Chiacchera del Vicolo – Sessione 26
“L’astro della discordia”
Storie di un bardo di ventura
I Raminghi del mare sotterraneo, formati da:
Veronica, nel ruolo di Nienna
Gianni, nel ruolo di Jeanfi Avalain
Andrea, nel ruolo di Aranir di Corvo Bianco
Matteo Maria, nel ruolo di Ratziel
Emanuele, nel ruolo di Rollo
Angelo Danilo, nel ruolo di Cafre Calabra
“La gente si consolerebbe persino della fine del mondo, purchè essi l’avessero preannunziata”
La battaglia era inevitabile. Cultisti, sciabole, incantesimi e grida riempivano il laboratorio.
Con rapidità e ingegno, i raminghi bloccarono l’avanzata dei nemici, bloccandoli in una bolla di silenzio.
Aranir, ancora sull’elfo traditore, con un rapido gesto riuscì a strappare dalle sue mani il seme di arcanalbero, lanciandolo indietro verso i suoi compagni e permettendo a Nienna di recuperarlo.
L’elfa a comando del laboratorio nel frattempo completa delle frasi misteriose, facendo emergere dalle sue mani un enorme Solaris, un essere serpiforma alato brillante come una stella.
Tra duegar gigantificati, frecce, duelli e urli spaccatimpani di Ennan, il caos era padrone, fino a che qualcosa cambiò.
Lentamente, il varco sul tetto della caverna iniziò a tremare, l’artefatto che ne assorbiva il potere stava impazzendo.
Poco a poco, occhi iniziarono a penzolare, emergendo da quel vorticante spazio.
Poco a poco, si aggregarono in sciami oculari, riempiendo ogni anfratto della grotta.
Dentro la barriera, la battaglia non poteva aver una tregua, però.
Uno dopo l’altro gli eroi stavano eliminando i nemici, tra fendenti, spade enormi, inantesimi protettivi ed esplosioni di pura energia. Il soffio del Solaris esplode, causando danni terrificanti, ma anche Ennan ne cade vittima, rivelando uno spirito nascosto all’interno del suo corpo, costretto ad uscire dall’elfo caduto.
Mentre lo scontro si fa progressivamente più terribile, in un secondo un enorme essere, come uno specchio irrorato di occhi e tentacoli, compare. In un altro secondo riappare dentro la barriera, portando un brivido nei corpi di ciascuno dei presenti.
La maga, ferita, in un estasi inarrestabile accoglie l’essere apparso, ma tutto ciò che ha come risposta è sangue, sangue che fuoriesce dalle sue labbra, dai suoi occhi, mentre è costretta a cadere in ginocchio. Aranir non perde un secondo, decapitandola e privandola dell’anima.
L’essere inizia a comunicare telepaticamente ai presenti, ordinando di mostrarsi umili, che avrebbe fornito sapere e potere.
La risposta ricevuta è una freccia rapida, scoccata con forza tale da incrinare un frammento dello specchio.
Ma ahimè, quel portale non ha solo condotto qui aberranti esseri, ha anche aperto un passaggio, cambiando la stessa realtà.
Mentre le fate con Nienna vagavano quasi in trance, Cafre non vedeva più i cultisti caduti e la battaglia, bensì scenari di immensità, orrore e segreti impronunciabili mentre qualcosa dentro di sè si stava risvegliando. Tentacoli strappano via i suoi arti meccanici, mentre la furia lo costringe a combattere e uccidere.
A fermarlo sembra esser Pallino, anche lui mutato, divenuto grande.
Con il caos che imperversa, l’ostinazione dei raminghi provoca l’ira dell’essere, che dichiara la sua condanna.
Teletrasportato sotto il portale, fa qualcosa di terribile, portando scosse e terremoti ovunque mentre delle gargantuesche dita emergono dal varco, allargandolo.
L’artefatto esplode, facendo cadere la barriera, mentre macigni iniziano a precipitare durante il collasso del laboratorio.
Il seme dell’arcanalbero inizia a brillare, e quando Ennan lo afferra, radici emergono, avvolgendo ogni ramingo e portandoli a sè, proteggendoli in una cupola di rami dal crollo.
Risvegliati, gli eroi si ritovano in mezzo al mare, sotto un cielo monocromo, segnato solo dalla scia di una cometa.
Alla deriva, sono i soli testimoni di ciò che è accaduto sotto Synistas.