Alfonso: Teo
Filippo: Zora
Luca: Ian Moone
Riccardo: Bruttor
Sergio: Murzill
Chiacchiera del vicolo, avvenuto nei pressi di Porto Pietranera
Uscendo dalla città, il gruppo è stato intercettato da un certo Laboren Brizius, che ha spiegato che ha incontrato un altro gruppo di avventurieri che gli hanno dato una mano, ma che poi sono andati via e non ha avuto modo di rincontrare per parlargli della sua idea: lui sa che Gedfrin Glowe è nei paraggi, e vorrebbe chiedergli di risolvere il problema del freddo, ma siccome il tragitto è pericoloso, gli serve qualcuno che lo accompagni. In cambio di questo favore, si propone di togliere il marchio a Bruttor. La prima seduta di rimozione va tutto sommato bene e il marchio comincia a sbiadite.
Arrivati al cospetto del potente e anziano arcanista, il gruppo ingaggia una discussione che è più che altro portata avanti da Murzill, il quale richiede perché gli è stata addossata la colpa del furto delle antiche pergamene. Gedfrin risponde in modo molto vago, ma in sostanza le pergamene gli servivano per creare il marchio di Kargrand e dare la colpa ad uno dei suoi apprendisti era molto comodo. Nessuno crederà mai che Gedfrin in persona le abbia rubate. La discussione continua e Brizius espone il problema del gelo. Gedfrin, in un moto di altruismo, spiega che è disposto a togliere la taglia su Murzill (il cui vero nome è un altro) se il gruppo di Zora si presta al suo piano di riaprire la Tela del Ragno sotterranea, gli antichi tunnel che percorrono la regione. Alcuni di questi passano sotto la Valle dei Mezzuomini e l’idea è semplice: convogliare il magma dei vulcani delle Dita di Vorrath sotto la valle, all’interno della Tela del Ragno di quella zona così che il terreno si scaldi e sia possibile coltivare. L’idea non va troppo a genio a nessuno, nonostante il medico l’avesse presa bene.
Gedfrin non rivela molto altro, se non che è stato lui a sigillare l’Eretico la prima volta e che non ha intenzione di mettere i bastoni tra le ruote al gruppo, finché loro non intralciano lui. Se ne va, quindi, augurando loro buona fortuna.
Si torna al piano iniziale e il gruppo chiama la Congrega per radunare i pezzi dell’Eretico e comunicare con lui (o lei).
Una volta riuniti i pezzi sul manichino di Celeo, il gruppo cade in una specie di trance dormiente in cui sognano di incontrarlo. Un sogno condiviso, se così vogliamo, in cui l’Eretico si mostra fisicamente: è una giovane nobildonna di nome Dahlia, lunghi capelli neri e occhi verdi. Conferma che è stato Gedfrin a sigillarla nel lontano 1218 e che quello che conoscono è probabilmente la versione reincarnata dell’originale. È stato lui a spargere i pezzi nel mondo, che in origine erano 7. Quattro di questi sono stati recuperati da Viktor, presumibilmente, e dati ad Amelia, che ha assorbito la parte più oscura e vendicativa dell’Eretico, forse soggiogandola.
Ma perché l’Eretico ha tutte queste voci? Perché ha assorbito i ricordi e le emozioni delle anime con cui è venuta in contatto: è una personalità sfaccettata che ha diversi scopi e istinti e che nella sua forma più pura e vicina alla sua personalità originaria, quella dell’incontro nel sogno, si mostra razionale.
Il motivo per cui Gedfrin l’abbia sigillata non è chiaro, ma l’Eretico spiega che lei fosse in cerca dell’immortalità per studiare un modo per riportare in vita la sua amata, la cui anima era riluttante, cosa che non le era mai riuscita. Probabilmente Gedfrin temeva che sarebbe divenuta troppo potente o che potesse riuscire dove lui aveva fallito. O forse ha semplicemente eseguito un ordine con riluttanza.
Dahlia offre un patto a Zora: prendersi un pezzo della sua anima che le permetterà di avere un occhio sul mondo della veglia in cambio di un potere superiore che, se coltivato, potrà rivaleggiare quello di Amelia.
Una volta accettato, il gruppo si risveglia. La loro amica sembra ringiovanita e ora ha occhi color smeraldo.
Aspetta un attimo, ma che fine ha fatto il medico?