La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia dei NANI, formata da
Marco B. nel ruolo di Ruzzolo detto mestolo, il gerriero nano con la passione per la cucina
David B. nel ruolo di Otto, il piccolo halfling dalle dita fatate e l’occhio di falco
Stefano L. nel ruolo di Remo Greyforge detto rantolo, fiero chierico nano devoto a Weinal
Davide B. nel ruolo del vecchio Tobia, anziano gnomo incantatore amante della natura
Massimo M. nel ruolo di Rotolo, il burbero nano druido dall’animo ferino e lo spirito selvaggio
Roberto G. nel ruolo di Rosaspina detta biancaneve, l’avvenente e letale mezzelfa paladina
Il lugubre laboratorio di Arvald Tharos inizia subito a presentare delle stranezze: in un baule inchiodato al pavimento i Nani trovano una curiosa sfera imbevuta dal potere della trasmutazione, capace, a quanto dice Ravidar, a spostarsi nello spazio per brevi distanze.
Dopo averla attivata con la trama del medesimo tipo, il simbolo sul pavimento in cui viene collocata la sfera si illumina permettendo agli eroi il passaggio all’interno del laboratorio vero e proprio.
Un’antica struttura edificata a quanto pare dai nani, presenta diversi ambienti, tra cui un grande tomo circondato da candele che non si consumano. Il libro viene analizzato da Ravidar assieme alle competenze di Tobia ma il necromante asserisce che gli occhi dei viventi non possano leggere quelle pagine. Utilizzando ancora una volta l’amico Valarig per la sua particolare condizione di servo non-morto, Ravidar riesce a leggere le parole che si riferiscono al fatto che solo la morte può fungere da mastro di chiavi. Ciò gli sarà chiaro in seguito.
Un passaggio per un’altra sala rivela una trappola che nemmeno il piccolo Otto riesce ad oltrepassare, per cui gli avventurieri tornano sui propri passi scoprendo che su una parete vi sono dei simboli incisi nella pietra: pare si tratti di un indovinello che solo esseri senzienti dotati di intelletto possono risolvere. Forse una misura di sicurezza per evitare gli esperimenti stessi fuggissero da quelle mura. In ogni caso Rosaspina ha subito un’illuminazione che la porta ad oltrepassare quel punto apparentemente cieco.
Una volta al di là della parete però, dei gas venefici iniziano ad infiltrarsi nei polmoni degli eroi e il cagionevole Ravidar cade subito preda di quegli effluvi.
Una volta soccorso, il mago torna in formazione scoprendo una fenditura dalla quale il gas è più denso. Provare a superarlo senza protezioni mostra agli eroi gli effetti necrotici sulla propria pelle, per cui la magia della pietra risolve il problema del passaggio.
In una buca nel terreno viene poi scorta, avvolta dagli stessi fumi necrotici, una chiave sospesa a mezz’aria che ancora una volta solo Valarig può afferrare.
La chiave porta i Nani nell’epicentro del laboratorio, un luogo sacrilego al cui centro si erge un altare largo e piatto con l’effige di un teschio. Minacciosi bracieri dalle fiamme verdastre ardono nelle mani di grosse statue raffiguranti le disturbanti sembianze di cavalieri scheletrici: due pergamene ingiallite spuntano inoltre fuori dalle pareti infondo alla grande sala.
Sull’altare, il Calice della Rovina: il pericoloso artefatto che ha imposto l’orrenda maledizione che ha tramutato Cineris e tutti gli abitanti del bosco montano in mostri ripugnanti.
Ravidar viene attirato al calice con il suo fedele amico Valarig, ma il gruppo non fa in tempo a fermarlo che l’uomo valica la scalinata dell’altare diventando polvere. Valarig, tuttavia, acquisisce una sorta di volontà che lo porta ad esprimersi come fosse in vita. Vedere il suo vecchio amico ridotto in polvere lo distrugge e, afferrato il calice come possa rappresentare la salvezza, le statue dei Guardiani della Rovina prendono vita.
Una dura battaglia in inferiorità numerica costringe i nani a trincerarsi in difensiva, dal momento che il passaggio alle proprie spalle si chiude obbligandoli a trovare un altro modo per fuggire.
Il potere della morte sembra interferire inoltre con la trama curativa di Weinal e la situazione a quel punto precipita in fretta.
Nel momento più buio però, appare lo spirito di Ravidar stesso che afferra il calice scoprendo di come la sua forma spirituale interferisca a sua volta con i Guardiani del laboratorio. Assordati dallo stesso potere del calice i nemici scoprono il fianco, permettendo ai Nani di effettuare l’ultimo, e forse risolutivo, assalto finale.