Emnotork – Gelidi Venti di Rivolta – 26.7.23 – Sessione 39

Chiacchiera del Vicolo – sessione 39

“Le ali della vittoria”

Dal cronistoria di Jacque, l’Esploratore

Il Circo di Zora

Daniele – Neri Forgiascura

Filippo – Zora

Riccardo – Bruttor

Claudio – Elvis

Quando mi hanno raccontato del gruppo e di come si è tolto d’impaccio da quell’imboscata nella piazza del mercato quasi non ci ho creduto.

Matisul, il biondo, era pronto a colpire e aveva appena chiamato all’attenzione i suoi sgherri. Ha attaccato, ma non gli è andata così bene. Non avevano calcolato che nel gruppo ci fosse un nano, resistente al veleno e quindi la loro tattica si è rivelata meno efficace del previsto. A dire il vero non avevano neanche calcolato che Elvis, il bardo apparentemente innocuo, diventasse una bestia gigante a forma di rettile bipede. Una volta fatto a pezzi il primo con gigantesche fauci zannute, gli altri furono presi da sconforto e grazie anche alla paura provocata dalla forma oscura ottenuta da Zora si diedero alla fuga. Non ci fu scampo, però: ad esclusione di uno di loro, tutti furono uccisi. Il loro capo, invece, messo fuori gioco soltanto.

Una volta preso in ostaggio, è stato interrogato e potrei giurare che il gruppo ha fatto di tutto per non torturarlo. Zora ha richiamato il potere di Dahlia per scoprire i piani di Kargrand e con grande sgomento, il gruppo scoprì due cose importantissime. In primo luogo, il fatto che Albrecht fosse vivo e vegeto, nel borgo ovest, nascosto per evitare di essere assassinato e poi che Kargrand avesse dalla propria uno degli antichi Titani e dei lupi da guerra addestrati.

Già.

Si diedero una mossa per arrivare immediatamente da Albrecht per scongiurare il peggio e avere dalla propria il comando delle truppe di Pietranera. In un discorso accorato, Albrecht confermò che si era travestito da inquisitore e nascosto per evitare di essere fatto fuori dalle spie di cui già dubitava. Una volta assicurato del fatto che tutti i sicari mandati da Kargrand (meno uno) fossero stati sistemati, tornò alle sue fila.

Neri dimostrò di avere un controllo di sé eccezionale, quando guardando dritto negli occhi il presunto mandante dell’omicidio di suo padre, non disse alcunché. Attese, affinché la giusta occasione giungesse nel momento più adatto per compiere il proprio destino. Ma questa è un’altra storia.

Tornato alla piazza principale, il Circo di Zora salì sulle mura per gestire gli ultimi preparativi con Meriol e tutto il gruppo rimaste sbigottito dalla torreggiante taglia del titano che all’orizzonte marciava nella loro direzione.

L’obiettivo di Kargrand era molto chiaro: lanciare l’offensiva magica per sterminare i soldati dell’opposizione e colpire le mura con il titano.

Una volta radunate le truppe, ognuno dei membri del Circo di Zora diede un discorso. Sebbene quello di Elvis fosse molto convincente, i soldati rimasero stupiti dal cuore che Neri aveva riposto in quell’operazione, nella sua volontà di sacrificarsi per il bene del luogo in cui era cresciuto. Motivati i soldati più giovani, il gruppo si schierò fuori dalle mura, mentre Bruttor preparava le balliste per tirare contro il titano.

Anche Meriol tentò di dare un discorso, ma venne immediatamente interrotto dalla visione di qualcosa che il gruppo aveva già visto: l’ondata di fiamma sprigionata da Amelia stava investendo boschi e case, devastando qualsiasi cosa ci fosse nel mezzo, come un’enorme bocca di un demone fiammeggiante che ingurgita il mondo.

Arrivata nei pressi del Castello, l’ondata si abbatté sulla barriera di Vallenera. Proprio così, nel momento del bisogno, le difese magiche si erano attivate e grosse ali, fatte di splendente luce, erano apparse intorno alla torre più alta, innalzando un muro di energia fresca e confortante, semitrasparente, circondando tutte le mura. Una volta passata l’ondata di fiamma le ali spettrali si indebolirono, cadendo verso il terreno. Si spezzarono, distruggendosi una volta a terra, lasciando che migliaia di piume eteree si spargessero nell’aria.

Ammirati da tale prodigio, i soldati della valle si prepararono al combattimento, sicuri di avere Vorrath dalla loro parte.

L’assalto di Kargrand fu subitaneo e violento: la notte, nel buio, impediva di vedere chiaramente oltre la prima linea e a causa della pioggia incessante i soldati della Valle si sentivano come combattenti in una pozza di fango nera. Quando gli elfi cominciarono a far piovere fuoco sulle linee nemiche i soldati ribelli capirono quanto fossero stati scaltri gli uomini di Kargrand: i lupi da guerra erano stati nascosti nella boscaglia e non appena ebbero occasione di assalire sia gli elfi che gli arcieri saltarono fuori dalle zone di verde per azzannare, distruggere e in generale disturbare la retroguardia di Vallenera.

Gli sforzi furono immensi e non pochi soldati persero la vita nella prima battuta quando le due prime linee, quella alleata e nemica, si scontrarono. Picca contro picca, spada e scudo in mano, i soldati di Kargrand erano (e sono tutt’ora) sicuramente più addestrati e i loro arcieri più numerosi. Oltre all’acqua, piovevano anche frecce che colpendo giovanissimi inesperti fecero decine di vittime. Per un primo momento ebbero la meglio, costringendo gli uomini della Valle ad indietreggiare. La situazione, con l’avanzata del Titano, sembrava disperata.

Ma è proprio quando la notte è più buia che le stelle sono più luminose. La più brillante di tutte, la santissima Cordelia, aveva preso la strada lunga per aggirare il Titano e colpirlo alle gambe. Insieme ai suoi cavalieri, si lanciò alla carica, tenendo in una mano l’arma forgiata da Bruttor, detta “Fiamma”, e nell’altra lo stendardo della sua casa, del luogo in cui aveva riposto sogni e speranze dall’inizio. L’impatto fu violentissimo e la magia sprigionata dalla fede della giovane spezzò parte delle linee nemiche, azzoppando addirittura l’enorme creatura. Purtroppo, però, i soldati dalla parte di Kargrand erano molto organizzati. Immediatamente formarono un cerchio intorno alla santa e cominciarono a falciare i suoi cavalieri, uno ad uno, finché ella non rimase sola nella mischia, disarcionata, a battersi corpo a corpo contro i migliori combattenti della regione.

Il titano stava avanzando troppo in fretta e Neri decise di dare il tutto per tutto: la sua gamba scintillò, spargendo una luce brillante che si estese a tutte le armi dei suoi soldati. Lanciatisi all’assalto del titano, molti di loro lo affrontarono senza paura, sacrificandosi per rallentarlo. Rallentarlo a sufficienza per permettere ai suoi compagni di abbatterlo. Purtroppo, però, la sua unità venne colta di sorpresa dalla massa dei fanti nemici e i giovani guerrieri della valle vennero circondati. Alcuni lo guardarono negli occhi con un sorriso mesto, prima di dirgli addio. I coetanei del figlio dei Forgiascura si immolarono, lanciandosi nella mischia con un grido di battaglia, per permettere al loro comandante di raggiungere i suoi compagni avventurieri.

Nel tentativo di fermare il titano, già rallentato, gli elfi guidati da Elvis cominciarono a lanciare sfere di fiamma dalla distanza. Non fu certo un caso che una di queste lo colpisse alla testa. Il bardo spronò la sua truppa all’attacco e per la prima volta il Titano vacillò. Gli enormi passi della creatura fecero tremare il terreno fangoso e nella pioggia notturna alcuni sfortunati soldati rimasero schiacciati.

Zora e i suoi presero l’occasione al volo per indebolirlo ulteriormente e preparare l’azione per Bruttor, già pronto a tirare di ballista. Frecce volarono sul volto del gigantesco umanoide, colpendolo a più riprese per oscurargli la vista.

I dardi erano finiti e Bruttor stava chiamando a gran voce un geniere per recuperare qualcosa da lanciare, quando da lontano vide il grosso gatto di Neri. Il suo creatore e padrone era ferito e con gli abiti stracciati. Con un ultimo sforzo, colpì un dardo piantato a terra con un calcio e l’incantesimo ebbe effetto: il dardo atterrò proprio tra le gambe del nano, che borbottando di fare più attenzione, lo montò sulla ballista.

La macchina da guerra era perfetta, nella sua semplicità, Yoana aveva apportato tutte le modifiche del caso e la struttura rinforzata da assi in metallo si era rivelata vincente.

Bruttor girò violentemente la ruota tirante e colpì il meccanismo di rilascio con il martello, proiettando il grosso dardo nel cielo. Un fulmine illuminò la scena, come se Weinal stesso volesse far vedere cosa stesse accadendo: il titano era stato colpito al collo.

Barcollò, pericolosamente, prima di accasciarsi al suolo in un potente schianto che fece tremare la terra e alzò fango e polvere.

Presi da una carica innaturale, i soldati di Vallenera cominciarono a spingere gli assedianti fuori dai territori protetti, riuscendo a mettere in fuga gran parte dei soldati di Kargrand.

Il gruppo di avventurieri accorse per salvare la giovane Cordelia. La trovarono riversa a terra, coperta dal corpo di uno dei suoi cavalieri, infilzato da parte a parte da una grossa lancia. Era morto per proteggerla.

Con un po’ di assistenza medica, Cordelia fu in grado di riprendersi, ma non durò molto, dato che aveva perso molto sangue e l’armatura le era stata fatta a pezzi, così come la sua arma, Fiamma, si era spezzata.

“Gloria alla volontà di Vorrath e agli angeli che ha mandato per salvarci” disse, rivolta al circo di Zora, prima di perdere nuovamente i sensi.

Come in tutte le storie finite bene, anche questa ha un epilogo di festa e banchetti, di bardi che narrano storie, di imprese e gesta eroiche, di pianti e di lutti per i caduti, ma non sta a me raccontare questa parte.

Chiudo questa parte del nostro racconto con ciò che è stato sentito dire ad Amelia prima che si ritirasse.

“Ho giurato che avrei portato giustizia e vittoria. Madre, udite bene: spezzerò l’Eretico e renderò protagonista della storia la nostra famiglia. Costi quel che costi.”

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