EMNOTORK – “IL BUIO SOTTO LA MASCHERA” – Sessione 61 – 29/05/2023

La Chiacchiera del Vicolo

Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim

La compagnia dei Guitti di Zeno, formata da

Paolo A. nel ruolo di Lunlelm, il canuto ragazzo affascinato dal mondo dei morti e dalla magia arcana.
Patrizio Z. nel ruolo di Zeno Endimion, il nobile incantatore dai modi raffinati ma dai poteri incredibili.
Andrea B. nel ruolo di Mordecai, lo spigliato bardo dalla lira sopraffina e dallo sguardo ammaliante.
Johnatan B. nel ruolo di Gerbo Turen, il bislacco gnomo devoto di Malvar e amante delle caramelle.
Alessandro R. nel ruolo di Valente Monese, il fiero paladino di Malvar dai nobili ideali e dal braccio possente.
Danilo F. nel ruolo di Drugan Gambalunga, il selvaggio nano barbaro con il sangue di Vorrath che arde nelle vene.


Una volta liberati dal pericoloso plotone di guerriglieri hobgoblin, il mago viene fuori dalla carrozza lasciando all’interno i suoi giovani apprendisti ancora scossi. Zeno cerca di trovare un punto d’incontro con l’incantatore fin quando non riesce a strappargli almeno il nome: Lortas Cassarius. I Cassarius sono una stirpe di incantatori nomadi molto rinomati anche se nell’ambiente molti sostengono che oramai i fasti di un tempo sono ben lontani e che gli ereditieri della loro conoscenza sperperano le ricchezze di famiglia in agio e lussi di ogni genere.
Il mago confessa che si è allontanato da Ossidia perché molti maghi sono stati tacciati di essere andati oltre con i propri studi. Non specifica nulla ma parla di disordini in cui non voleva essere coinvolto. Nomina solo il vecchio capitano della guardia, Vòndravos, e del fatto che si stia occupando della faccenda, dopodiché, torna sulla carrozza e ordina al suo cocchiere di allontanarsi in tutta fretta.
Gli hobgoblin sembra non avessero un mandante esplicito: nessun simbolo, nessun messaggio nascosto. Solo un lauto bottino.
I Guitti analizzano con attenzione il luogo dell’appostamento e scoprono che i guerriglieri erano lì in attesa da più di una giornata, facendogli intendere che aspettassero il passaggio di qualcuno in particolare. Prima di lasciare il luogo dello scontro, decidono di caricare sul carro uno dei cadaveri e mostrarlo ad Ossidia quando la raggiungeranno.
Selune appare molto silenziosa, e alla domanda sul perché abbia usato la trama risponde che era un caso di vita o di morte. Ammette che in passato ha fatto parte di una congrega di bardi in cui ha appreso i rudimenti della trama artefatta, ma vedendo come la trama li affascinava portandoli a commettere atti immorali se ne è allontanata.

Il viaggio sul carro continua senza altri intoppi fino a raggiungere le torri di Ossidia. Subito delle guardie con elmi a celata di presentano attorno al carro interrogando i Guitti sul motivo della loro visita. Mostrare il corpo dell’hobgoblin morto non fa batter ciglio ai miliziani che asseriscono di come fuori dalle mura ciò che succede ai viandanti non è affar loro.
Vedendo il simbolo di Malvar, le guardie non fanno altre domande e fanno passare gli avventurieri che si imbattono poco dopo sul lastricato per il Gran Bazaar, un fortino dedicato a mercanti di ogni genere presidiato giorno e notte dalla milizia che ne pattuglia i camminamenti rialzati.
Una volta entrati, gli eroi vengono subito avvicinati da un mercante elfico di nome Rillid. L’elfo sorridente dai lunghi capelli color fieno e dal viso scavato presenta loro una vasta scelta di prodotti incredibili tra le quali pergamene di magia e ammennicoli incantati.
L’elfo propone un affare a Mordecai sfidandolo ad un gioco di carte: se vincerà lui venderà un oggetto che il gruppo necessita ad un prezzo estremamente vantaggioso. Il bardo viene purtroppo sconfitto ma il mercante decide comunque di applicare un piccolo sconto per aver accettato la sfida. Dopo aver scambiato merci e acquistato il necessario, un uomo di una certa età in corazza pesante si avvicina a Zeno dopo aver seguito tutta la vicenda della sfida. L’uomo si rivela essere il capitano Vòndravos citato da Lorlas Cassarius che propone ai Guitti un accordo lontano da occhi indiscreti: se gli eroi aiuteranno il capitano con le indagini, lui terrà gli occhi aperti per l’uomo del ritratto che gli avventurieri portano con sé.
Le indagini riguardano tre morti misteriose: un giovane manutentore, un operaio modello e una giovane donna di cui non si conosce l’identità. Pare che tutte e tre le vittime siano state trovate morte nel Gran Bazaar a una distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Vòndravos riporta che i corpi non avevano ferite di nessun genere e che non erano state avvelenate. Tuttavia i cadaveri sono ancora nella sala dei morti della città.
Dopo essersi accordati Selune viene pizzicata da Mordecai con una domanda. Il bardo le chiede se una delle vittime non sia imparentata con lei. La menestrella getta la maschera e ammette che la giovane donna era sua sorella. Seline si chiamava ed era una locandiera di Galedria. Dopo anni avevano deciso di riprendere i contatti vedendosi a Ossidia, ma quando Selune è arrivata ha fatto giusto in tempo a vedere le guardie che portavano via il suo corpo esanime da un magazzino.
Colta da paura e incertezze su chi potesse fidarsi, ha deciso di tornare a sud verso il Fortino di Scalarossa per trovare qualcuno che la aiutasse nelle indagini. Era certa che gli spettri che avevano attaccato sia lei che i Guitti fossero lì per lei, perché aveva visto troppo.

Ora che si trova di nuovo lì assieme agli avventurieri, decide di andare fino infondo con il loro aiuto: l’assassino potrebbe essere proprio l’uomo dei T’han, colui che con le possessioni ha messo a rischio la vita del padre di Zeno e che pare abbia ancora in pugno il Barone dei poveri…

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