EMNOTORK-“I pilastri della fiamma”-SESSIONE 31-26.10.2023

Chiacchiera del vicolo – Sessione 31

Lorenzo B. nel ruolo di Eren, chiamato da Weinal

Andrea B. nel ruolo di Filavandrel aén Fidhàll, Il prescelto dal Re

Salvatore T. nel ruolo di Ignigo Septimus, Il senzadio

Gianluca S. nel ruolo di Gil-Saed, Lo scrittore

Maher A. nel ruolo di Ilios Néhs Intensen, La parola del sole

Fabrizio N. nel ruolo di Derron, dal terribile talento

  • Al suo rientro dall’ispezione nelle camere della Bassa Quercia Gil trova i suoi compagni già a letto da un pezzo e sul suo letto un familiare scheletro. La creatura ancora una volta gli parla utilizzando criptici messaggi all’interno della pergamena dal linguaggio misterioso che solo in queste occasioni pare assumere un senso. Lo scheletro prende per mano Gil e lo conduce in uno scenario della consistenza dei sogni terribile come il peggiore degli incubi. Un campo erboso vicino a piccoli edifici di pietra, corpi carbonizzati giacciono ai suoi piedi. La loro identità è presto rivelata, sono i corpi dei suoi compagni etra di lor c’è anche il suo. Chi sei? Un amico. Cosa vuoi dirmi? Stringi la vita. Cosa vuoi da me? Salvarti. Non si tratta di prevedere un pericolo futuro ma di ricordare qualcosa per evitare un destino nefasto? Gil ha tante domande, ma preso il giorno esige il suo tributo ed il mago si sveglia nel suo letto. Nelle mani stringe un foglio di pergamena con sopra tracciato di suo pugno un incantesimo a lui sconosciuto.
  • Al mattino gli eroi vengono visitati da Campanella. La fata era stata mandata da Filavandrel a spiare e tracciare i movimenti dei Cavalcacolline e ora si presenta stremata e ferita. Campanella racconta di aver individuato nei pressi della cascata dove si apre il passaggio nascosto alla città delle ali il compagno animale di Selene, la capra Betta. A detta della fata l’animale, che trasportava uno piccolo forziere d’argento, l’ha avvistata nonostante questa fosse invisibile e le ha dato feroce battaglia tramortendola. Qualsiasi cosa sia, non è un animale.
  • Gli eroi si mettono sulle tracce dell’animale nei pressi della cascata, ma tutto ciò che trovano sono segni di erba bruciata e delle tracce che si allontanano dalla cascata di direzione di Latavia.
  • Gli eroi decidono di introdursi nella città delle ali attraverso il passaggio sepolto sul fondale del lago e sbucano all’interno delle rovine di un tempio particolarmente antico.
  • Trovano a guardia dell’ingresso alla città una vetusta sirena di nome Cielo. La creatura, ormai demente a causa dell’età, regge un neonato piangente tra le braccia. La sirena si offre di donare agli eroi un uovo sacro che consente anche a chi non possiede le ali di accedere al reliquiario se aiuteranno il suo bambino a vivere, ma di fare in fretta poiché le sue figlie, Fuoco e Vento, rientreranno presto dalla caccia e loro non sono tolleranti nei confronti di chi dissacra le stanze della dea camminando invece che volando. Gli eroi risolvono l’enigma realizzando che essendo una creatura chimerica la sirena deve aver partorito il neonato invece che averlo deposto da un uovo, ciò solleva e tranquillizza Cielo, ma al tempo stesso segna la vita del bambino che viene subito divorato dalla creatura che lo reputa impuro ed inutile.
  • Fuoco e Vento rientrano dalla caccia e provano a riappropriarsi dell’uovo ceduto dalla loro demente madre. Gli eroi evitano tuttavia il conflitto giungendo a patti con loro. Le sirene erano a caccia di una bestia sbucata dalla città delle Ali attraverso il passaggio che loro sorvegliano. Le sirene sono sicure di non aver fatto entrare nessuno e tuttavia l’animale era li. I guardiani si offrono di perlustrare il santuario al quale le Sirene non possono accedere per assicurarsi delle sue condizioni e senza portare nulla di quello che troveranno con sé. In cambio le sirene gli concederanno temporaneamente l’uovo così come la possibilità di entrare nelle sale della dea, ma solo per assicurarsi che non sia stato rubato nulla.
  • All’interno del santuario gli eroi fanno la conoscenza di uno spirito. Questi è l’anima immortale di Terzo, uno dei primi nove “Amanti” della dea. Convinto che gli eroi siano fedeli della dea in pellegrinaggio lo spirito si lascia convincere ad aprire le porte sigillate del santuario con il pretesto di assicurarsi che nessun nemico della dea abbia rubato la chiave avendo così accesso alle reliquie ed ai tesori. Terzo ricorda agli eroi che le reliquie di maggior valore sono conservate all’interno di un simulacro guardiano che si aprirà solo quando saranno offerte tre uova sacre all’altare centrale.
  • Gli eroi in una delle stanze incontrano una prigioniera cieca. La giovane si fa chiamare, Madre della notte e racconta di essere stata catturata e imprigionata li dai suoi stessi compagni fedeli alla dea Pavona quando la dea si rifiuto di accettare il suo atto di amore maledicendola. La donna dice di aver concepito in sogno con il buio come unico compagno un figlio che ora porta in grembo e la cui nascita cambierà il destino di molti. La donna racconta che ancora oggi vengono a prelevare il sangue suo e di suo figlio come fossero una risorsa del monastero e che a farlo è una donna abbastanza giovane, almeno dalla voce. La prigioniera implora di essere liberata, lei avrebbe potuto lasciare da tempo il luogo ma è circondata da un fiume benedetto dalla dea che suo figlio che lei porta in grembo non può attraversare.

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