Emnotork – Il Ritmo Della Libertà – Sessione 23 – 08.05.2024


Chiacchiera del vicolo – Sessione 23

“Un ballo degno di una principessa”

Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”

A cura di Vadania S.

Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone

Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso

Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”

Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”

Gianluca G. è Thamior, il Santo

Mikhael P. è Aduial, l’Oscuro

CAPITOLO III

“Giochi di Fiamme e Luce”

Devo ammettere, fedele lettore, che il nervosismo di quei giorni fosse tanto, l’ansia ancor maggiore e lo stress alle stelle. Mi ci vollero svariati minuti per mettere a fuoco effettivamente ciò che stavamo vedendo, e realizzare che le creature incappucciate altro non erano che ospiti appena arrivati nella sala, e l’altare colmo di “sangue” nulla più di un ampio bacile dentro il quale il punch rosso e viscoso ondeggiava placidamente, smosso dai numerosi calici che venivano riempiti di esso dalle gioiose creature ai suoi fianchi. Ovunque volgessi lo sguardo vi erano abiti sontuosi e pomposi, acconciature incantevoli e… Laelia? Non riuscivo bene a comprendere cosa stessi guardando, né per quale motivo, ma la cara celestiale che avevo conosciuto appena qualche mese prima era totalmente sola, priva dei suoi compagni (i Masters Killers) ed intenta ad accogliere tutte le creature presenti a quella serata come fossero suoi graditi ospiti, come fosse stata proprio lei a indire quella… disgustosa festa. Sylas la riconobbe subito dalle magnifiche descrizioni su quegli strani eroi, ma non andò direttamente a confrontarla, anzi, assunse l’aspetto di Asdrubale Cannis, il mezz’orco del gruppo, ed iniziò a fare un po’ di caciara, sperando quasi di attirare la sua attenzione, ruttando e flirtando con le creature nella sala. Questo servì solo a rafforzare ancora di più il mio pensiero… Nonostante l’aspetto delle due creature fosse il medesimo, la donna che avevamo davanti non era affatto Laelia. Ma come giustificare una tale somiglianza..? Mentre ero assorta nelle mie elucubrazioni, l’ennesima conferma giunse alle mie orecchie, quando la donna ci avvicinò. Ci accolse con un ampio sorriso, e si presentò a noi con il nome Liza Rikruhd, affermando di essere la proprietaria di quel maniero nobiliare e dandoci il benvenuto a quella sottospecie di ballo delle debuttanti. “Se siete qui per trovare partito,” ci spiegò con tono calmo e cordiale, “vi pregherei di prendere una delle spille che troverete a fianco del rinfresco, vi occorrono per dimostrare la vostra volontà nell’esser… corteggiati, per così dire~”. Mi vennero i brividi ad una tale pratica, mentre Sylas sotto forma di Asdrubale ne appuntava ben due al petto, gridando a gran voce che “non bastava una spilla sola per quel ben di Dio”, e causando in contemporanea alcune risate da dei gruppetti, e degli sguardi spaventati da altri. Davor decise di chiedere qualcosa di più alla donna bionda ed incantevole, chiederle se aveva una sorella, dei parenti di vicinanza… Liza non si sbottonò più di tanto, affermando di essere figlia unica, eppure la domanda del Chierico Rosso sembrò porla in un curioso stato di allarme; ci chiese come mai quella domanda, e quando Davor affermò di aver visto una creatura che le somigliasse non esitò a tempestarci di domande sulla sua ubicazione. La saggezza del nostro compagno fu magistrale, e come lei sembrò nasconderci qualcosa, lui fu stretto e vago, dicendo di averla forse incontrata in una fattoria, ma di non ricordare bene dove si trovasse. Vicino Synistas magari? Credo di non aver mai visto una creatura congedarsi da noi in modo sì rapido e brusco, nonostante le magnifiche maniere prima dimostrateci! Prontamente, Uulen le andò dietro fingendo di star semplicemente dando un’occhiata in giro, seguendola attraverso alcune sale, fino a vedere qualcosa che ci confuse sempre di più: Liza si era affiancata ad una creatura che cercava di nascondere il volto, ma che… quando si voltò, era la sua copia sputata. Non una ma ben DUE! Laelia sembravano esser presenti a quella serata, e la seconda non era proprio contenta di sentire ciò che Liza le stava sussurrando concitatamente all’orecchio… Fu l’ultima volta che vedemmo le due donne insieme, poiché la seconda clone dopo aver appreso la notizia si congedò dalla festa, sparendo dietro una porta e non uscendovi per svariate ore. Quando finalmente ci ricongiungemmo tutti, per aggiornarci su quanto visto, la festa era nel pieno del suo caotico inizio, tra balli, canti ed incontri… al limite della ped*filia, lasciatemelo dire. Anche Davor venne abbordato da una ragazzina ben più giovane, e sono piuttosto contenta di rassicurarvi che non le ha prestato alcuna attenzione se non le dovute presentazioni e la richiesta di togliere la spilla dal proprio petto ed esser libera; eppure, proprio non riuscivamo a smettere di pensare a quella porta, la porta varcata dalla strana celestiale, e cosa potesse celarsi dietro di essa… Fu proprio per questo motivo che Sylas mise in atto un piano a dir poco geniale! Con l’ausilio del suo tamburello, cercò il posto più elevato delle sale ed iniziò a suonare incantando le creature lì presenti e distraendole quel tanto che bastasse affinché Thamior potesse studiare la porta insieme al resto dei compagni e scoprire un modo per oltrepassarla. Due formidabili incantesimi la tenevano serrata ed inapribile, uno dei quali colpì Uulen così duramente da lasciarlo quasi a terra, boccheggiante e sanguinante per fin troppi minuti, ma dopo sforzi inumani (e con un Sylas che, sotto le note di una strana canzone mai udita prima e facendo un trenino con le creature, borbottava chiedendo quanto ci volesse ancora) li vidi riuscire non solo a scassinarla, ma anche a rimuovere gli incanti che la sigillavano, consentendoci finalmente l’accesso alla lunga scalinata per il piano superiore della magione. Proprio mentre stavamo per salire, sentimmo dei passi avvicinarsi, e cercammo in ogni modo di nasconderci, chi diventando invisibile, chi tramutandosi in creature molto piccole… e chi lanciandosi dentro la borsa conservante trattenendo il fiato e pregando Vorrath che il tempo bastasse! La celestiale imbronciata ci passò accanto così vicina che temetti seriamente di esser urtata da lei, ma nonostante questo andò avanti ed uscì… chiudendosi la porta alle spalle e lanciando nuovamente gli incantesimi su di essa, quindi chiudendoci in quelle strette scale al momento senza possibilità di andar via! Fortunatamente Davor aveva incantato gli arnesi da scasso di Sylas, e riuscimmo ad aprire la porta in cima alle scale con pochissima fatica e sforzi, ritrovandoci in una stanza veramente peculiare… era interamente fatta di legno, con pannelli al pavimento ma soprattutto alle pareti, e con un singolo mobilio al centro della stanza: uno specchio mastodontico, fregiato in oro con decori celestiali, ali d’angelo, foglie e frutti. Vidi come i miei cari eroi fecero di tutto per evitarne la superficie e feci lo stesso, poi il bardo richiamò a sé un servitore invisibile e gli ordinò di camminare davanti allo specchio… In pochi secondi, riuscii a comprendere bene perché lo avessero evitato fino ad ora. Una luce abbacinante, bianca e confortevole, quasi calda e dolce, avvolse lo specchio ed illuminò la stanza, senza proferir parola ma puntando lo sguardo verso il servitore finché egli non lasciò il “campo visivo” dello specchio. Dovevamo stare molto attenti se non volevamo che qualunque cosa stesse usando quella superficie ci vedesse, o chissà cos’altro di peggio… e mentre eravamo quasi tutti imbambolati davanti allo specchio, sentii Davor fare un gran clamore, e trovare una stanza nascosta dietro uno degli ampi pannelli di legno. Pensammo che la creatura celestiale fosse andata di lì, prima di andar via, ma la polvere che infestava quella stanza e quel piccolo corridoio mostravano innegabilmente che quel luogo non veniva frequentato da tantissimo tempo, e che nessuno era riuscito a trovare perché nascosto in modo impeccabile. Scoprimmo qui finalmente quella che era la vera storia di Sobborgo Nuxvar, e del suo raccapricciante creatore… I suoi diari ed i disegni sui muri mostravano come lord Wolzin si fosse trasferito in quel minuto sobborgo perché in fuga da Synistas insieme ad una bambina rapita, una giovane e strana elfa decorata da effigi lunari. Pensavamo che, dato il rapimento, ella fosse una povera vittima, una creatura catturata e cresciuta nel male, ma ben presto scoprimmo che il vero male era insito dentro di lei. Gli scritti parlavano di come ella avesse forzato, ucciso e torturato innumerevoli creature solo per il gusto di farlo, e di come avesse cercato in ogni modo di accrescere le sue doti necromantiche, facendo creare la disgustosa moneta che ora girava nel sobborgo come unica valuta. Ma la vera scoperta, la più importante, penso sia proprio quella collegata al nostro adorato chierico delle rune… Trovammo un libro con il suo nome sopra e… scoprimmo tutto ciò che era stato celato dalla sua mente. Di come lui fosse vissuto anni prima, fosse stato un grande chierico ed un grande incantatore, ma anche di come Vorrath gli avesse voltato le spalle, di come il suo caro Dio avesse smesso di rispondergli e di credere in lui… Il dolore era stato incommensurabile, così come la sua rabbia, il fuoco che per anni aveva arso nella sua anima nella fede adesso lo consumava fino a rendere la sua mente solo cenere e disperazione. Fu così che… Davor iniziò a studiare il Vuoto, le sue rune, ed un modo per portarlo a Synistas, cosicché finalmente il suo Vorrath potesse notarlo; ed in questo modo… scoprimmo come venne aperto il primo Worth, e di come egli perse la memoria, e si ritrovò nuovamente a Synistas, privo di potere e dei suoi ricordi. Le informazioni erano così tante, così caotiche e piene, che non riuscivamo più a seguire ciò che stava succedendo, avevamo bisogno di riposo, di un po’ di calma e di quiete. Andammo via dalla festa di gran carriera, trafelati, sperando di non esser visti o interrotti da nessuno, e ci rifugiammo ancora nel tempio che ci aveva ospitati. O almeno, era quello che speravamo, anelando i letti… Ciò che ci accolse invece era un vero e proprio corteo funebre, un’aria tetra e cupa, ed una tristezza che forse non saremmo mai riusciti a colmare nel cuore di Thamior. 

FINE CAPITOLO III

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