Emnotork – Il Ritmo Della Libertà – Sessione 17 – 03.04.2024

Chiacchiera del vicolo – Sessione 17

“Tra viaggio e veglia”

Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”

A cura di Vadania S.

Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone

Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso

Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”

Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”

CAPITOLO II

“Il Richiamo della Conoscenza”

… Lo scontro fu impervio, rischioso e senza esclusione di colpi da ambo le parti, con le creature che ci forzavano sempre più a ritrarci nei nostri ranghi, fin quando non riuscimmo a sferrargli il colpo di grazia, liberandoci dai suoi vili sgherri e le sue angherie. Ancora una volta, le illusioni del caro Sylas riuscirono a condurci ad una vittoria senza pari, sudata ma ben meritata, insieme ai colpi strazianti del gigantesco Davor e l’aiuto totemico di Uulen. Gli incantesimi della dolce Fresia li tennero a bada, e gli spiriti angelici di Mahad ci protessero scacciando le ombre, prima che lui svanisse dinanzi ai nostri occhi come in un’illusione. Eravamo stanchi, distrutti perfino, ma quando le acque del pozzo iniziarono a ritrarsi non potemmo che riprendere la nostra missione, sporgendoci lungo il suo confine ed apprezzandone gli interni. A qualche metro da noi, una cupola di vetro faceva da tetto alla mastodontica biblioteca, consentendoci di vedere scorci di luce pari a quelli solari nonostante l’ora ormai tarda, e delle fronte nascoste al di sotto di essa e della coltre di muschio che la tappezzava; da lì, una caduta a strapiombo di una decina di metri ci separava dall’ingresso, così decidemmo di usare una fune, attaccandola al pennacchio più alto della cupola e percorrendo la strada in modo cauto fino al suo fondo, ove due grandi porte in legno massiccio, adornate da pannelli in vetro colorato, ci accoglievano socchiuse invitandoci ad entrare. Lo spettacolo che si aprì dinanzi ai nostri occhi fu incantevole, fuori dal tempo persino: file e file di libri si stagliavano fino al soffitto, in un cerchio perfetto a composizione della stanza, con una magnifica sequoia come suo centro che presentava un incavo con una minuta chaise longue dai cuscini soffici e verdi, un vero e proprio paradiso per la lettura! Qui, il Guardiano della Biblioteca, un elementale mai visto prima dalla pelle azzurrognola ma simile al tronco di un albero, gli occhi brillanti di luce propria e svariati rami e foglie che nascevano al di sopra del suo capo come fossero una lussureggiante chioma, ci accolse e ci disse che ci stava aspettando. Le parole non bastano per descrivere l’enorme emozione provata nel sentire che Malyniria in persona aveva predetto il nostro arrivo, un fremito che ti scuote dalla punta dei capelli fin dentro le scarpe, riempiendoti d’importanza e di… solennità. La consapevolezza che tutto risiede nelle tue mani. Ed io ero lì, fedeli lettori, al cospetto di tale responsabilità riposta nelle mani dei giovani eroi di cui vi narro… Davor, Uulen, Fresia e Sylas si dividero al terminare di questo scambio, attratti dalla moltitudine di libri che ci circondava con gli argomenti più disparati, passando da una parte all’altra con braccia piene di tomi ed occhi carichi di meraviglia. In modo molto saggio, Uulen decise di indagare la stanza intorno a noi, convinto che avrebbe trovato qualcosa che ci indicasse il passo successivo, nonostante le parole del Custode ci avessero un po’ scoraggiati. Difatti, nonostante loro fossero gli eroi di cui tanto la Natura aveva parlato, l’elementale affermò che ciò che ci occorreva, il rituale per la salvezza del seme di Arcanalbero, non si trovava in quella biblioteca, poiché egli stesso lo aveva cercato e non era mai riuscito a trovarlo, nonostante il suo padrone (un discendente dei Prescott, o così affermò) gli avesse detto che la risposta alle domande si sarebbe trovata qui. Così, il piccolo nano tentacoluto iniziò a fare ciò che più conosceva, si avvicinò all’albero principale della sala e lo esaminò, cercando di entrare in contatto con lui e di ottenere una risposta. Non passò molto prima che la Natura gli rispondesse, narrando di come un Arcanalbero possa rinascere sotto la guida di un Matusalemme, e che per raggiungerli avremo vissuto un viaggio impervio e lungo… La nostra prossima tappa, difatti, era la Foresta della Vita, o le Terre Fertili. Dopo aver letto quanto occorreva, esserci preparati ed aver riposato, all’alba del giorno seguente ci siamo rimessi in viaggio, lasciando alle nostre spalle l’idilliaca biblioteca con la promessa di tornare, un giorno, per mostrare i nostri progressi. Il nostro carro, trainato da lepri e jackalopes, ci attendeva placidamente al limitar della foresta, e grazie ad esso il nostro pellegrinaggio fu liscio e privo di intoppi, oltre che rilassante e comodo. Decidemmo così di sostare nel Sobborgo Luthani, in modo da poter dormire finalmente in un letto comodo e rifocillarci come doveroso… Devo ammettere, fedeli lettori, che nonostante io sia stata al fianco di numerosi eroi nella stesura dei miei racconti, mai mi era capitato di ricevere un’accoglienza sì calorosa! Guardie, contadini, mercanti e bambini ci vennero incontro, lodando le gesta dei miei adorati compagni, ringraziandoli per averli salvati ed offrendo loro i doni più disparati, da stoffe morbide e setose, a cibi un po’ più pregiati, rifugio e quant’altro serva a dimostrare eterna gratitudine. Apparentemente, un giovane mago discepolo di Barnaby, tale Beiran Woodshard, era stato informato proprio dal suo maestro in merito alle imprese degli eroi che stavo seguendo, ed ammirato ci offrì di festeggiare nella taverna il Limone Fortunato, dove un panzuto elfo con una gamba sola si dilettava nel gonfiare il proprio ego e le proprie tasche. Oserei dire abbia trovato pane per i suoi denti, tra me e Sylas, poiché non esistono bardi che possano equiparare il nostro eloquio e le nostre storie, veritiere e non! In poco tempo, l’attenzione totale della taverna era puntata su noi due, con creature intente a pendere letteralmente e metaforicamente dalle nostre labbra! Ad eccezione di una donna, un po’ in disparte, alla quale Davor decise di appropinquarsi. Lucretia Malasorte, questo il suo nome, era una donna dalla bellezza rara ed i tratti esotici. La carnagione olivastra brillava sotto la luce calda delle lampade ad olio, i suoi capelli corvini tanto scuri da ricordare il Vuoto in persona, ed i suoi occhi di un verde tanto intenso da far impallidire i più puri tra gli smeraldi grezzi; tra le sue mani, giaceva pigramente un quadernino con appunti meticolosamente scritti a mano sull’arte dei guerrieri degli Echi, uno studio approfondito su come ampliare le proprie doti e poteri: essendo così affine alle doti combattenti del caro Davor, ho sentito che ebbero una piacevole serata in compagnia, tale che la mattina seguente ella stessa ci accompagnò sul carretto, e verso la ormai non più lontana Synistas. L’arrivo in città si svolse all’imbrunire, quando ormai l’aria afosa aveva lasciato spazio ad una ben più piacevole e soffice brezza, e le nostre membra ormai stanche pregustavano un pasto caldo ed un cuscino sotto la testa; proprio per questo motivo ci recammo a Villa Scaglia, la magione che i Masters Killers avevano adibito a faro di luce per gli avventurieri, un luogo in cui sostare, ottenere informazioni, cercare alleati… Non sapevamo che, il giorno dopo, saremmo stati accolti da una lettera di Darren, il Metamorfista.

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