Chiacchiera del Vicolo
Giacomo A. – Remos
Federico P. – Alarielle
Lorenzo – Norin
Emanuele – Garil McLucianson
Mirko – Nikolay
Chiacchiera del Vicolo
Picco di Kendrath
Finalmente ritornati dall’impresa a Porto Pietranera, il gruppo ha un po’ di tempo prima dell’udienza con Froslad, il re dei giganti.
Alarielle prega il potente Okna e manda un messaggio a Fochlan, per chiedergli le informazioni rilevanti che dovevano esserle date nel caso in cui avesse abbattuto Hethliff. Fochlan risponde con qualcosa che già sapeva e le dà appuntamento ad un molo di Pietranera, a mezzanotte.
Nikolay torna a Pietranera per cercare il testimone misterioso che li aveva aiutati. È una sua vecchia conoscenza, di cui non conosce il nome. Sembra che tra i due ci sia una storia pregressa, e lei dopo aver spiegato di dover agli elfi delle terre dei padri la vita, gli lascia un messaggio su cui c’è scritto (in gergo dei ladri) “Partirò per un’isola a nord”.
Remos ha finalmente il tempo di andare a controllare come sta andando la sua personale produzione di birra e ne ricava due bei barilotti. Contento e soddisfatto, comincia a dare una sistemata al suo equipaggiamento, ma finisce irrimediabilmente per ubriacarsi nel frattempo.
Norin parte per un breve viaggio “in solitaria”. Torna dal gruppo con un sacchetto di soldi sottobraccio. Sostiene di averli ottenuti in modo del tutto legale. Mentre è con i suoi amici e compagni d’avventura, traduce il foglio lasciato a Nikolay.
Garil si prende del tempo per pregare e per studiare usanze e cultura dei giganti e scopre che i giganti non hanno un vero e proprio culto della divinità, bensì hanno come riferimento dei grossi animali come idoli che incarnano alcune qualità: Qwynbledd, il Lupo del Gelo che rappresenta la forza e il coraggio, Dylluanrev, il Gufo a tre occhi del grande freddo, che rappresenta la saggezza, il saper osservare e l’anzianità e Gafur, il grande Ariete Primordiale dalle 7 corna che rappresenta la regalità, la nobiltà d’animo, il sapersi comportare, la tenacia e la resistenza. Inoltre, per quel poco di tempo che rimane, va a prendere un oggetto al mercato nero: un secchio che contiene più di quel che sembra. Lo riempie, quindi, con la birra di uno dei barili preparati da Remos.
A questo punto, il gruppo parte per l’udienza con Froslad. Con loro, due ambasciatori del Picco. Durante il tragitto, trovano lo scheletro di un titano piantato nella parete. Non perdono troppo tempo ad analizzarlo e procedono per parlare con il re dei giganti. Li accompagna Aiglem, il gigante arciere che li ha presi in simpatia.
La trattativa con il re per la fondazione di una nuova città dei giganti non va benissimo: il re è il capo di un popolo orgoglioso e fiero che non tollera l’abuso che i nani hanno fatto delle terre che un tempo loro abitavano. Tuttavia, rivela, i giganti sono pronti a combattere per quello in cui credono, perché presto o tardi smetteranno di esistere. Infatti, tra i giganti non ci sono femmine e il loro popolo, ormai ridotto a meno di un centinaio, sembra essere destinato all’estinzione.
Questo potrebbe cambiare se venissero scongelati altri giganti o se si trovassero delle gigantesse in giro per il mondo, ma sua maestà Froslad non sembra d’accordo: spenderebbero anni per trovarli e anche nel caso ci riuscissero i territori su cui si trovano potrebbero essere già occupati.
Alla fine, gli vengono fatte molte domande sul Titano che dà il nome alla città di Bocca del Titano. I giganti lo chiamano Divoratore-del-sole. Un nano il cui nome in lingua gigante è “Sterminatore” (Grarseth) è responsabile di aver sigillato il Titano sotto il vulcano, anche se il gruppo sa che è stato Gedfrin Glowe (forse più di recente?). A quanto pare si può risvegliare soltanto in alcune date, ogni 6 anni: quando il sole, alto nel cielo davanti alla costellazione del leone, colpirà la testa del Titano. Questo evento, conferma Nikolay, potrebbe avvenire tra 7 o 8 mesi.
Comunque, l’accordo tra Froslad e nani è semplice: scelgono di migrare, a condizione che nessuno interferisca con loro. Per ora con Picco di Kendrath c’è pace, perché il rapporto di tregua è reciproco, ma i giganti non si faranno problemi a muovere guerra a qualsiasi popolo interferisca con i loro affari. Inoltre, chiedono l’aiuto per la costruzione della città.
Dopo l’incontro, mentre gli ambasciatori si dileguano dalla sala del trono, Aiglem fa vedere agli avventurieri le sue “tavolette runiche” (che altro non sono che grosse lastre di pietra su cui scrive): ci sono delle poesie, che lo stesso Aiglem dedica agli avventurieri. Remos gli spiega come si scrive su un foglio e il gigante arciere viene piacevolmente impressionato dalla delicatezza con cui l’inchiostro si muove sulle pagine. Passano qualche minuto a parlare e scambiarsi racconti di poesia, ma presto è il momento di andare quando Gundan lo richiama all’ordine.
Con la consapevolezza che forse non si vedranno più, Aiglem saluta i suoi vecchi amici da lontano. Per una volta, questo gigante buono ha davvero sentito il freddo colpirgli il cuore.
Mande nod
gan wynt yaef:
swon y mor.
(C’è una meta
per il vento dell’inverno:
il rumore del mare.)