Chiacchiera del Vicolo
Scritto da Jacque di Velen
Francesco M. – Kal’Gas, anche detto Dundarin
Lorenzo C. – Celeo
Luca B. – Ian
Sergio P. – Murzill
Riccardo S. – Bruttor
Filippo C. – Zora
Quando sono entrati a Castel d’Onice sospettavano che ci fosse un elementale del fuoco dietro la distruzione del ponte. Era davvero così.
L’elementale sostiene di averlo fatto per il bene della popolazione, dato che ci sono “forze oscure” nel castello che creano problemi. Una è un grande scheletro, l’altra è un uomo con una benda sull’occhio.
Una volta dentro, Kal’Gas richiama l’attenzione degli Epuratori. Lo buttano fuori.
Per fortuna Murzill escogita un piano per allontanarli e mentre gli altri aprono il cancello, gli Epuratori capiscono che un elementale c’era per davvero.
Una volta dentro, trovano un vecchio maggiordomo che minacciano immediatamente. Lui si comporta quasi cortesemente. Per il resto, il castello sembra deserto. Tuttavia, dopo che Kal’Gas ha deciso di saccheggiare la dispensa, le cripte vengono ignorate e il gruppo procede a salire nella torre che li porta verso una libreria.
Mentre Ian stacca un arazzo dal muro e se lo lega alla schiena neanche fosse il tappeto di un nomade del deserto, e Kal’Gas intavola una complessa e lunghissima conversazione col maggiordomo che gli spiega perché il castello è parzialmente sprofondato, Zora spiega che è lì per far fuori Amir e salvare i suoi figli.
Arrivati dentro una stanza libreria, vengono accolti da Amir in persona, il quale spiega che Kjaer (Kier) è morto. Aveva, inoltre, che aveva escogitato una trappola velenosa per ucciderli. Sparendo nel soffitto come nebbia, Amir li lascia a morire. Celeo è parecchio furbo e si teletrasporta dall’altra parte e piegare le sbarre per far passare Murzill, che a sua volta sblocca la trappola e fa uscire gli altri. In tutto questo, Dorian rivela a Zora che Kjaer non è morto. Nessuno ha la testa di chiedergli, però, dov’è.
La stanza successiva, quella della fuga, si rivela un’ulteriore trappola. Delle armature si animano e Dorian dice di andare e lasciarlo indietro. Il gruppo non se la sente e lo aiutano a combattere. Rimane ferito, ma vivo per dire a Zora (che ormai è stata chiamata Eco più volte) che Kjaer è vivo e vegeto ed è stato accudito dal Monastero del Loto Bianco. Le restituisce il ciondolo che possedeva Kjaer e che custodisce ancora parte della sua energia, che l’amuleto contenente parte dell’Eretico aveva percepito. Come se non bastasse, l’amuleto dell’eretico, senza catenella, assomiglia ad un dito scheletrico, le cui falangi a disco ne compongono la base.
La stanza successiva è l’interno vuoto di una torre. Ci deve essere necessariamente qualcosa, così Murzill si attiva per percepire magicamente quello che può sentire ed ecco qua che, essendo un esperto di illusioni, scopre una porta segreta.
La porta segreta conduce al laboratorio di Amir, il quale sta tentando di evocare il Demone della Fiamma, la creatura elementale di fuoco e pietra che occupava le fondamenta del castello e che fu uccisa dal bisnonno di Vladi Vindham, l’attuale Conte del Ferro.
Il gruppo non fa in tempo, e il Demone della Fiamma si risveglia.