Emnotork – “Due Mondi” – Sessione 11 – 19.07.2023

Chiacchiera del Vicolo – Sessione 11

“Una Languida Preghiera”

Dalle Visioni di Vadashev, il Pellegrino

La Compagnia dei Cercatori di Bragia:

Walter Antonio C. è Waler Creel

Stefano G. è Recupero

Marcello R. è Maldrek Vheratil

Alessandra G. è Sheera Kestan

Onofrio C. è Aurman

Giorgio M. è Zillen Inbar

Un Estratto dai Diari di Maldrek Vheratil

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Ci sono andato…così vicino. Potevo vedere le mie mani sulla sua carotide, le ossa del suo collo rompersi e frantumarsi, i suoi occhi rigirarsi all’indietro, e il volto farsi viola e gonfio. Ma niente di tutto questo è accaduto, e ho lasciato che il mio odiato padre fuggisse. Vadashev può vedere questi miei pensieri? Non me ne stupirei. E’ dentro la mia testa e sa percepire tutti i miei più profondi istinti. Ma gli istinti sono degni solo delle bestie e io non sono una bestia: sono Maldrek dei Vheratil, nipote di Valdrek, antenato delle grandi famiglie di Synistas, campione del Grande Re Blu Malvar, Cercatore di Bragia; e sono migliore di Kaldrek, del mio infame padre il cui vile sangue pompa attraverso le mie vene, riempiendomi di disgusto. “Se non lo uccidi, quando lo vedrai di nuovo, ti farà soffrire”. Sono certo che Vadashev ha ragione. Ma non mi farò usare e non cadrò fra le sue mani scheletriche come hanno fatto tutti gli altri. Non stringerò un patto con lui. Qualcuno deve tenere una posizione forte, resistere. Qualcuno deve restare fedele alla luce. Malvar aiutami, tieni saldi i miei nervi!

Zillen, trafitto dalla lama di un pirata. Aurman, la sua immensa figura collassata a terra, bagnata dal suo stesso sangue. Sheera, il suo desiderio di vendetta trasformato in disfatta: Oliver la sta per sgozzare con le sue daghe.Recupero e Waler, non riesco a vederli ma saranno i prossimi. E poi ci sono io, ansimante, stanco per la notte trascorsa a vegliare sulle vestigia infrante del glorioso passato dei Vheratil. Stremato dallo sforzo, anche io sono una maschera di sangue e ho già attinto alle mie ultime riserve di energia. Stavolta la fortuna non è dalla nostra parte: i cercatori di Bragia stanno per fallire ed essere annientati. Ma non può finire così, costi quel che costi.Mi sorprendo della naturalezza con cui balzo a ridosso del corpo privo di sensi di Zillen e gli strappo la saccoccia in cui so essere custodito l’artefatto. Senza quasi rendermene conto, in un istante che sembra sospeso nel tempo, stringo nella mia mano l’Occhio di Bragia.Mi ritornano in mente le parole del Cavaliere Nero: “L’Occhio può essere usato. Basterà richiamare nel proprio cuore tutta la rabbia di cui si è capaci”.Poi mi parla di nuovo. Vadashev sembra soddisfatto. In cuor suo, ha già capito di aver vinto.“Sai cosa voglio”.

E allora lo faccio: agguanto la gemma nella mia mano fino a sbiancarmi le nocche. Ripenso a Kaldrek, alle botte che mi infliggeva da bambino, ai mille inganni e sotterfugi. Alla nostra fortuna sperperata. Ripenso a mia madre, Hirae, ai tre lavori che doveva fare per arrivare a fine mese, al degrado in cui suo marito la costringeva a vivere e alla sua mano pallida fra i detriti della nostra casa. Ripenso alla spedizione nel sottosuolo. All’oscurità dei cunicoli, ai Kua-Toa e alla nostra sconfitta. Ripenso al sangue, ripenso all’acciaio, ripenso alla sofferenza, ripenso all’ira. E ripenso a lei. Thalessia. E alla mia vergogna.La gemma nel mio pugno inizia a risplendere. “Hai vinto, sono tuo”.

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Non avrei saputo pronunciare parole dal più dolce sapore, di quelle che il mio araldo oggi scrive sul suo memoriale, portando i nostri mondi sempre più vicini.

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