La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia delle Braci Ardenti, formata da
Enrico P. nel ruolo di Elmorn, il fiero paladino di Malvar dall’animo puro e l’armatura imponente.
Emanuele C. nel ruolo di Thion, il solerte ranger delle terre selvagge dalla mira infallibile e le lame affilate.
Filippo P. nel ruolo di Alavir, l’intraprendente bardo errante dal sitar sopraffino e dalla sigaretta facile.
Daniele F. nel ruolo di Castiel, lo sprezzante stregone mezzelfo dal cuore impavido e dalla mano di fuoco.
Andrea S. nel ruolo di Drusilia, la mite mezzelfa warlock dai mille volti e dagli incantesimi spaventosi.
Giacomo B. nel suolo di Axel, il nobile stregone dagli occhi dorati e dai letali poteri psichici.
Dopo aver abbattuto le mostruosità apparse nel cimitero, il custode accorre a congratularsi con gli avventurieri. L’uomo è stato pietrificato dal terrore per tutto lo scontro e asserisce di essere stato l’unico a vedere gli spettri giorni prima ma nessuno volle credergli.
Sembra che aleggiassero lì attorno appositamente per attendere le Braci Ardenti poiché nessun altro visitatore del cimitero è stato mai attaccato.
Gli eroi decidono di non allarmare gli abitanti del villaggio e tornano alla propria magione che nel mentre pare sia stata ampliata e rifornita: ad attenderli i tre fratelli T’han. Gli occultisti, felici di vederli, mostrano loro le comodità che il sindaco ha voluto dedicargli grazie ai loro sforzi. Tuttavia, mentre gli avventurieri si mettono a loro agio, Drusilia trova in una stanza una lettera indirizzata all’intera compagnia. Il mittente è anonimo ma la minaccia è chiara: qualcuno vuole l’arma cerimoniale di Tergnuseth o invierà altri spettri deformi a Brace della Speranza. Nella lettera si parla di consegnare l’arma presso delle rovine a ovest del villaggio e di non portare alcun alleato, o l’accordo salterà.
I tre fratelli dicono di non aver mai visto quella lettera ma uno di loro appare posseduto da un misterioso seme in cui pare risieda un’altra mente. Dopo averlo identificato e rimosso, gli eroi si accorgono che qualcuno deve averglielo propinato nel cibo o in una bevanda, dopodiché, il seme ha fatto il resto obbligandolo a lasciare la lettera in una delle stanze.
Gli eroi si sincerano che Ulf dei tre fratelli sia incolume ma lasciano che tutti e tre scoprano se altre persone nel villaggio siano state controllate da quel seme bluastro.
Le Braci Ardenti non hanno tempo da perdere, per cui lasciano subito il villaggio per recarsi con i propri fedeli Lungocrine nel luogo indicato nella lettera.
Sul posto gli avventurieri si accorgono che i ruderi delle rovine sono troppo antichi e levigati dalle intemperie per ricondurli ad un culto o a un’etnia precisa, per cui si limitano a identificare l’ingresso schermato dalla magia. Solo aspettando il buio gli eroi assistono all’ennesima stranezza: sotto i propri occhi, infatti, una sottile falce di luna inizia ad espandersi fino a diventare piena in pochi secondi. La sua luce viene catturata da un piccolo altare di pietra che si apre, rivelando un passaggio sotterraneo.
Dopo essere scesi parecchio, le Braci Ardenti notano che la roccia inizia a sezionarsi in ambienti squadrati e precisi. Una scalinata presagisce un luogo ancora più antico in cui un odore acre e pungente si diffonde ovunque. Sembra un tempio sotterraneo e sul terreno c’è un residuo viscoso di sangue rappreso, ma dal colore violaceo.
L’intera struttura sembra vuota fin quando gli avventurieri non si trovano davanti un portone di pietra con una prima incisione che può dar loro informazioni su cosa adoravano tra quelle mura: la scena di una battaglia, di un massacro. Cittadini in fuga con alle spalle una schiera di cavalieri dal volto scoperto e deforme. Alcuni senza occhi, altri senza bocca, altri ancora senza orecchie.
Nel momento stesso in cui le Braci Ardenti cercano di abbattere la porta per passare, una voce gli intima di accomodarsi mentre il portone inizia a scorrere verso il basso fino a scomparire nel pavimento.
All’interno un fetore nauseabondo e quella che sembra una sala ottagonale con una creatura liquefatta ed enorme piena di bocche dentate, occhi e organi di ogni tipo. L’aberrazione sembra non avere la forza di muoversi da quella posizione, mentre di fianco una figura vagamente femminile la accarezza premurosa. Si tratta di una donna con una maschera dorata e dei frammenti conficcati nella testa. La parte inferiore è una gabbia di ferro coperta da un’ampia gonna consunta dalla quale spuntano sei braccia che le fungono da appoggio. Un misterioso libro laminato penzola dalla cinta e il simbolo impresso su di esso mette subito in guardia gli eroi: si tratta del culto del Vuoto.
La donna intima agli avventurieri di consegnargli l’arma, che dal canto loro cercano di acquisire informazioni sulla questione: tutto ciò che riescono ad apprendere è che si tratta di entità extra planari e che l’arma è nutrimento per la creatura informe sparsa in tutta la grande sala di pietra. Quando Alexander cerca di entrare nella sua mente però, la donna misteriosa sembra riflettere i suoi poteri psichici contro di lui rendendo vano ogni tentativo di usare la trama.
Una volta minacciata, la donna passa al contrattacco e si trasforma in una nebbiolina evanescente che strappa letteralmente a Elmorn l’arma cerimoniale di Tergnuseth dopo averlo attraversato fisicamente. Nello stesso momento la creatura liquefatta viene risucchiata nel pavimento lasciando una voragine, mentre la nebbia della donna sparisce tra le pareti con l’arma e le sue ultime parole: quel luogo, sarà la tomba delle Braci Ardenti!
Alla compagnia non resta che trovare un’uscita, ovunque possa portare…