Chiacchiera del vicolo – Sessione 3
“Morte e Rinascita”
Dai diari di Parsy Vorianek
Tradotti e pubblicati da Ozxys Thynemenos
Antonino R. è Kion Frost, Istruttore delle guardie di Synistas
Francesca N. è Perfidia Blood, la Maga Rossa
Stefano Z. è Snow, il Viandante della Trama
Valerio B. è Hasher Ral, mago dell’aria “Cuore di Drago”
Igor F. è Kalador, il Redentore
“Emersione”, 23 di Ruka, anno 1418
Scossi e confusi dalla mole di informazioni che li investì come un monsone, i miei prescelti si diressero verso Il Vuoto E Il Castagno, poiché Sbuffo D’Aria udì Vyra dir loro che un giovane elfo, disperato, aveva chiesto aiuto tramite una missione, riguardante proprio la minaccia occhiuta che risiedeva all’interno delle fogne, ma che nessuno aveva osato accettarla o anche solo degnarlo di attenzioni. Ancora scosso per la notizia riguardo “Nix Valar”, Kion decise di separarsi momentaneamente dal gruppo per cercare risposte, e Perfidia, in un lampo di bontà, si offrì di andare con lui, affinché non fosse solo se qualcosa di male gli fosse accaduto. Mi sorprendono sempre queste loro meccaniche di gruppo, e mi portano a pensare che la scelta che ho fatto nell’unirli sia stata corretta, che loro riusciranno a compiere grandi cose… La vecchiaia mi rende un sentimentalista, cosa posso farci. Arrivati nell’immenso giardino che si spandeva a vista d’occhio in tutte e quattro le direzioni, Kalador, Snow e Hasher vennero accolti dalla donna meravigliosa che possiede il luogo, Mariko “delle quattro stagioni” che, cordialmente come ogni volta, li invitò all’interno di una delle case del tè, offrendo loro il choi e spiegandone gli effetti. Nonostante nei miei studi non sia mai riuscito a trovare alcuna prova riguardo effetti magici di questa sostanza, è indubbio che il decotto riesca a risvegliare le menti dei più sopiti, così i miei protetti iniziarono a questionare la donna, che in tutta risposta mandò delle farfalle spirituali alle tre case negli angoli, per ottenere a sua volta risposte riguardo l’elfo che loro tanto cercavano. Fu proprio da Sumire “degli angeli” che ricevette risposta positiva sull’ubicazione della creatura delle orecchie a punta, nella casa del tè a nord nel giardino. Così, i tre andarono da lei e, all’apertura della porta scorrevole in carta di riso, le loro orecchie vennero invase e quasi stordite dai pianti disperati di Daeneiros Aldersong, un mio vecchio studente qui nella scuola di magia all’interno del Palazzo dell’Aria, che giaceva piegato sullo strano tavolo adornato da coperte, singhiozzante e sobbalzante. Alla vista di un paio di mani d’aiuto, Sumire prese un lungo respiro e lo accompagnò di un sorriso grato, dicendo agli avventurieri che quell’elfo piangeva ormai da ore, in modo inconsolabile, e che tazze su tazze di choi non erano bastate affinché si calmasse. Dopo aver discusso con lui, cercando di sopire i suoi singulti e comprendere ciò che intendesse tra i singhiozzi, i miei adorati studenti e protégée riuscirono a comprendere quale fosse il problema del mago, e cosa lo turbasse a tal punto: egli sosteneva aver trovato un quaderno od un diario all’interno delle biblioteche del Palazzo, uno scritto d’innegabile malvagità che racchiudesse le storie di come “Beiran Woodshard”, uno studente del mio pupillo Barnaby di Sobborgo Luthani, avesse incontrato all’interno dei Cunicoli Senza Perdono la creatura dai mille occhi, il Beholder, facendoselo amico per poi intrappolarlo sotto le fogne dopo averlo torturato ed averlo privato delle sue conoscenze. Ammetto, nella mia umiltà, che Daeneiros venne da me per comunicarmi di tale scritto, ma le sue parole riguardo Beiran erano troppo sconnesse e malevole per poter essere vere, conoscevo il ragazzo in prima persona e tali accuse mi sembrarono impossibili. Io stesso cercai il quaderno di cui parlava Daeneiros, ma non lo trovai mai. Perplessi dalle sue affermazioni, i tre incantatori tornarono da me in cerca di spiegazioni, e gli dissi quanto sopra citato; come mi aspettavo, colmi di aspettative, sagacia e buonsenso, andarono in biblioteca e cercarono suddetto diario. Con mio sommo stupore, mi riferisce Sbuffo D’aria che riuscirono effettivamente a trovarlo, ma che su di esso non vi fosse effettivamente il nome di Beiran, ma delle iniziali a lui analoghe, B.W., e che plausibilmente il mio passato studente era saltato a conclusioni affrettate, mosso dalla sua invidia nei confronti del compagno promettente. Tutto il resto, tuttavia… Si dimostrò, in modo agghiacciante, vero. Pagine su pagine relative a torture indicibili nei confronti del mostro, che sembrava aver approcciato questa creatura a fin di bene, volendo spiegare il suo funzionamento e la sua magia a chiunque avesse scritto quelle pagine, e come, in fine, lo scrittore lo avesse sigillato pressoché privo di poteri al di sotto di Synistas. Per molto tempo eravamo convinti si riferisse al Sobborgo Ragnatela, ma ciò che avevano scoperto i miei protetti riguardo le fogne finalmente dava un senso a tutto ciò che vi era riportato. Sconvolti, ma pronti ad affrontare il peggio, i tre avvezzi alla Trama si ricongiunsero con Perfidia e Kion, tornati dalla loro piccola missione soddisfacente, nella quale avevano scoperto che il vero Nix Valar, Capitano della Periferia, fosse non solo vivo ma a conoscenza di una creatura che aveva osato spacciarsi per lui. Una volta riuniti, scesero nelle fogne, e proseguirono inizialmente verso i cunicoli che li conducevano al villaggio sotterraneo; difatti, l’immensamente buono Kalador smaniava per ricongiungersi con quelle creature e portarle in salvo, ma ciò che trovarono quando furono nei pressi fu ben sconfortante… Il caro nano Embark, difatti, giaceva al suolo mortalmente ferito, boccheggiante nel suo stesso sangue e faticando per respirare tra i rantoli. Kion e Kalador si lanciarono ai suoi piedi, curandolo prontamente e scoprendo che il miasma che appestava le loro case era ahimè emerso dalle pozze, cambiando le statue a forma di tentacoli in vere e proprie armi di distruzione di massa, intente a schiaffeggiare il terreno e le creature si trovavano dinanzi; si affrettarono all’interno del villaggio, vedendo la morte e distruzione circondarli e lambirli, mentre i tentacoli del Vuoto colpivano qualsivoglia creatura osasse stargli davanti o minacciarli, e prontamente pensarono al salvataggio delle famiglie e delle creature. La megera Concepta, in un atto di puro bene e cura, si erse sopra la propria “magione” di fortuna, intimandoli di fare in fretta: il suo piano era quello di sacrificarsi affinché gli eroi potessero scappare con il popolo, e così accadde. Un lampo di luce fredda e benevola avvolse il tutto, mentre la megera, con un gesto della mano e delle sue enormi forbici d’oro, tagliò il filo della propria vita, abbattendo l’ingresso al villaggio sotterraneo e permettendo a tutti di scappare incolumi… Ma il tutto non era ancora finito. Sconvolti, abbattuti ma non sconfitti, i miei uomini portarono in superficie le famiglie, poi si diressero verso la massiccia porta metallica, incerti su cosa avrebbe fatto loro la creatura che vi stava dietro. Fu così che li vidi usare gli ultimi due oggetti magici che portavano con sé, facendo in modo che le rune si spegnessero e che la porta potesse finalmente aprirsi davanti al loro cospetto… Eppure non era un Beholder ad esser rinchiuso lì, bensì una giovane e minuta elfa della notte, la carnagione sfregiata dalle cicatrici e dalle torture, gli occhi cavati dalle orbite. Sembrava essersi nutrita di ratti e insetti, trovando in essi un mero sostentamento ed un modo per sopravvivere. La scena era raccapricciante, pregna di dolore ch’io stesso faticai a tenere gli occhi sul mio elementale… Eppure, le mani buone di Kalador la sollevarono, la aiutarono a coprirsi, ed a sopravvivere un altro giorno, diretti verso la superficie…