La Chiacchiera del VicoloDal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia dei NANI, formata da
Marco B. nel ruolo di Ruzzolo detto mestolo, il gerriero nano con la passione per la cucina
David B. nel ruolo di Otto, il piccolo halfling dalle dita fatate e l’occhio di falco
Stefano L. nel ruolo di Remo Greyforge detto rantolo, fiero chierico nano devoto a Weinal
Davide B. nel ruolo del vecchio Tobia, anziano gnomo incantatore amante della natura
Massimo M. nel ruolo di Rotolo, il burbero nano druido dall’animo ferino e lo spirito selvaggio
Il sotterraneo sembra essere stato costruito dagli Adamdar con una tecnologia appartenente ai Kiengir. I nani apprendono quindi che la tecnologia che credevano appartenere ai nani neri e che loro stessi avevano offerto ai giganti Ritth è in realtà originaria di questa razza ormai estinta.
Uno degli addetti ai lavori, un certo Saxta Tahn, è sopravvissuto a quell’inferno e racconta agli eroi di come un certo Khalam’Quan, il monaco di ferro, si sia insidiato in quella miniera sterminando gli Adamdar e fondendoli con metallo e non-morte per farne i suoi schiavi.
Pare che delle trivelle si occupino di fornire al monaco l’etherium di cui si nutre da quasi 150 anni e che lo hanno resto un combattente incredibile. Il monaco stesso pare essere devoto a Graverk, oscura divinità della non-morte che gli ha concesso quel potere in un rituale macabro.
Scesi più in profondità, gli eroi scoprono diverse sale in cui degli Adamdar meccanici ancora lavorano senza sosta come surrogati dei nani che erano in vita.
Uno in particolare, Gambaletto, sembra conservare ancora la propria volontà in quanto incompleto: il suo busto senza braccia difatti giace su un tavolo da lavoro il cui unico passatempo è battibeccare con Spina, lo scheletro di un Adamdar difettoso che è stato buttato nella sala del bruciatore in attesa di essere smaltito.
Presi i trasmettitori che i due possiedono, gli eroi proseguono attraverso un ponte interrotto che solo i detentori dell’amuleto del passaggio possono valicare. Il gruppo assieme ai nani mostra l’amuleto e il guardiano permette a tutta la compagnia di passare su specchi di energia creati in quell’istante.
Procedendo in profondità vengono rinvenute altre piattaforme di cui solo i nani conoscono il funzionamento: inserendo infatti il nucleo della sfera armillare riescono a procedere a grande velocità e per grandi distanze verso le profondità dell’intricata e labirintica miniera.
Il passo successivo porta la compagnia nel vecchio deposito della trivella principale, in cui due moduli Kiengir usati dagli addetti ai lavori per la manutenzione venivano utilizzati per spegnere la barriera protettiva che conteneva il motore della trivella.
Scambiandosi informazioni i due gruppi riescono a decifrare i comandi e a sbloccare la barriera, arrivando così a distruggere il motore della trivella: l’ultimo passo è raggiungere con la piattaforma il centro degli scavi ed affrontare Khalam’Quan una volta per tutte.
…Arrivati nelle profondità della miniera gli eroi assistono ai lavori senza sosta di quel po’ di Etherium che rimane nelle pareti rocciose, mentre il monaco di ferro inizia uno sproloquio sul senso dell’esistenza legata al metallo per poi aizzare contro tutti i suoi poteri e quelli della sua creazione più potente.
La forza del nemico è incredibile ma quando le cose si mettono male un modulo Kiengir irrompe nella miniera da un tunnel per supportare gli eroi. Si tratta di Gambaletto e Spina che hanno unito le forze e si sono fatti istallare da meccanici Adamdar sul modulo stesso, finendo poi per sacrificare la propria vita o almeno quello che ne restava.
Morto Khalam’Quan e distrutta la trivella la miniera inizia a collassare. Gli eroi sono costretti ad abbandonare il grande giacimento con una magra scorta di Etherium presa di fretta. Tuttavia sono tutti sopravvissuti ed ora, i nani, hanno per le mani tutto ciò che rimane dell’arma segreta che Wizzock stava cercando. Manca solo una cosa: assicurarlo alla volontà di Weinal!