Chiacchiera del vicolo – Sessione 15
“La natura sa essere crudele, a volte”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Federico T. è Mahad Majere, Chierico di Vorrath
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
Federico T. è Sylas, “Silver Tongue”
CAPITOLO I
“Il Riverbero Della Natura”
Fortunatamente, al contrario di quanto pensassimo, le guardie non hanno voluto catturarci; a seguito dell’incendio nella taverna, è stato dato loro l’ordine da Lady Martha di portare tutte le creature in caserma per essere interrogate, una per una, così ci hanno chiesto di seguirli. Decisamente riluttanti, abbiamo cercato di scappare da questo incombente e gravoso compito, tentando anche grazie a Fresia di convincere Martha delle brusche maniere dei suoi sottoposti, tuttavia questo ci ha condotti unicamente sempre più all’interno della sua tela. Difatti, dopo il nostro breve scambio di battute, ella stessa ci ha scortati, seppur in modo ben più pacifico rispetto alle guardie, all’interno della caserma. Una scena agghiacciante si stagliò dinanzi ai nostri occhi: gabbie e celle minute invadevano quella che un tempo doveva essere la magione di un qualche signorotto, i cui resti delle pareti erano ancora visibili nonostante fossero state abbattute per far posto alle pesanti sbarre di ferro. Una singola guardia svolgeva pigramente il suo lavoro, dondolando sopra una sediolina in legno rischiando quasi di spaccarsi il cranio laddove fosse caduto. Eppure, fedeli lettori, non era la conformazione della stanza a catturare il mio fine occhio, bensì una creatura che, nel tempo, avevo imparato a conoscere bene; Sylas detto “Silver Tongue” era sempre stato una creatura elusiva, abile nella parlantina quasi quanto me, ed altrettanto nell’intessitura di racconti e fantasticazioni, comprenderete bene il mio shock nel vederlo intrappolato in una gabbia come i pochi paesani presenti nella stanza. “Cosa ci fai qui?!”, gli chiesi con tono concitato ed una moderata dose di preoccupazione e paura in corpo, “l’ultima volta che ho avuto tue notizie eri letteralmente all’altro capo del mondo, nelle Terre Fertili!”. La sua risposta mi arrivò tanto aspettata quanto un tuono dopo un lampo in una giornata di tempesta: si stava recando verso Synistas per trovare un centro nevralgico ben più avvezzo ai suoi usi rispetto a Porta del Gelo, ma di passaggio pensò bene di fermarsi a Foresia per recuperare le risorse prima di mettersi nuovamente in viaggio, e proprio in quel momento venne catturato e sbattuto in cella senza altra motivazione se non quella che era al posto sbagliato al momento sbagliato. Comprese le sue motivazioni, io ed i Deus Ex Random ci siamo avvicinati alla minuta sala degli interrogatori, una stanza striminzita e pressoché vuota, arredata unicamente da un tavolo ed una sedia, ambidue in legno di ciliegio ormai rovinati e semi-distrutti. Convinta delle sue scelte, Martha ci chiamò uno alla volta, riuscendo a strappare dalle nostre labbra null’altro se non menzogne accuratamente confezionate proprio per lei, frasi che giravano intorno alle sue domande facendole perdere totalmente il punto dell’interrogatorio, fin a farla innervosire a dismisura. Mentre il primo di noi, Davor, andò all’interno della sala, Uulen e Mahad iniziarono a cercare un metodo per liberare Sylas dalla sua prigione di ferro, tentando di rubare le chiavi alla guardia dondolante; difatti, egli sembrava esser pesantemente sotto l’effetto della Meraviglia, assuefatto da essa ed in estasi, perso in chissà quale fantasia profana e lontana, aiutato anche dalla dolce Fresia che, con un trucchetto, alimentava il suo delirio con immagini astratte e colorate. Sembravano esser quasi riusciti a sfilare il pesante mazzo di chiavi dalla sua cintola quando, in totale tranquillità, Sylas ha preso i suoi attrezzi da scasso dalla propria borsa (incredibile come le guardie siano riuscite a lasciargli delle cose del genere addosso!!!) ed ha agilmente aperto la porta della propria cella, affiancandosi ai due ed incitandoli nel loro piccolo furto. Una scena esilarante, questo devo ammetterlo, infatti ho fatto non poca fatica a trattenere le risate! Nonostante questo, gli interrogatori sono proseguiti, anche quando Sylas ha preso le fattezze di Uulen per evitare ch’egli dicesse qualcosa di troppo strano nell’interrogatorio. Una volta terminato, la rabbia di Lady Martha era tanto incontenibile da esser esplosa all’interno della stanza vuota, che noi avevamo precedentemente lasciato, dandone sfogo distruggendo quel poco del mobilio ormai rimasto. Approfittando del rumore, Mahad ebbe un’idea geniale: sfruttare il trambusto per colpire la guardia alla testa, facendola cadere dalla sua scomoda e sbilanciata seduta, poi rubargli le chiavi dalla cinta, piano che venne portato a compimento senza troppi sforzi ed in modo soddisfacente. Ma il suo flusso di idee si era tutt’altro che fermato, anzi… Lo ferii ad una gamba, per rendere il tutto più credibile, ed egli si diresse nuovamente verso la sala d’interrogatori, dove diede sfoggio delle sue doti attoriali più spiccate! Convinse Lady Martha che il prigioniero Sylas era scappato, usando il suo casino per tramortire la guardia, rubare le chiavi e darsela a gambe. Avreste dovuto vedere la sua faccia, non ho mai visto in tutta la mia vita una creatura realizzare quanto profondamente oscura potesse essere la sua vita fino a quel momento. Nonostante ciò, l’elfa ci intimò di andarcene, ma rimase in quella stanza, girando come fosse un animale in gabbia che cerca con tutte le forze di trovare la soluzione ad un problema ben più grande d’ella stessa. Ciò ci aiutò non poco, perché ci permise di notare una porta, a fianco delle celle, che conduceva al piano inferiore… Piano nel quale trovammo le vecchie guardie cittadine, ormai emaciate e colpite da settimane (forse mesi?) di prigionia, stenti e tormenti. Li liberammo, promettendo loro salvezza e giustizia, ed il loro vecchio capo, un omaccione di almeno due metri d’altezza, i capelli e la barba bianchi e gli occhi buoni di nome Dhubrel, si propose di aiutarci laddove avessimo combattuto. Davor gli diede una spada ed un’armatura, preparandolo allo scontro che scoppiò di lì a poco. Devo essere onesta, fedele lettore, definirlo scontro mi sembra eufemistico: fu una vera e propria carneficina, Lady Martha non riuscì a sferrare neanche un attacco nei confronti dei miei fidati compagni. Fu Fresia a finirla, dilaniandola con i suoi artigli ed i suoi morsi ursini ed agitandola in giro, spargendo il suo sangue sulle pareti ed il pavimento circostanti. Davor pensò anche bene di prender la sua testa, in modo tale da usarla come incentivo per le guardie al suo servizio, e Mahad e Uulen si diressero a salvare le creature lasciate al piano di sopra nelle celle, un bambino, una coppia ed un giovane sordo, con il quale la nostra “Occhi Di Falco” ha interloquito per mezzo telepatico. Parrebbe che Lady Martha non fosse che una pedina, e che rispondesse a qualcuno di più grande e potente di lei… Un po’ sconfortati dalla notizia, ma rincuorati dall’esser riusciti a salvare i prigionieri, ci dirigemmo verso l’uscita della caserma… Al solo pensiero di cosa ci ritrovammo davanti, fedele lettore, ancora tremo e gli occhi mi si colmano di lacrime. Ne scriverò, perché l’arte vuole che io ne sia la portavoce, ma spero che le parole che imprimerò qui su carta lascino un giorno le mie palpebre, ogni qualvolta chiudo gli occhi. L’arcanalbero di Foresia era morente, i suoi rami emanavano un fumo denso e spesso, grigio e nero come il vuoto stesso, simile a fuliggine; i semi, una volta lucenti e pregni di vita, adesso erano neri ed avvizziti, ricurvi su loro stessi, e toccando il suolo davano vita a creature degne degli incubi di ogni creatura ancora sana di mente. Un singolo seme lottava con tutte le sue forze per mantenersi vivo e brillante, un unico barlume di Natura e Vita che sembrava chiamarci ed attirarci a sé, implorarci di salvarlo, e così decidemmo di fare. Incuranti dei fumi, incuranti delle creature del Vuoto e della marcescenza, i Deus Ex Random scattarono in direzione del ramo che ancora reggeva quel solo seme, ed io con loro, ma diretta oltre esso… Verso l’abitazione dell’unica creatura che ebbi mai l’onore di definire “Madre”, e del solo che io abbia mai chiamato “Fratello”, Tork e Zietta Petunia. I miei compagni riuscirono senza alcun intoppo a prendere il seme, grazie alle grandi dimensioni assunte da Davor, ed al passo leggero, magico ed elegante di Sylas, che lo condusse tanto vicino al seme da poterlo sfiorare ed in seguito afferrare. Bussai con tutte le mie forze alla porta dell’abitazione, piangendo e gridando come mai avevo fatto prima d’ora, e quando loro mi aprirono mi beccai anche un, meritato, ceffone. La situazione era disperata, e costringerli ad aprire quella porta aveva messo tutti a repentaglio, ma era l’unico posto io potessi avere per essere al sicuro, per portare i miei compagni al sicuro… Oh, chi prendo in giro… Non sarei mai riuscita ad andare via sapendo i nostri alleati in trappola qui. Spendemmo qualche momento in chiacchiere, con Tork intento a rimproverarmi severamente, quando Fresia prese il seme tra le mani e pensò con tutta la sua intensità al cervo Dyrrath. Ciò che accadde dopo va aldilà della mia comprensione, ma la luce ci avvolse totalmente, abbagliandoci finché i nostri occhi non si furono abituati alla surreale scena intorno a noi: uno spazio interamente vuoto, bianco e ricco di pace, le cui uniche altre forme oltre alle nostre erano quelle di tronchi bianchi e lisci… Ed il cervo dalle corna d’oro.
FINE CAPITOLO I