La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia delle Braci Ardenti, formata da
Enrico P. nel ruolo di Elmorn, il fiero paladino di Malvar dall’animo puro e l’armatura imponente.
Emanuele C. nel ruolo di Thion, il solerte ranger delle terre selvagge dalla mira infallibile e le lame affilate.
Filippo P. nel ruolo di Alavir, l’intraprendente bardo errante dal sitar sopraffino e dalla sigaretta facile.
Daniele F. nel ruolo di Castiel, lo sprezzante stregone mezzelfo dal cuore impavido e dalla mano di fuoco.
Andrea S. nel ruolo di Drusilia, la mite mezzelfa warlock dai mille volti e dagli incantesimi spaventosi.
Il vecchio Codarossa è disperato nel sapere che suo figlio Thion è lì davanti a lui: il ranger di Malvar cerca di interrogarlo mettendolo alle strette ma gli eroi intuiscono che non c’è menzogna nel suo cuore e che le sue parole sono sincere.
I due ranger chiedono alle Braci Ardenti di tornare all’accampamento visti i brutti incontri che hanno fatto, per recuperare le forze e interrogarsi sul da farsi.
Tornati indietro, attorno a un fuoco caldo e accogliente, Darvok e Vrenner lasciano il vecchio Codarossa a parlare con il gruppo che nel mentre è stato calmato da Castiel e dai suoi modi comprensivi.
L’uomo asserisce di aver visto tanti di quegli orrori nella guerra e nei grandi insediamenti che decise di avere un figlio lontano da tutto ciò, trovando un piccolo villaggio per finire lì la sua vita assieme a quella famiglia che aveva tanto desiderato.
Poi però, Malvar iniziò ad apparirgli nelle acque e quando trovò quel tridente, il Dio della Vita e della Tempesta gli parlò: disse lui che avrebbe dovuto abbandonare la sua famiglia senza fare domande, avendo fede e attendendo la profezia del Vuoto beneficato di una lunga vita. Il buio calerà e allora il suo sacrifico avrebbe avuto un senso, ma non avrebbe mai potuto più rivedere suo figlio.
Averlo lì davanti ai suoi occhi, per Codarossa è il simbolo del suo fallimento e del fatto che Malvar gli ha mentito.
Thion vede tuttavia del buono e la stessa visione del mondo di suo padre, ma dopo un lungo riposo, qualcuno bussa alle porte dell’accampamento di boscaioli.
Un uomo grasso e sfigurato chiede i semi blu, ma quando Vrenner si fa avanti a brutto muso l’uomo grasso lo tramuta in ghiaccio e lo riduce in mille pezzi. Le Braci Ardenti imbracciano le armi ma dopo un prima attacco l’uomo svanisce richiamano dall’oscurità delle mostruosità composte di ossa che irrompono nell’accampamento con la loro mole gigantesca.
Alcuni boscaioli cadono sotto la potenza dei mostri ma gli avventurieri non si perdono d’animo e li fronteggiano con coraggio.
Durante lo scontro Thion conficca il tridente del padre in terra scoprendo di essere l’unico a poterlo aprire, dividendolo in due parti: una lama lunga e sottile e una corta e larga. Entrambe le lame hanno l’incisione del suo nome. Thion capisce e il suo cuore si riempie di rabbia che decide di riversare come tempesta sui nemici. Grazie all’aiuto dei suoi abili compagni e una serie di azioni combinate, le Braci Ardenti lavorano all’unisono come non mai, nonostante l’oscurità li circondi e il nemico gli appaia indistruttibile.
Quando con fatica il nemico è sconfitto, l’uomo grasso riappare sul crinale urlando che può richiamare decine di aberrazioni anche peggiori, ma uscire allo scoperto gli costa la vita: un calcio difatti gli spezza il collo di netto e, una volta caduto dal dirupo, un’elfa scura scende atleticamente accanto al suo corpo defunto per catturarne l’anima. La donna dice di essere lì per conto del suo maestro Bor Gon Jinn…