Chiacchiera del vicolo – Sessione 24
“Una stalker, una lira demoniaca, un mostro del Vuoto ed una megera entrano in una taverna…”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”
Gianluca G. è Thamior, il Santo
Mikhael P. è Aduial, l’Oscuro
CAPITOLO IV
“Il Drago della Disperazione”
Chierici, sacerdoti ed accoliti erano tutti riuniti all’interno del tempio di Vorrath, dinanzi all’altare sul quale giaceva il corpo senza vita del gran sacerdote Oloric, intonando canti sacri e preghiere, ed asciugandosi le lacrime che scorrevano lungo le loro guance… Non osai avvicinarmi, mentre il povero Thamior si ricongiungeva con i suoi cari confratelli nel dolore. Gli chiese cosa fosse accaduto al suo povero maestro, come quella mattina avesse parlato con lui e, seppur la sua forma fisica non fosse delle migliori, non sembrasse di certo… così grave… Apparentemente il gran sacerdote aveva avuto una crisi di tosse poco dopo che eravamo andati via, ed un pesante giramento di testa, che lo avevano interrotto dalle sue solite preghiere, e per i quali era stato costretto ad andare in camera a riposare; la sera, in concomitanza con la preghiera di benedizione del cibo per la cena, un chierico era andato a chiamarlo in camera ma… Non ricevendo alcuna risposta, aprì la porta, e trovò il nano sdraiato sul letto, ormai freddo e senza vita. Avrei voluto consolare Thamior, ma per la prima volta nella vita mi mancavano le parole, non sapevo cosa avrei potuto dirgli, come consolarlo… Anche Davor prese a pregare al suo fianco, come se le parole di Vorrath potessero calmare il suo spirito ed alleviare il suo dolore. Non sono mai stata una creatura di preghiera, ma provai a far lo stesso, mentre Sylas si avvicinava al corpo del defunto. Pensai volesse offrirgli un sacro saluto, invece lo notai sgranare gli occhi, come avesse visto qualcosa di strano, qualcosa che… Non doveva esser lì, forse? Mentre formulavo questo pensiero, vidi il nostro caro bardo avvicinarci, tutti tranne Thamior, e dirci quanto aveva appena visto: sulla manica del gran sacerdote Oloric vi erano delle macchie violacee, mimetizzate con quelle sanguigne dei violenti colpi di tosse, segno innegabile di una corruzione del Vuoto. Ormai eravamo certi che la Meraviglia potesse aver a che fare con quella tristissima morte, così notai il nostro compagno lanciare un incantesimo d’individuazione degli oggetti, scegliendo proprio la Meraviglia come target e… Iniziarono tutti a brillare ai suoi occhi, come se essa fosse presente in ogni organismo, in ogni creatura e oggetto, principalmente nelle cucine e nel corpo del gran sacerdote. Inizialmente cercavamo di tenere i discorsi per noi, non volendo colpire Thamior più duramente di quanto già non fosse avvenuto, ma non potevamo permetterci di lasciarlo all’oscuro di tutto questo, non quando il suo maestro era stato, molto probabilmente, ucciso. Notammo anche che il diacono, Pharom Syltumal, sembrava essere uno dei pochi assenti a quel funerale; ovviamente il ruolo di gran sacerdote è qualcosa al quale aspirare se sei un diacono… Andammo nelle cucine, scoprendo come la Meraviglia facesse da padrona ad ogni singolo alimento e bevanda di quel luogo, dalle pagnotte appena sfornate, alle lucide verdure, al vino ed all’acqua stessa… Un’unica cosa sembrava esser priva di quella malevola sostanza: la farina contenuta nei sacchi placidamente poggiati alla parete della cucina. Scoprimmo di come quasi tutto venisse coltivato e prodotto all’interno stesso del tempio, e dunque di come fosse improbabile un attacco dall’esterno, di come potesse essere proprio l’acqua, la colpevole di quel prossimo massacro. Incredibile come la sostanza principale della vita, una cosa così pura e inarrestabile, senza la quale non vi è sopravvivenza, stesse divenendo il motivo principale delle morti di numerose creature. Una condanna a morte alla quale difficilmente si può scampare. Tornati nella sala principale, Sylas creò un po’ di scalpore, gridando ai quattro venti che eravamo tutti contaminati, che saremmo morti presto, che la Meraviglia ci aveva presi tutti, mentre Davor fu costretto a trasformarsi in un gigante e sfoderare la lama pur di calmare le creature prese dal panico, imponendo loro di sedere e di rispondere alle sue domande. Si divisero così in due piccole “fazioni”, due gruppetti con degli incarichi ben precisi: mentre Sylas richiamava l’anima del maestro di Thamior con noi per rispondere alle loro domande, Davor ebbe il ruolo di inquisitore, chiedendo alle creature lì presenti se qualcuno avesse idea di cosa fosse successo, di eventuali legami o inimicizie. Non riuscì a scoprire molto, quanto a Sylas e Thamior, il loro discorso con il gran sacerdote li portò a scoprire svariate cose… A quanto parrebbe, il diacono aveva cercato di aiutare Oloric nella sua malattia, e nonostante non andassero poi così tanto d’accordo, mai si sarebbe sognato di ferire il suo gran sacerdote, né tantomeno adoperare quella disgustosa sostanza, la Meraviglia… Ma il diacono Pharom Syltumal non era lì per potersi difendere o giustificare, non era presente per la morte del suo supposto “amico”, non era lì per ufficiare il funerale, semplicemente… Non c’era traccia di lui. Vidi Davor mutare espressione, in una rabbia cocente ma silenziosa, e questionare nuovamente le creature che lo osservavano intimorite dalla sua stazza, scoprendo così finalmente che il diacono era uscito di mattina presto, prima ancora delle preghiere dell’alba, e che alcuni chierici erano andati a cercarlo ma senza successo. La notte si inoltrava sempre di più nel mezzo di questa follia, tra creature terrorizzate ed altre ormai colpite duramente dalla droga, persi in mondi fantastici e di inquietanti fattezze; la stanchezza fu troppa per permetterci di continuare le indagini, o anche solo di aiutare le creature bisognose in questo momento, così, spossati e colpiti da tutto ciò che avevamo vissuto in quell’infinita giornata, andammo nella nostra camera, cercando un po’ di riposo. I letti erano comodi ed accoglienti, la nottata fresca e gradevole, il sonno finalmente un piccolo lusso che credevamo di esserci riusciti a concedere… Finché il grido di Davor non ci ridestò dal nostro torpore, svegliandoci con una scena che mai ci saremmo aspettati. Il minuto Uulen, gli occhi accesi e violacei con una luce mai vista prima dentro, feroce ed in cerca di sangue, stava sul nostro guerriero, cercando di strangolarlo a mani nude e privarlo dei suoi ultimi respiri; il Chierico Rosso non potè esitare neanche un momento, crescendo ancora una volta di stazza anche solo per fermare il frenetico amico, bloccarlo in qualche modo. Lo udii chiedere aiuto, ed aprii gli occhi in tempo per vedere Sylas lanciare un incantesimo per stordire entrambi, interrompendo lo scontro sul nascere, e facendo riprendere dopo poco il povero nano corrotto. Non sapevamo ancora il motivo di tale gesto, né quale strana sostanza o creatura lo avesse spinto a compierlo, ma non ci interrogammo ulteriormente: la giornata era stata fin troppo lunga per noi, ed il sonno ebbe la meglio.
Il mattino seguente, di buona lena, lasciammo tutti i nostri giacigli come se nulla fosse accaduto la sera prima, decisi a scoprire cosa stesse succedendo in quell’orribile Sobborgo per lasciarlo il prima possibile alle nostre spalle ed avanzare verso le Dita di Vorrath una volta e per tutte. Ma prima di questo… c’era ancora una questione che aveva bisogno di esser risolta, e Davor non se la sarebbe fatta scappare per nulla al mondo. Così, la nostra prima tappa del giorno divenne il quartiere dei mercanti, al piano superiore rispetto al nostro, quel giorno quasi totalmente vuoto a causa delle lunghe file che riempivano i banchi di cambio e la sala centrale come tante formiche pronte a tornare nella loro tana, ma prima di salire ci ritrovammo davanti una creatura… a dir poco inaspettata. Il diacono Pharom, difatti, stava in stato catatonico proprio dinanzi il disco volante di Tenser che ci avrebbe condotti al piano superiore, mormorando parole udibili solo alla sua persona e guardando chissà cosa perso nel vuoto… O nel Vuoto. Così, seguiti da lui sotto un incantesimo di Sylas, ci destreggiammo tra bancarelle pressoché abbandonate e botteghe sigillate, fino ad arrivare alla Biblioteca Scalmanata, un luogo che aveva ben poco sia di “biblioteca” che di “scalmanato”: uno stanzino di un massimo di 10 mq, con su per giù due dozzine di libri, tutti in condizioni pessime, ed un bancone così rovinato e logoro da sembrare sul punto di cadere da un momento all’altro. La povera madre di Helena li accolse con aria stanca ed infastidita, non riuscendo neanche a guardare in faccia i miei protagonisti e rispondendo sempre in modo acido e piccato, come se la loro sola presenza le causasse un fastidio incommensurabile… Fu solo quando Davor le disse che non era lì per sposare la figlia, bensì per salvarla, che finalmente il tono e l’atteggiamento della donna si rabbonì, cambiando drasticamente e rivelandoci cose che mai avremmo voluto sentire… Il padre era una creatura malvagia fino al midollo, meschina e violenta in ogni sua accezione del termine, aveva seviziato la figlia con la scusa di starle insegnando ad essere “una buona moglie”, e questa non sembrava che essere la punta dell’iceberg… ma quel tanto che avevamo sentito era più che sufficiente. Davor, Uulen e Sylas salirono al piano superiore, e fecero scendere Helena dalla madre in compagnia di Thamior, mentre le grida di dolore del padre si diffondevano nella minuta abitazione sul retrobottega. Non so bene cosa accadde, e non voglio saperlo.
Una volta finito il nostro “dovere” nella Biblioteca Scalmanata, tornammo a concentrarci su quello che era effettivamente il nostro obiettivo, ovvero trovare un modo per depurare le acque della città dalla Meraviglia o quantomeno scoprirne la fonte… Sembrava ormai ovvio che la maggior parte delle risposte le avremmo trovate al piano più alto, nel Concilio dei Sette. Ma come entrare in un luogo totalmente sigillato, privo di finestre o porte, circondato da una gigantesca cupola di vetro spesso e resistente..? Facile, per Sylas l’ingegnoso! Un po’ di magia per volare, un passo velato e rapido, ed in qualche minuto l’ostacolo più grande non si rivelò che una barzelletta da taverna, una di quelle in cui le creature più disparate entrano in un qualche posto strano, seguito da un qualche scherzo che fa ridere i più vecchi, ma sto divagando… Ci ritrovammo in una sala incantevole, colma di vegetazione, piante, alberi e fiori, ed una… enorme pozza come suo centro, dalle acque viola ed inquietanti, che trasudavano Vuoto da ogni singola goccia. Eppure, come in un villaggio incantato, una foresta fatata o uno strano sogno, tutto intorno a noi vi erano delle curiose creature di pura luce, piccole e tonde dalle grandi ali a libellula, intente a combattere duramente quel malessere con ogni fibra della loro essenza. Una in particolare ci degnò d’attenzioni, mentre le altre al contrario correvano ai ripari, nascondendosi come se aspettassero da un momento all’altro un nostro attacco; ci dissero di chiamarsi luxan, di essere delle emanazioni della luce del dio Vorrath, e che… non riuscivano più a sentire il suo caldo abbraccio su di loro, il suo sguardo. A quanto pare, anni ed anni prima lord Wolsin si era stabilito su questo piano in compagnia di sua figlia Delstine, come per nasconderla al mondo intero, forse per timore, o forse per protezione… Ci mostrarono la via per la loro abitazione, e quasi fummo sconvolti di trovare una magione in un tale luogo magico, come se essa distruggesse l’ambiente fatato venutosi a creare tutto intorno. La esplorammo senza sosta, senza trovare nulla che attirasse la nostra attenzione, finché non scendemmo al piano più basso, una specie di strana segreta usata dalla figlia di Wolsin per chissà quale malsano esperimento… Vi erano carcasse di creature in putrefazione, abbandonate da anni, ossa e viscere sparse in giro, glifi di necromanzia, e… Un’intera libreria ricolma di libri sul nostro caro Davor, sui tempi in cui lui era ancora un maestro di rune. E se questo non basta a far scorrere brividi lungo la tua schiena, fedele lettore, aspetta solo di leggere il resto…
Le pareti erano zeppe di scritte, rune vermiglie iscritte con il sangue, alcune disegnate, altre incise, altre ancora scavate come se la creatura che le aveva imposte avesse usato le unghia ed i denti per farlo fino a consumarli, e tutte sembravano significare la stessa cosa… Davor. Davor. Davor.
“Un giorno il Chierico Rosso mi noterà”.
E mentre cercavamo di superare lo shock, il terrore gelido che attanagliava il nostro corpo, il nostro ventre ed ogni nostro arto, Sylas toccò un libro, un libro sugli strumenti musicali demoniaci ed una certa lira… e svenne, cadendo al suolo privo di sensi, e forse della vita stessa.