Chiacchiera del vicolo – Sessione 18
“Adamantio, mare o montagna?”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”
CAPITOLO II
“Il Richiamo della Conoscenza”
Gli uccellini cinguettavano, la mattinata era fresca ed accogliente ed i primi raggi tiepidi del sole illuminavano i nostri giacigli, rendendoci quasi impossibile lasciarli. La lettera che ci aveva accolti con la mattinata tuttavia ci diede una scossa così, dopo una fugace e frugale colazione, uscimmo da Villa Scaglia ed iniziammo il nostro viaggio verso la Torre Fantasma. C’era solo un piccolo, minuscolo problema… Quella torre portava l’aggettivo “fantasma” in modo egregio e signorile, come un bel foulard od una cravatta; era impossibile da trovare, anche solo da vedere ad occhio nudo, e non ci sembrò di scorgerne una dalle nostre finestre, né tantomeno camminando senza sosta per le strade. Sembravamo quasi folli, a girare cercando febbrilmente qualcosa che semplicemente non c’era, camminando con le braccia distese e le mani davanti a noi come ci aspettassimo di sbatterci contro da un momento all’altro, e quando finalmente il mattino lasciò il passo al meriggio, capimmo che se il Metamorfista effettivamente voleva convocarci sarebbe stato lui a farlo, e non noi a trovarla come se nulla fosse. Questa realizzazione non fu proprio il massimo per il nostro morale, eppure spendemmo la giornata in modo utile e producente, recandoci al Porto di Riva Alta per controllare lo stato della nave dei miei cari Deus Ex Random. Difatti, sempre ben preparati e pronti a tutto, Davor, Fresia e Uulen mi dissero che tempo prima avevano lasciato una meravigliosa imbarcazione nel porto, pagando dazio affinché essa fosse protetta e riparata dalle intemperie del porto e dei suoi venti. Sembrava sarebbe stata un’impresa semplice, di quelle che ti richiedono qualche minuto o poco più, ma quando giungemmo al porto il trambusto era pressoché incontenibile, con navi attraccate e rumorose e ciurme intente a caricare e scaricare merci… Le vele di tre imbarcazioni spiccavano su tutte, così come i loro Capitani ed equipaggi. La prima era un galeone di formidabile forgia, con un nome tuttavia piuttosto sciocco a mio avviso, la “Lampo di Tuono”, il cui capitano, un omaccione barbuto dai fregi rappresentanti dei trifogli, si dilettava della brezza fresca e del rapido lavoro dei suoi uomini, mentre la sua prima ufficiale si prodigava che tutti eseguissero gli ordini a modo e senza intoppi; la seconda imbarcazione sembrava ben più seria, in netta contrapposizione con la nave piratesca alla sua sinistra, ed era capeggiata da un’elfa dalla bellezza disarmante, i capelli rossi e ricci che spiccavano sopra la carnagione ambrata e gli abiti da incaricato della marina militare. La terza era, come dire… Una vista per gli occhi, di certo! Una nave rozza e fatiscente, sulla quale tanti piccoli goblin correvano e gridavano, mentre un panzuto e laido hobgoblin cercava chissà quale cimelio prezioso all’interno delle proprie narici gridando ordini a destra e a manca. Capimmo fin da subito, forse perché illuminati dalla volontà di Vorrath o semplicemente per il nostro buonsenso, da quali navi stare alla larga, così iniziammo a cercare una creatura che potesse aiutarci nel recuperare la nostra imbarcazione, trovandola relativamente senza intoppi… Tutti noi tranne Davor, in realtà. Vidi con la coda dell’occhio una creatura appropinquarsi a lui e sbattergli contro come non l’avesse visto, ed il prode guerriero tastarsi le tasche con aria affranta, già certo di non trovare più qualcosa di prezioso dentro di esse; non si aspettava che, al contrario, controllando per bene si sarebbe ritrovato tra le mani un anello d’argento con il simbolo del trifoglio, sicuramente riconducibile al galeone superato da poco. Così, ci separammo per ben poco tempo, mentre il Chierico Rosso si recava a bordo della nave per chiedere spiegazioni su tale gesto, e noi… Beh, cercavamo di recuperare la nave! Con la sua abile parlantina e la sua infinita mole di cazzate, Sylas riuscì a far ammattire il povero custode delle navi, lo sguardo che si alternava tra il registro che portava con sé e noi, chiedendosi effettivamente cosa fosse reale e cosa ormai non fosse che semplice ed artefatta finzione. “Non mi pagano abbastanza per ribattere con voi…” disse in un sospiro, mentre richiudeva il voluminoso raccoglitore e ci indicava dove trovare la nostra imbarcazione! Una gran bella nave per certo, seppur bisognosa di qualche miglioria, la Urgosh II (Seconda) ci accolse come fossimo vecchi amici provenienti da lontano, come una madre che finalmente vede tornare il figlio partito per mare anni prima e che ormai dava per disperso… Il simbolo che avevano inciso su di essa quasi rifulgeva del bagliore riflesso dal sole, invitandoci a partire anche in quel momento stesso. Ma il mare era distante, la nostra partenza ancor di più, ed il nostro viaggio in attesa. Sulla Lampo di Tuono, Davor stava affrontando un incontro piuttosto teso, e complesso… Ritrovatosi con un dragoon puntato alla tempia, non aveva molta scelta se non ascoltare ciò che il Capitano e la sua consorte avevano da dirgli. Si presentarono come Marana e John Malasorte, cognome che subito fece drizzare le orecchie al nostro combattente data la sua più che recente ed intima compagnia, e dissero a Davor che quell’anello doveva raggiungere al più presto la loro deliziosa figlioletta. E lo avrebbe fatto, in un modo o in un altro, questo lo misero ben in chiaro… “Siamo dei poveri genitori preoccupati”, mentì Marana guardando dritto negli occhi il guerriero delle rune, “vorremmo soltanto che lei tornasse con noi”. La storia era ben diversa, ma ciò lo scoprimmo solo ben più tardi… Ricongiuntosi a noi, ed avendo già finito le pratiche per lasciare la nave lì ancora per un po’, pensammo bene di tornare a consumare un pasto in quella che era la nostra nuova “abitazione”, o porto franco che dir si voglia, ma proprio mentre Villa Scaglia si stagliava a qualche metro da noi, una porta mai vista prima catturò il nostro sguardo, oscurando il cielo con la sua maestosa struttura ed invitandoci ad entrare. La Torre Fantasma aveva finalmente deciso di riceverci, Darren aveva finalmente deciso di riceverci! Ormai senza più esitazione, e con sentimenti che aleggiavano tra l’impazienza, il fastidio per il tempo perso e la gioia per essere al cospetto di una così importante creatura, varcammo la soglia e salimmo per numerose e numerose scale, prima di esser trasportati all’interno dello studio del Metamorfista. Il burbero vecchio ci squadrò dalla testa ai piedi, poi con una dolcezza quasi paterna iniziò a parlare, nominando uno ad uno i miei meravigliosi piccoli eroi come se ognuno fosse prezioso a modo proprio, tanto quanto possano esserlo le creature naturali più piccole. Ci disse di come sapeva che fossero i prescelti e di come Malyniria in persona sapesse la loro importanza in quello che è il ciclo della Natura e della Vita, di come la Foresta della Vita stessa anelasse al loro arrivo… Ci perdemmo per un po’ in chiacchiere, che stranamente culminarono con una vera e propria operazione chirurgica in piena regola! Chiedemmo a Darren se fosse in grado di ripristinare l’arto tentacolare di Uulen, laddove qualcuno glielo avesse tagliato, e dopo sua risposta affermativa, Davor non esitò un istante, e con un colpo secco della sua spada tranciò il braccio dalla spalla del nano! Il Metamorfista pregò la natura affinché essa restituisse al povero piccolo druido ciò che aveva perso, ed osservai il braccio del nano ricostituirsi cellula dopo cellula, crescendo e tornando sul suo corpo come se non lo avesse mai lasciato. Ringraziammo la creatura, tornando a questionarla e chiedergli consiglio… Ma le informazioni che uscirono di lì a poco dalle sue labbra mi lasciarono esterrefatta. Davor stesso non riusciva a trovare le parole, o anche solo concepire ciò che il Metamorfista stava cercando di dirgli: il Chierico Rosso era una creatura al di fuori del tempo, o smarrita in esso, insieme a parte delle sue memorie. I sogni del maestro di rune finalmente prendevano un senso davanti ai nostri occhi, così come l’appellativo del Custode della Biblioteca.
Quando lasciammo la Torre, sempre più domande ci infestavano le menti, ma decidemmo comunque di tornare a Villa Scaglia per rigenerarci e riprenderci delle informazioni e gli avvenimenti, quando Sylas mi colpì con quella che ogni Giornale, dei Draghi e NON!, dovrebbero pubblicizzare come l’idea più geniale che un bardo possa avere nella sua intera carriera o circa: andare all’Ora Piccante per fare un po’ di soldi facili per la nostra prossima e temuta missione! La fucina a bordo della nave non si sarebbe pagata da sola, comunque… Fu una serata sfrenata ed un po’ confusa, che ahimé fedele lettore non posso riportare su queste pagine a meno ché io non voglia esser censurata o peggio. Posso solo accennarvi che tra polpi, orsi e battutacce, quel bordello si è trasformato per una breve e focosa serata in un circo in piena regola. Ma questa non è che una storia per un’altra volta…
FINE CAPITOLO II