Chiacchiera del vicolo – Sessione 13
“Il Riverbero Della Natura”
Dalle pagine di “Cicatrici Del Destino”
A cura di Vadania S.
Federico T. è Mahad Majere, Chierico di Vorrath
Ivan B. è Uulen Fae, Druido ubriacone
Alessio M. è Davor, il Chierico Rosso
Danilo P. è Malec Talan, IL Bardo
Martina D. è Fresia, Druida “Occhi di falco”
“E così siamo giunti al giorno che ha susseguito la “Fine di Tutto”, fedele lettore. Ricorderai che ci siamo lasciati nel precedente volume con una sanguinosa battaglia nel cuore del Lago Luthani, dentro un mostruoso Worth che per poco non faceva secchi me ed i miei affiatati compagni. Il rituale era stato lungo e devastante, senza esclusioni di colpi da parte di ambo le fazioni; quando finalmente siamo riusciti a rivedere la luce del sole, solo allora abbiamo compreso che ce l’avevamo fatta, che quei disgustosi mostri del Vuoto non avevano vinto, non stavolta!
Eppure, fedele lettore, l’aver vinto mi lasciava con l’amaro in bocca, e sono sicura ne immaginerai il motivo: ero, tristemente, pronta a lasciare i miei ritrovati compagni. D’altronde, tutte le belle storie hanno una fine, ed i giovani Avventurieri che ci hanno aiutati sicuramente avevano bisogno del mio impeccabile aiuto e guida! È stato triste separarmi da loro, ma non posso che ringraziarli per le belle, seppur brevi, avventure che mi hanno permesso di vivere con loro. Ma adesso, senza ulteriore indugio…
CAPITOLO I
“Il Riverbero Della Natura”
Come si confà ad ogni “Eroe” che si rispetti, i nostri cari avventurieri si sono diretti verso il liberato Sobborgo Luthani per accertarsi delle sue condizioni al terminare della battaglia: le case cadevano a pezzi, e casse su casse di viveri ed averi giacevano sulle strade pronte ad esser reclamate dal leggittimi proprietari al loro ritorno. Un piccolo esercito di elementali dell’aria, capeggiati dal mago Barnaby, si occupava già delle riparazioni così, rincuorati dalla scena, ci siamo riparati in taverna per mangiare qualcosa e riposare un po’. “Foresia ci aspetta”, pensai tra me e me mentre cucinavo un trancio di leban trovato (fortunatamente) in ottime condizioni in una cassa della taverna; Davor, al mio fianco, sembrava pensoso e non gli do torto. La situazione di Uulen non sembrava delle migliori a causa delle iscrizioni su di esso, tra poco sarebbe stato il momento di ricopiarle per evitare che la corruzione del vuoto si espandesse, ma Fresia ed il Chierico Rosso non avevano mai compiuto un rituale tanto importante. Il pasto ci rincuorò al punto di conciliarci il sonno, ed al nostro risveglio eravamo più che pronti per aiutare Barnaby, poi metterci in viaggio diretti alla nostra prossima meta; ma andare a piedi verso Foresia… diciamo che non era proprio ciò che avevo in mente, ed anche gli altri si ritrovarono d’accordo con me, cercando il carretto che avevano lasciato nel versante sud. Effettivamente lo abbiamo ritrovato, anche in ottime condizioni, devo dire! Ma con un piccolo, minuuuuscolo problema… una totale mancanza di cavalli per trainarlo!!! Neanche le doti druidiche di Uulen o gli occhi attenti del falchetto di Fresia sono riusciti a riportarli da noi, eppure abbiamo trovato delle tracce che conducevano alla Foresta di Khaddag! Ci siamo avvicinati ad essa il più possibile, e proprio al suo limitare una bestia maestosa è giunta al nostro cospetto! O, beh, dovrei dire che siamo noi ad esserci ritrovati al suo, di cospetto… un cervo bianco, candido come la luna, dalle corna d’oro e delle rune ad illuminarle di una luce quasi sacra… Dyrrath, così ha detto di chiamarsi. Una prole di Malyniria che, a quanto pare, ha percepito l’essenza della natura stessa nel nostro gruppo… Non capisco bene cosa intendesse con quella frase, ma l’aiuto che ci ha fornito non era certo cosa da poco! Certo, durante la notte siamo tutti stati colpiti da degli strani sogni, ma sento che essi potranno aiutarci in qualche modo. Sono un po’ preoccupata per Davor, ad ogni modo, lui sembra quello che è stato colpito più duramente dal suo sogno… che fosse un incubo? Nonostante questo, all’alba del secondo giorno ci siamo rimessi in viaggio, ed in un paio d’ore dinanzi a noi si è stagliata una scena curiosa, affascinante ed allo stesso tempo raccapricciante… un arcanalbero spaccato in due, una metà corrotta dal Vuoto, mentre l’altra sembrava lottare per mantenersi in vita. Sembrava proprio l’inizio della fine, fedeli lettori, ma questo non era che l’inizio di un nuovo capitolo…