La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia delle Braci Ardenti, formata da
Enrico P. nel ruolo di Elmorn, il fiero paladino di Malvar dall’animo puro e l’armatura imponente.
Emanuele C. nel ruolo di Thion, il solerte ranger delle terre selvagge dalla mira infallibile e le lame affilate.
Filippo P. nel ruolo di Alavir, l’intraprendente bardo errante dal sitar sopraffino e dalla sigaretta facile.
Daniele F. nel ruolo di Castiel, lo sprezzante stregone mezzelfo dal cuore impavido e dalla mano di fuoco.
Andrea S. nel ruolo di Drusilia, la mite mezzelfa warlock dai mille volti e dagli incantesimi spaventosi.
Giacomo B. nel suolo di Axel, il nobile stregone dagli occhi dorati e dai letali poteri psichici.
Le Braci Ardenti intraprendono la discesa attraverso quel luogo infernale, raggiungendo un labirinto sotterraneo di pareti squadrate attraverso il quale sperano di trovare un’uscita. Da una prima analisi gli eroi intuiscono che quelle vecchie rovine sono state scelte dalle mostruosità che lo abitano per il culto del Vuoto che vi veniva adorato. Casse e barili inchiodati sembrano contenere ossa e derrate alimentari ormai marcite, ma un rumore attira la compagnia in una caverna su cui sfocia uno dei corridoi: dal fondo il rumore di metallo stridente riempie la stanza rocciosa, rivelando tre figure minacciose. Si tratta di aberrazioni umanoidi con una maschera simile a quella della donna che ha trafugato l’arma cerimoniale di Tergnuseth. Le creature portano sulla schiena distorta dal peso, delle grosse campane metalliche simili a bracieri, con braccia inquiete che spuntano fuori dalla sommità. I loro spadoni, larghi e sbeccati, si dimostrano ben più letali di quanto non appaia, riuscendo a piazzare diversi fendenti durante il combattimento. Gli eroi si scatenano nella caverna abbattendoli uno dopo l’altro ma non senza difficoltà: le creature infatti sono resistenti come poche creature e le braccia inquiete capaci di bloccare gli avversari in una morsa quasi impossibile da spezzare.
Alla cintola le creature mostrano dei sottili tomi metallici che Axel identifica come “Emendamenti del Vuoto”, e quando Alavir riesce a colpirne uno con una freccia, il tomo rivela all’interno una macabra chiave a forma di teschio.
La battaglia è vinta e le perdite sono minime, tuttavia quel luogo sembra nascondere ben altro. Proseguendo nel labirinto, le Braci Ardenti incappano in alcuni sigilli arcani che pare vengano attivati dalla trama e dalla presenza vivente. Il loro effetto sembra cancellare uno dei cinque sensi rimuovendo letteralmente l’apparato corrispondente. Il gruppo trova tuttavia il modo di identificare i sigilli per evitarli, fino a raggiungere altre zone in cui si nascondono altre chiavi.
Nel punto centrale del labirinto c’è un bassorilievo che rappresenta quattro Peccatori, le creature sconfitte poco prima, sorreggere quattro chiavi. Gli eroi intuiscono che il solo modo per procedere fuori di lì sia indossare le maschere e girare le chiavi all’unisono.
L’idea si rivela esatta e gli eroi proseguono nell’ennesimo tunnel segreto che appare sotto il bassorilievo.
Percorsa una distanza lunga e disorientante, gli avventurieri raggiungono finalmente la superficie incappando nel Cavalieri del Leone di Leoncisbaldo Fieraspalla. L’uomo, che già il gruppo aveva aiutato nel trovare il brigante Guro e amico del maestro Von Dughen, appare stupito di vederli in quel luogo. Leoncisbaldo sapeva che il gruppo era tornato a Brace della Speranza e mai si sarebbe aspettato di trovarli a quattro giorni dalla cittadella. Gli eroi desumono che quel luogo avesse delle specifiche spazio-temporali particolari.
Il leader dei Cavalieri del Leone racconta loro di come stiano rastrellando la pianura a ovest dopo diverse segnalazioni di ombre distorte e mostruosità mitologiche. L’uomo asserisce che Vigdis, un membro dell’Ordine di Tergnuseth, si stesse recando al vicino villaggio di Sungard per una missione segreta affidatale dall’Ordine stesso. Alavir si sincera dell’informazione mentre Axel si sincera che i Cavalieri del Leone non siano corrotti dal seme blu o dalla creatura che li ha attirati alle rovine. Dopo aver confermato la veridicità di entrambe le questioni, gli eroi decidono di raggiungere il villaggio di Sungard per interrogare Vigdis sulla connessione tra l’Ordine e l’interesse per la donna mascherata sull’arma cerimoniale appartenuta a Ratmos.