Chiacchiera del vicolo – Sessione 26
“Calamite per le calamità”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”
Gianluca G. è Thamior, il Santo
Mikhael P. è Aduial, l’Oscuro
CAPITOLO IV
“Il Drago della Disperazione”
Ebbene, miei fedeli lettori, temo di dover iniziare questo paragrafo con una lamentela. Lo so, lo so, non è una cosa comune e neanche tanto bella, ma hey, così è la vita!
Nei nostri viaggi, sembra quasi che siamo maledetti, costretti a non trovare mai un luogo gioioso, allegro, magari anche benestante… Pensateci bene insieme a me: Sobborgo Luthani? Worth a pochi passi e creature pressoché tutte morte; Villaggio di Foresia? Che ve lo dico a fare, Meraviglia, corruzione e povertà dilagante! Sobborgo Nuxvar? Creature malvagie ad ogni angolo, magocrazie, Vuoto… ed ora anche la Provincia delle Dita di Vorrath, non è che fosse un posto proprio allegro!
Siamo stati “accolti”, per così dire, da creature tristi e mogie, tutti ormai terrorizzati dalla vicinanza con il Drago del Vuoto Thaldrasil che troneggiava sopra le loro teste, consumando pian piano tutto. In tutto questo, Sylas non l’ha smessa neanche per un attimo di suonare quelle canzoni deprimenti stando sopra quella fastidiosissima capra!!! Ditemi, fedeli lettori, come si possa girare buona parte di Emno-Tork sentendo tutto il tempo canzoni come “Muro della Meraviglia” e “Hey Tu Delilah” con a malapena delle pause per dormire!
Comunque… ci recammo pressoché subito nella taverna più vicina, La Brace Ardente, anche solo per mangiare e bere qualcosa. Le creature sembravano esser lì per caso, perse nei loro boccali e piatti, l’aria assente e disperata… Un’elfa dei boschi, dai capelli lunghi color del grano, sedeva al fianco di una preoccupatissima Fresia. “Vedi, piccoletta”, le disse l’elfa, con tono dolce ma evidentemente stanco, “questo luogo non è più quello di una volta. Abbiamo affrontato tanto, tra domini di demoni e di draghi, ma mai qualcosa di così… distruttivo, corrosivo. I nostri campi coltivati sono ormai aridi, secchi e morti, il cibo scarseggia e non arriva, e come potrebbe! Le creature sono troppo terrorizzate per avvicinarsi qui a Morgansea…”. Sembrava che la speranza avesse ormai da tempo abbandonato i cuori dei poveri abitanti del luogo, facendoli cadere in una spirale depressiva sempre più profonda. Ma si sa che, ove ci sono queste spirali, c’è sempre qualcuno che se ne approfitta, prendendo quanto più può e lasciando le creature sempre più perse e vuote; continuando il suo discorso, l’elfa ci spiegò che ogni notte le creature del Vuoto invadevano Morgansea, cercando di attaccare ogni centro abitato, ogni casa, ogni tempio di Vorrath gli capitasse sotto tiro, ma non era questa la cosa peggiore… Quelle stesse creature del Vuoto venivano catturate, poi portate in taverna per esser usate in degli scontri all’ultimo respiro. Non tra loro, oh no, quello immagino sarebbe stato divertente… I locandieri offrivano vitto, alloggio ed una somma in denaro a tutti coloro fossero riusciti a battere quelle disgustose, quanto potenti, creature a mani nude al centro di un’arena di fortuna all’interno della taverna stessa. Volevamo saperne di più, capire come facevano a catturare quelle bestie, da dove venissero, quale fosse il loro obiettivo… Così, Fresia arrivò a scoprire che la nostra interlocutrice era proprio una dei cacciatori che, la notte, si appostava per catturarne alcune, da mandare in taverna o giustiziare c’era ancora sconosciuto; le proposero di andare a caccia con lei, e devo dire che inizialmente ella non ne sembrava così lieta, tutto il contrario… Finché le parole ammalianti di Sylas non le fecero cambiare idea, e non solo su quello… Il nostro bardo andò via con l’incantevole creatura, dritto verso la sua abitazione e… beh, sicuramente del buon divertimento! Mentre noialtri, un po’ smarriti sul da farsi, ci avvicinammo alla fucina di una creatura piuttosto particolare. Non sembrava avere un sesso, o noi non eravamo in grado di riconoscerlo, era alta non più di un metro e venti, ed i suoi capelli erano composti da vere e proprie fiamme, brillanti e crepitanti, mentre il suo respiro incendiava l’aria e la lama che era intenta a forgiare. In realtà, non eravamo in cerca d’armi, bensì di bombe o qualunque altro ordigno esplosivo ci avrebbe permesso di avere un certo vantaggio specialmente su un numero così ingente di creature. La piccola creatura ci disse di recarci in un negozio diverso, la bottega di un certo goblin artefice, chiamata “Tricke-Tracke e Bombe a Mano”, nella parte sud della provincia, esattamente al suo confine più basso. Non appena uscimmo dalla fucina, tuttavia, ci imbattemmo in Leila, il caprone di montagna di Sylas… senza il suo cavaliere! O meglio, Uulen affermava che la capra era sicurissima di avere Sylas in groppa, ma di lui nessuna traccia! Immaginando un suo tipico trucchetto, l’invisibilità, il nostro adorato nano iniziò a sventolare le mani in alto e tutto intorno alla capra, ma senza fortuna alcuna, e senza risposta come se non bastasse. Confusi, ed un po’ scoraggiati, andammo verso la bottega del goblin, ma una volta entrati Fresia ebbe un’idea geniale: prendere dell’acqua e lanciarla esattamente dove aveva sentito dei passi viscidi sul pavimento. La voce di un infuriatissimo Sylas tuonò nella stanza, l’incantesimo che lo avvolgeva si ruppe, e…
Mi ritrovai dinanzi alla scena più tragicomica mai vista dai miei poveri occhi da halfling. Sylas, ormai tramutato in ranocchio dalle squame blu e verdognole, protestava imprecando e gridando, affermando di chiamarsi “William McToad” e lanciando per aria tutto ciò su cui metteva le zampe appiccicose! Fummo cacciati dal negozio “Tricke-Tracke e Bombe a Mano” nel giro di qualche minuto, giusto il tempo che era bastato alla mia compagna halfling per comprare… qualche gingillo? Degli oggetti molto strani, che dubito sarebbero mai serviti a nulla se non strappare qualche risata gioviale. Tempestammo “Sylas”, o meglio, William, di domande su cosa fosse successo, perché mai si fosse trasformato, ma non ricevemmo risposta a nessuna di esse: sembrava che il rospo fosse un vero catalizzatore d’entropia, casinaro e privo di alcun nesso logico nelle sue azioni. Un po’ sconfortati, andammo verso uno dei tempi di Vorrath, adibito a gigantesca libreria di tomi sacri e non solo, chiedendo informazioni su un tomo riguardo la lira demoniaca Syl’tharielthra, trovandone finalmente uno contenente tutta la sua storia. Non starò qui ad annoiarti, fedele lettore, né a rubare le parole di altri scrittori diversi da me. Vi dirò soltanto che sembrerebbe esser la storia di una coppia di demoni, e quattro strumenti musicali posseduti dall’anima della donna dei due… Ammetto di non averne capito molto, onestamente. La testa mi duoleva terribilmente, e notai che anche William/Sylas ed Uulen non erano al massimo delle forze, così tornammo tutti in taverna a riposare per un paio d’ore, preparandoci alla caccia della notte. Eppure, quella caccia non arrivò mai… Quando ci svegliammo, l’intera Provincia era nel panico, minacciata dalle scosse e dagli attacchi del Drago del Vuoto. Ci lanciarono tra le mani una pergamena da parte di re Tal Vashot, e… Quando Davor, Fresia, Uulen e Sylas la aprirono, più veloci e vicini, svanirono nel nulla.