Chiacchiera del vicolo – Sessione 28
“Una fine ed un nuovo inizio”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”
Gianluca G. è Thamior, il Santo
Mikhael P. è Aduial, l’Oscuro
CAPITOLO V
“Il Seme della Discordia”
Eravamo da pochissimo usciti da casa della cara “Circe”, Elimia, quando un manipolo di guardie provenienti da Kargrand quasi ci sbarrò la strada. Le armi sguainate ed un’aria cattiva, sostavano nella piazza principale, mentre il loro capo a gran voce proclamava che erano nuovamente giunti a riscuotere le “dovute” tasse. “Dai nostri registri”, tuonò, “risulterebbe che alcuni di voi hanno sottratto delle armi e degli attrezzi, senza poi pagare quanto dovuto. Quest’oggi, confidiamo nella vostra bontà d’animo ed onestà. Attenderemo in piazza che vi facciate avanti e consegniate il denaro necessario, per una clessidra e non di più. Al terminare della stessa, procederemo abitazione per abitazione per riscuotere il dovuto…”.
L’ultima frase, che pareva più una minaccia che una semplice affermazione, ci fece rabbrividire, non solo per la veemenza della stessa, quanto più perché, a pronunciarla, era un Gran Sacerdote del Dio Vorrath, ornato dai suoi vessilli e privo di armi ad occhio nudo. Celammo il nostro aspetto fingendoci suoi sottoposti, chierici, diaconi e studenti del verbo del Sole; Laelas Sunkissed si presentò a noi come una creatura ben più mite di quanto ci aspettassimo, la voce bassa e suadente, in perfetto stile da elfo alto quale era. Non si mostrò ostile, anzi, quasi cercò di “mostrarci la via”… eppure, la sua “via” consisteva nella totale epurazione di quella splendida cittadina, di quel luogo che di male non aveva fatto altro se non venerare una divinità differente. Stare con le mani in mano non era un’opzione che avremmo anche solo considerato. Un gruppetto di sue guardie, suoi chierici, si addentrò tra i vicoli fino a giungere ad un’abitazione, mentre noi mestamente stavamo alle loro spalle per accertarci che tutto andasse bene, ed anche solo per constatare in che modo avessero intenzione di prendere le “dovute tasse” del popolo: le grida di dolore, i pianti ed il suono della carne che veniva squarciata dalle loro lame fu un segnale ben chiaro. Li attaccammo senza perder neanche un secondo, in uno scontro che vide i miei adorati Deus Ex Machina a terra più e più volte, portandomi persino a credere che la loro storia sarebbe terminata con queste brevi e tristi righe, e sorprendendomi con un ultimo, scellerato attacco che li rese vincitori… Ma per molto poco tempo. I passi di altri chierici, altre guardie si facevano forti, sempre più forti e decisi, finché non ci ritrovammo costretti a scappare lasciandoci indietro Grelund e tutte le creature che tanto credevano in noi. Un giorno saremmo tornati, forse li avremmo salvati e ridato la speranza… Ma per farlo, dovevamo sopravvivere. Così, la strada per Le Tane si schiuse davanti a noi, mentre le lepri del nostro carro si lanciavano al… Galoppo? Leprotto? Insomma! In una corsa sfrenata! Per un’intera giornata non accennammo a frenare, e solo al giorno seguente, alla vista di una splendida e rigogliosa oasi, potemmo fermarci… in tempo per scorgere tre creature, tre ninfe, dall’aspetto mai visto prima.