La Chiacchiera del vicolo,
Miraggi di Velen,
Regno di Orloch, Contea di Altivalli
Borgo di Askur
Tratto dai Racconti e Canti di:

Bardo e Cantore degli Spiriti,
Cartomante di Professione, Cercatore di Vite.
Nel mezzo de le plaghe ove ‘l sangue fuma,
giacea la terra sparsa d’ossa e membra,
dove ogni piè calpesta carne e bruma.
Qui teste infrante, là corpi senz’ombra,
alcun trafitto, alcun nel foco arso,
tal altro appeso a palo, e più d’un sgombra
di pelle, come pergamena sparso.
E sopra l’orrore, al ciel negato,
stavan demon cornuti, d’inferno farso.
Ma tra le schiere, uno più smisurato,
alto quasi a torri, al suol piombò gridando,
d’aspetto orrendo, corno in ciel levato.
Con forca in man, che l’aria andava fendendo,
e fuoco lanciava di sue man purpure,
e coda a spina di morte stillando.
Tre braccia e più d’altezza e di paura,
un monte d’ossa, di pece e di veleno,
ch’a sol guardarlo l’alma si fa oscura.
Thorin, che ‘l ferro mena in cerchio pieno,
parve un fulgor tra l’ombre di rovina,
e i suoi colpi cantâr suon adameno.
Tristan, dal poggio, l’arco suo destina,
e manda al ciel saetta incantatrice,
che ‘l diavol serra in selva serpentina.
William, spinto d’ardor, salì nel trice
volo con mente e magica possanza,
ma cadde al suol qual stella che si lice.
E fu l’urto sì grave e sì di stanza,
che parve l’alma gli fugisse in gola,
e ‘l sangue ne spruzzò la sua sembianza.
Il mostro, alzando forca e mala scola,
tentò inchiodarlo al suol qual verme in vetro,
ma Aratrim gli fu sopra, e l’osso invola.
Spezzò ginocchio e caviglia al tetro,
e William, rizzato con furor d’ira,
nel cor gli pose il ferro sacro e petto.
E la Spada d’Ander in foco spira,
e ‘l diavol si contorse in mille grida,
e in fumo svanì, qual cera a la vampira.
Intorno ancor la pugna non s’ancida:
Lucas con dardi e Thorin con tempesta
fecero altrui tornar cenere infida.
Poi venne silenzio, e l’aere si arresta,
ché da Rocciateschio caval venìa,
con insegne d’alba e polve in lor vesta.
Sei cavalier, d’armate spoglie ria,
e ‘l lor duce, Alaric Velenar di sangue misto,
che tra sudor e sangue il volto avvìa.
Disse: «Due dì già corron, e ‘l nemico visto
uscir dal nulla, d’inferno partorito,
ha ‘l nostro forte in crudo assedio tristo.
Noi fummo per demon richiamati e udito
che d’Orloch vien la guerra oscura e cieca;
ma or vediam diavoli, non lor dito!
O forse un patto, ch’a’ ciel par blasfema,
lega demonio e diavol in mal’ arte?
Non so, ma ‘l cor nel petto già mi trema.
Pochi restiam, trenta da cento in parte:
de l’Alba e del Cerchio sian le nostre schiere,
ma morte ne consuma in ogni carte!».
E prega aiuto, ché l’ira non si fere
senza soccorso, e ‘l danno già s’approssima,
e Orloch sol può salvar queste manier’.
Allor lo Scudo cavalcò velocissima,
ad Askur ritornâr con gran tormento,
e narrâr tutto al Barone, anima ossima.
Questi giurò mandato e par lamento
al Conte suo fratello, ch’a consiglio
di guerra chiami il popolo e l’armento.
E intanto in chiesa, per divin consiglio,
il nano Dunnar pose a rito antico
l’anima d’Astrid nel suo vecchio figlio.
E Weinal, che del fulmin l’eco amico,
soffiò di luce il corpo ormai disfatto,
e la maga tornò dal sonno antico.
Ma stanca, pallida, e nel core disfatto,
disse: «Aspettate l’alba, e la mia mente
potrà ridurvi a Orloch col mio patto.
Ma udite: siam tra maglio e incude ardente,
ché d’una parte ‘l sangue e d’altra l’ombra
del vampir che a Orloch muove in silente.
Chi seguir voglia il male che ne sgombra?
O ‘l non morto, ch’a sangue nostro aspira,
mentr’altra guerra ‘l ciel già ci rimbomba?».
Così parlò, e tacquero in sospira;
ché due mali maggior dinanzi a loro
facean la via più stretta e più martira.
E il dubbio in cor ferì, com’arma e foro,
le menti e l’alme de la compagnia,
mentr’ognun mirò nel vuoto e disse: “Ancoro?”
La Compagnia dello Scudo di Sion:

Aratrim Kalbordor,
questo Nano Xantrariano con un passato da Campione presso una nota compagnia di mercenari dalla reputazione sanguinaria, ha scelto di voltare le spalle ai suoi vecchi compagni d’arme per mettersi in proprio e combattere per sè stesso e per ideali più nobili.

Sir. William van Anderson,
questo nobile guerriero psionico è cresciuto nel lusso e le comodità di una vita adagiata ed aristocratica. Riunitosi con suo fratello gemello, da cui si era separato da bambino, combatte per suo padre e la famiglia, ambizioso di ripristinare il nome dei van Anderson e salire al trono di Orloch.

Lucas detto “Aquila”,
un Ladro Furfante estremamente timido con un passato da orfanello che ha vissuto di espedienti e si è costruito una reputazione nella criminalità locale di Orloch. Il suo buon cuore ed un senso di gratitudine nei confronti del suo miglior amico di infanzia lo hanno spinto a cercare una vita migliore, unendosi alla Compagnia dello Scudo di Sion per perseguire ideali più nobili.

Lord Thorin Lupoartiglio,
Signore di Borgo Thorin e Valdilupo,
Protettore ed Eroe di Orloch,
Campione della Grande Arena di Velen.
METAGAME
• La sessione riprende sul campo di battaglia di Rocciateschio, ora ridotto a un mattatoio infernale: il terreno è disseminato di cadaveri, corpi mutilati, carbonizzati o impalati. Le forze infernali hanno devastato l’area, e l’aria stessa è densa di fumo, sangue e pece.
• Gli eroi della Compagnia dello Scudo di Sion affrontano un gruppo di Diavoli Barbuti e Spinati, con lo scontro cambiato radicalmente ora che un grosso Diavolo Cornuto è appena piombato al suolo con un ruggito che scuote la terra. La creatura è alta quattro metri, massiccia, dotata di ampie ali membranose ed una muscolatura dura come roccia. Impugna un forcone capace di trapassare un uomo in un sol colpo e lancia palle di fuoco dalle mani. La sua lunga coda termina in un pungiglione velenoso che lacera e avvelena chiunque colpisca.
• Thorin Lupoartiglio guida l’assalto, muovendosi come una tempesta di lame: la sua spada falcata adamantina e lo stocco incantato fendono i diavoli minori con precisione letale. Attorno a lui il terreno diventa una scia di sangue e cenere.
• Tristan, sfruttando la distanza, scaglia una Freccia Afferrante potenziata dalla magia: l’incantesimo trasforma il colpo in una rete di rovi spettrali che si avvolge attorno al Diavolo Cornuto proprio mentre la creatura tenta di spiccare il volo.
• William, sfruttando la magia di Telecinesi, si lancia verso l’alto nel tentativo di raggiungere il mostro e colpirlo in volo — ma l’azzardo è fatale. La caduta da quasi venti metri lo scaraventa al suolo con violenza, lasciandolo stordito e sanguinante. Il Diavolo tenta di finirlo, affondando il forcone nel terreno, ma i rovi di Tristan e l’irruzione di Aratrim salvano la situazione.
• Aratrim colpisce alle gambe il mostro, spezzandogli una caviglia e piegandolo al suolo. William, ferito ma furioso, si rialza e affonda la Spada di Ander nel petto dell’immondo: il colpo, alimentato dal potere sacro dell’artefatto, trafigge il cuore del Diavolo e lo incenerisce dall’interno, riducendolo in un mucchio di ceneri fumanti.
• Nel frattempo Lucas e Thorin tengono a bada gli altri diavoli tra frecce incantate e colpi di balestra. Il silenzio cala sul campo di battaglia dopo la sconfitta dei nemici. Pochi istanti dopo, un gruppo di sei Cavalieri dell’Alba emerge dall’ingresso di Rocciateschio. Il loro comandante, Sir Alaric Velenar, un mezzelfo dall’armatura annerita e dal volto segnato, spiega la situazione: da due giorni interi orde di diavoli stanno assediando la torre di Rocciateschio, luogo che custodisce uno dei Pilatri di Arcanium. Dei cento soldati che difendevano la posizione, ne restano vivi meno di trenta.
• Alaric racconta che i rinforzi erano stati inviati per contrastare un’invasione di demoni, non di diavoli. Ciò solleva dubbi inquietanti: le informazioni erano errate? O le due stirpi infernali — che da sempre si odiano — si sono in qualche modo alleate? Entrambe le ipotesi sono disastrose.
• La Compagnia promette di cercare aiuto e cavalca a ritroso verso Askur, dove riferisce ogni cosa al Barone Bernard de Saint Germaine. Il nobile assicura che invierà un messaggio urgente al fratello, il Conte Jerard d’Arthus-De Saint Germaine, per convocare un Concilio di Altivalli e coordinare la difesa della Contea.
• Nel frattempo, la Compagnia torna alla Chiesa della Sacra Folgore, dove Dunnar Asciadoro prepara il rituale di resurrezione per Astrid Albafiamma. Il chierico invoca Weinal, e al termine della cerimonia l’anima della maga torna nel suo corpo, pallida e spossata ma viva.
• Astrid, debole ma lucida, chiede ai compagni di riflettere su un punto cruciale: ora si trovano “fra il maglio e l’incudine”. Da una parte, l’invasione di forze infernali che minaccia l’intero regno; dall’altra, il misterioso vampiro (il cui obiettivo sembra essere Orloch stessa).
• La maga suggerisce che il gruppo concentri i propri sforzi sul vampiro, ritenendo che la guerra infernale possa essere gestita dalle armate di Orloch: Cavalieri dell’Alba, Cavalieri del Cerchio Interrotto, Milizia della Capitale, Cappe d’Oro e l’Ordine della Pietra Nascosta.
• Tuttavia, la decisione non è semplice: inseguire il vampiro significherebbe lasciare il fronte scoperto; combattere a Rocciateschio permetterebbe al non morto di agire indisturbato.
Il dubbio si insinua nella mente di ciascuno, come una lama sottile che lacera l’animo — due mali maggiori, un’unica scelta. La sessione si chiude con la Compagnia riunita in silenzio, divisa tra la fede, il dovere e il terrore del buio che avanza.

2 risposte
Astrid è tornata in vita… lo ha fatto portando con se un altra sua visione, mai che quella fanciulla ne abbia di favorevoli… Ma poco importa, il tempo stringe Orloch è in pericolo non abbiamo tempo da perdere… quel vampiro va trovato ed è passato da qui… Sfruttando la magia di Astrid guadagneremo tempo prezioso… Cugina non posso piu aspettarti…
Titolo: La Marcia dello Scudo
Strofa 1
O vento che soffia sui colli d’Altivalli,
porta il ricordo di lame e cavalli.
La notte si muove con passi di gelo,
e sangue e ombre contendono il cielo.
Ritornello
Noi siam lo Scudo, nel buio leviamo
la fiamma del giuro che mai spezziamo.
Dove cade il sole e l’orrore si desta,
noi cavalchiamo: che la luce non resti sconfitta.
Strofa 2
Dell’antico Vampiro si levò il respiro,
otto secoli d’odio nel suo ritiro.
E la Banshee piange tra pietre e cipressi,
ma la spada risponde ai lamenti stessi.
Ritornello
Noi siam lo Scudo, nel buio leviamo
la fiamma del giuro che mai spezziamo.
Dove cade il sole e l’orrore si desta,
noi cavalchiamo: che la luce non resti sconfitta.
Bridge (per climax)
Tra fuoco d’Inferno e sangue di tomba,
chi decide il fato dell’alba che incomba?
Due vie di rovina, un solo cammino:
la scelta del cuore disegna il destino.
Ritornello Finale (più lento e poderoso)
Noi siam lo Scudo — non cederemo.
Finché resta un respiro, resisteremo.
Se l’ombra ci chiama, noi rispondiamo:
per Orloch, la terra che ancora amiamo.