Chiacchiera del vicolo – Sessione 27
“Una fine ed un nuovo inizio”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”
Gianluca G. è Thamior, il Santo
Mikhael P. è Aduial, l’Oscuro
CAPITOLO IV
“Il Drago della Disperazione”
Per giorni attendemmo il ritorno dei nostri compagni, con il fiato mozzato in gola in uno stato di orribile stasi, non sapendo cosa gli fosse accaduto, quando sarebbero tornati… Se sarebbero tornati. Eppure, come in un brutto incubo che inesorabilmente si scioglie al mattino, all’alba del secondo giorno, Sylas, Fresia, Uulen e Davor tornarono da noi, squarciando il portale che li conteneva e quasi stramazzando al suolo per la stanchezza, e la fatica dello scontro. Le loro menti erano ancora lievemente confuse dalla grossa unione che avevano vissuto, l’essere un tutt’uno con la creatura fatata che avevano appena salvato, e condotto in battaglia contro il drago Thaldrasil, l’Imperatore Drago del Vuoto, o almeno, una delle sue quattro anime. Finalmente il Vuoto sembrava aver subito un duro colpo, uno di quelli che ti porta ad una ritirata strategica, pronto ad affondare ancora una volta i suoi artigli… O forse, finalmente, per una volta era stato cancellato da Emno-Tork?
FINE CAPITOLO IV
CAPITOLO V
“Il Seme della Discordia”
Non avevamo tempo per fermarci, per riprender fiato o anche solo perderci in lunghi e tristi saluti, colmi di lacrime, abbracci e gioia per esserci ritrovati. Il seme che portavamo con noi, ormai perso nei meandri della borsa conservante da chissà quanto tempo, sembrava esser spento, come se la vita che un tempo gli scorreva all’interno non bastasse più a sostentarlo, a renderlo luminoso e vivente… Avevamo lasciato che il Vuoto lo consumasse un giorno di troppo, ed ora il nostro viaggio era disperatamente l’unica cosa che ci restava da fare. Esitare non era possibile, né tantomeno perder tempo… Parlando con il locandiere dell’unica, minuscola bettola di Morgansea, capimmo che il modo più rapido per raggiungere la Foresta della Vita era attraversare le Dita di Vorrath tramite i cunicoli sotterranei, per poi procedere inizialmente verso nord, ed infine ad est finché non fossimo arrivati nei suoi territori. Un gioco da ragazzi, no? Quantomeno, avendo una guida. E difatti, il locandiere ci mise in contatto con un nano delle profondità, scorbutico come pochi, ma sicuramente il più esperto di quei canali e cunicoli: Dhomdal il duergar non faceva molte domande, e non gli importava degli affari degli avventurieri, finché avevano soldi sonanti e non gli stavano in mezzo ai piedi, allora tutto sarebbe andato per il verso giusto. Ad eccezione di un disgustoso vermone purpureo che ci bloccò la strada (e che fummo costretti a sconfiggere), fortunatamente nient’altro ci intralciò nel nostro viaggio attraverso la montagna, e nel giro di una settimana circa eravamo già arrivati all’esterno della catena montuosa. L’addio con il nano delle profondità non fu sentito come doveva, anzi, sembrò quasi una liberazione non avere più a che fare con lui, anche se devo ammettere che un po’ mi è dispiaciuto per la sua sorte, ingannato fino all’ultimo e costretto ad andar via senza il becco di un quattrino… Ma! Non sono qui per rimuginare su stupidi NPC che non rivedremo mai più! Il nostro viaggio era ancora lungo, e Grelund non si sarebbe raggiunta da sola; difatti, non si sarebbe raggiunta per niente, se non avessimo trovato il modo di andare più rapidamente, grazie al nostro carretto sempre alimentato dalle povere lepri che Dyrrath ci aveva affidato.
Nonostante credessimo di trovare un luogo idilliaco di pace, mezz’uomini e nani in completa armonia, ovviamente Grelund doveva smentirci come ogni altro luogo in cui abbiamo sostato, rivelandoci un conflitto latente ed antico con la grande Kargrand, che piegava la popolazione al suo volere. Siamo appena arrivati, che già una nuova missione sembra attirarci a sé!