sole
Alessandro B. è Ki’temm’uhurut, il Portavoce del Sole
Raffaele M. è Mazimbo, lo Stregone Erborista
Davide S. è Marek, lo Zelota di Weinal
Arturo R. è Tomotomo, il Cantore della Capra
Dario D. è Torfin, il Campione delle Asce
“Ho visto cose, che voi capre non potreste immaginarvi:
Arieti da battaglia infilati nelle larghe grotte nei Giardini di Utre,
ed ho visto randelli balenare nel buio vicino alle scure caverne,
e tutti quei momenti andranno ricordati per sempre,
come traumi nella notte.
Ed ora non potrò dimenticare.”
Il geniale piano di coloro-dalle-mani-cerulee per stanare i tredicesimi infiltrati è stato quello di organizzare un rituale massivo di accoppiamento tra la popolazione dei Giardini-dal-nome-di-Utre.
Musica e corpi in atteggiamenti scimmieschi e ben poco signorili hanno costellato la notte di scenari ai quali neanche i più infernali nostri nemici potrebbero sognare. E mentre i tamburi battevano, e le Mani-Cerulee pure, il piano si svolgeva in maniera terribilmente perfetta.
Gli individui tatuati sono stati con perizia identificati, ma non sono stati loro il problema: taluni si tenevano in disparte e lontani dai miei orgiastici accompagnatori, ma sempre accorti a tenere traccia dei loro movimenti. Non è stato facile riuscire ad isolarli, poiché parevano sempre pronti a reagire di conseguenza, come se leggessero le nostre menti… Poveri loro, come se la vista non fosse già abbastanza!
Li abbiamo seguiti fino all’esterno delle grotte, dove le loro sembianze si sono palesate ed hanno tentato un disperato agguato che li ha visti soccombere ai grossi randelli dei Cerulei… certe cicatrici non svaniranno mai dalla mia mente caprina…
Dopo lo scontro, abbiamo assistito inermi alla distruzione dei Grossi Giardini per mano di… Amon?
E siamo stati aiutati dallo Vecchio-non-più-tanto-terribile?
Qualcosa non quadrava, ed il vuoto aveva già provato a giocare con le nostre menti. Intuita la manipolazione, la mia voce è riuscita a guidare i miei vassalli verso la verità, e ci siamo ritrovati davanti la patetica creatura che aveva cercato di intrappolarci nelle nostre teste.
Dopodiché, l’abbiamo suonata come un tamburo. Ed è proprio la metafora adatta.