Emnotork – “La corona del destino”  Sessione 55

Chiacchiera del vicolo
GDR 19 – Sessione 55
“Primo Rocciamare”
30 di Haldinar 1416 Emnotork
Articolo di Alendir, lo spettro

Alendir, lo Spettro

Ogni uomo nasce con un destino. Primo Rocciamare non è stato l’eccezione alla regola, ha ereditato una casata sull’orlo del crollo finanziario ed ha saputo rimanere al comando delle sue terre, amministrando quel poco che vi era nelle casse, insieme ad un pugno di parenti tra i quali il più intelligente era sempre stato Leopold Rocciamare.

Dai diari di Primo Rocciamare

In meta game: il diario vi è stato messo a disposizione dal custode del faro che spinto dalla paura per quanto potrebbe accadere alla zona ha deciso di consegnarvelo. Il diario è stato sottratto dal maniero da Duran, il ragazzo che faceva il servo e che ha visto la lite tra Liena e Primo Rocciamare.

I tempi di magra finirono nel 1402 quando a seguito del ritorno del dio Malvar, i commerci dei Rocciamare, la mia famiglia, poterono riprendere e il mio potere ebbe a consolidarsi facendo della zona intorno al maniero un centro fondamentale di smercio e di navigazione.

Un decennio più tardi prosperavamo e io ripresi il pallino di mio padre Ernesto: Sartach, che fino a quel momento era stata un villaggio che aveva l’unico onore e onere di avere il cimitero della famiglia rocciamare da generazioni, doveva diventare una piccola cittadina, crocevia per i commerci via terra siglati Rocciamare sia con i nani della ribellione di Forgiatempo che con gli imperiali di Shekkar e magari chissà anche con un occhio alla foresta dei viventi e alla capitale Numasor.

Le casate nobiliari di Emnotork mi conoscono bene, ma non hanno simpatia per me, mi definiscono “Nobile di provincia” e dietro lo sdegno della denominazione dorme beata l’invidia per il gran numero di commerci e denari che sono riuscito a riguadagnarmi nel corso di un decennio con la compiacenza del ritorno di Malvar il re tritone, omonimo, nonché rappresentante, del dio del mare.

Il mio impero era nell’alba! Incaricai Leopold di andare presso Sartach e gli diedi un solo suggerimento: “Cugino, ti dovrai preoccupare anche del sottosuolo, c’è una catacomba sconsacrata con cui avere a che fare.”

La catacomba è una vecchia storia e bisogna partire dall’inizio. Qualche anno prima, mio padre Ernesto, si era inimicato la famiglia Ishar che proprio a cavallo tra il 1390 e il 1400 stava tentando di riprendere i vecchi fasti dei secoli passati, quando c’era il cronomante a dirigerla. Mio padre non volle sottostare ad uno sposalizio combinato e da lì nacque una questione eterna arbitrata da una serie di ripicche, tra le quali quella che ebbe corpo e sostanza fu la maledizione della corona.

Mio padre aveva una tiara d’oro, un bell’oggetto a cui teneva tanto e Kaledion Ishar, maledisse l’oggetto: “Non potrai più mettere questa corona, solo i non-morti potranno!” Così mio padre cominciò ad essere chiamato dai suoi nemici non solo “Nobile di Provincia” ma anche “Re senza Corona”.

Gli anni avanzavano e mio padre sapeva di essere vicino al tramonto della sua vita. Decise di raggiungere Le Torri di Xereo Prescott nella regione del Re Ragno e di chiedere a lui di farlo diventare Non-morto non appena la sua vita fosse conclusa. Xereo Prescott accolse la sua supplica.

Tornò a Sartach come uno scheletro con la corona adagiata sul teschio e dopo avere lasciato il potere sul maniero Rocciamare a me, si mise ad amministrare i sotterranei di Sartach. La storia sembra avere un lieto quanto bislacco finale, ma non è così. La corona era stata maledetta, poteva essere indossata soltanto da un non-morto oggi, ma la singolarità dell’oggetto era rimasta intatta. Si trattava di fedeltà. Durante il regno di mio padre nessuno lo tradì, molti ci pensarono, altri ci andarono vicino, ma nessuno diede mai luogo alle parole. La corona aveva l’effetto di fare intendere l’autorità del re. Questo io lo scoprii nel 1403 grazie a Siroune, il mago della Torre Verde che in quegli anni aveva una torre anche presso la Foresta dei Viventi.

Questa autorità passò dai vivi ai morti e pian piano tutte le anime chete che erano state seppellite sotto a Sartach, nel cimitero di famiglia, ebbero a vivacizzarsi e ad essere adoranti della figura di Ernesto Rocciamare, che scherzosamente ancora si faceva chiamare “Il re senza corona”.

Tornando a Xereo Prescott, quando questi compì l’incanto su mio padre egli aggiunse che la non-morte vuole la sua parte e disse a mio padre che semmai lui si fosse separato dalla corona, avrebbe abbandonato per sempre la non-morte sparendo nel nulla più totale. Come potete immaginare, così avvenne, a mio padre fu sottratta la corona nel 1408 e scomparve nel nulla procurando un effetto domino: I non-morti non avevano una guida e si stavano facendo aggressivi nei riguardi dei vivi, sangue del loro sangue e io mi trovai a dovere fronteggiare la situazione.

Il resto è storia, i bambini adoperati come re senza corona momentanei, i mai nati, come li definimmo io e Leopold ci hanno permesso di arrivare sin qui, ma se il pallino di mio padre era stato Sartach e in qualche modo io e Leopold l’avevamo amministrata, il mio è quello di riavere la corona di mio padre, perché anche io sto morendo.

Scoprii che la corona era finita dentro le Torri Gemelle dell’acqua presso Pietra di Giada. Era impossibile entrarvi, ma mi ricordai d’incanto di quel sapiente che quando ero ancora un ragazzo era passato dal maniero. Si chiamava Annon e mio padre non ci andava per nulla d’accordo. Voleva dare luogo ad una confraternita che riprendesse i fasti degli Ishar ed era innamorato della figura del Cronomante. Annon non conosceva i trascorsi di mio padre con la famiglia Ishar e neanche io a dire il vero, almeno non a quel tempo.

Annon disse che le Torri dell’acqua ricordano chi vi è entrato ed aprono la porta e fanno lo stesso con coloro a cui è stato rubato un oggetto che è custodito al loro interno. Certo, io non ero mio padre, ma decisi di tentare.

La meraviglia fu vedere quelle porte aprirsi per un solo momento, un folletto arcigno mi consegna la Tiara di mio padre, poi scompare e le porte si chiudono.

Il mio pallino durò meno di quello di mio padre e mi diede il risultato in fretta, ma nell’arco di una decade tutto è molto cambiato. Potrei presto indossare questa corona. Mio cugino è diventato una spina nel fianco, guidato da quella strega della moglie e io ho la lama di Ser Harrenthal pronta a colpire per via del debito dell’Etherium. Sono combattuto, potrei ritornare come non morto e prendermi Sartach, mi spetterebbe di diretto, sono io il più alto in carica! Oppure potrei lasciarla prosperare e trovare la redenzione familiare. Potrei uccidere Harrenthal e continuare ad adoperarmi per il mio maniero e casato, sempre che Leina, la mia moglie Selkie, me lo lasci fare. So che è ancora viva, nelle stanze segrete sotterranee si nasconde. Siamo adirati l’uno con l’altra perché ho tradito i patti del mare, ma qui non si tratta di patti, ma di denaro e io ho una consegna non rispettata di 100,000 monete d’oro! Maledetti nani, maledetto Etherium. Non trovo via d’uscita!

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