CHIACCHERA DEL VICOLO:
Se mai ho visto qualcosa di incerto nel futuro di qualcuno, impallidisce di fronte al caos che questi uomini e donne portano con sé
“Kendrath il Drago di Fuoco”
VOCI DALLA FORESTA:
Enrico nei panni di Ariel: Umana Paladina Giuramento degli Antichi
Alessio nei panni di Seinih: Mezzelfa Vampirizzata Ladro Duellante
Daniele nei panni di Amdir: Elfo dei Boschi Druido Circolo della Luna
Carlo nei panni di Aliant: Mezzelfo Stregone Anima Divina
Ivan nei panni di Beren: Mezzelfo Warlock dell’Immondo
Simone nei panni di Thorongil: Umano Barbaro Cammino del Berserker
Pallidi di fronte alla catastrofe appena conclusa il gruppo cerca di capire se qualcosa rimane, ma capiscono subito che oltre alla bianca distesa di neve c’è solamente deserto.
Amdir tenta inutilmente di cercare vita sotto metri e metri di neve, ma improvvisamente il cielo si fa novoloso e un cilindro di fuoco compare dalla cima dell’Altopiano dello Junkrat ascendendo al cielo. Poi le nuvole si diradano.
Aliant riconosce subito il richiamo del fuoco e dopo quasi un anno di fatiche finalmente viene intrapresa la via per la cima dell’Altopiano. La fortuna pare dalla loro parte, infatti, diversamente dal solito volando pare possibile salire fino a raggiungere la Sacra Cattedrale del Fuoco attorno alla quale il titanico Drago Kendrath vola.
Il luogo è palesemente sacro e protetto dalla fiamma eterna, oltre che dall’entità, il rosso è talmente acceso che pare fatto di rubino. Finalmente Kendrath plana sulla cima della Cattedrale e mostra la sua maestosa figura palesandosi per la prima volta.
Il drago è estremamente grato di tutto il lavoro e la fatica fatta dal gruppo per salvare l’Altopiano dello Junkrat in primo luogo; in secondo luogo palesa la sua felicità di essere nuovamente libero su questa terra. Per tutta la fatica fatta dall’inizio fino ad oggi concede una briciola del proprio sapere agli eroi che stanno davanti ai suoi occhi.
La domanda che gli viene posta è:
“Cosa significa che la Storia si ripete?”
Dopo qualche attimo di silenzio Kendrath risponde:
“Lo scorrere del tempo è sempre stato intrecciato alla trama magica e alle storie che caratterizzano vite e regioni. Con certezza vi posso dire che l’Altopiano dello Junkrat avrà sempre bisogno di un Vampiro e la Cattedrale del Fuoco avrà sempre bisogno di un Arcivescovo. Allo stesso modo ci sarà sempre bisogno di una paladina con la forza di intere legioni che mantenga l’equilibrio nelle sue mani, mentre avventurieri leggendari sfidano il fato non per un tornaconto personale, ma per amore di qualcun altro. Come in tutte le storie ci sarà sempre bisogno di qualcuno che la racconti, qualcuno che non solo abbia vissuto il presente, ma che conosca bene anche il passato. Infine, colui che ha ricevuto i poteri, cederà parte dei propri, solamente per accorgersi di essere sempre stato egli stesso il primo donatore.”
Detto questo non concede risposta a nessun’altra domanda, ma confida in Aliant per il recupero della Sacrissima Reliquia, la Scintilla della Fiamma Eterna, rubata da una donna chiamata Igna, ex Paladina dell’Ordine della Fiamma Eterna.
Dopodiché investito da un soggio di fuoco, il gruppo si sveglia alle basi della gigantesca montagna.
Il prossimo passo e tornare a controllare lo stato di saluto di Adrian Scuotivento, ma trovano l’Arcimago in dormiveglia appoggiato sullo schiniere del proprio letto. Al suo posto parla il suo Simulacro mostrando il terribile stato di necrosi su tutto il corpo dell’uomo, rimuovere gli effetti di Zalokor deve aver avuto un costo altissimo per lui. Né Amdir, né Aliant si spiegano come sia possibile che un corpo così malandato continui a sopravvivere, ma è chiaro che braccia, gambe e voce siano completamente inutilizzabili. Nemmeno un potentissimo incantesimo di Rigenerazione lanciato dallo Stregone potrebbe rimetterlo in sesto.
Ciò nonostante il simulacro promette di rimanere in contatto con loro nel momento in cui Adrian di rimetterà in sesto, anche perché a quanto ricorda l’arcimago aveva sicuramente qualcosa da chiedergli. Infine, chiede indietro gli oggetti imprestati della tesoreria, lasciando loro l’anello preso da Seinih essendo tutti diretti nelle regioni delle terre fertili, ma nel caso in cui Castel Dinitro avesse avuto nuovamente bisogno di loro quegli stessi oggetti saranno garanti di tutti i favori prestati alla città.
Per un viaggio più rapido passano per Villa Leegion per chiedere a Sonya se è possibile teletrasportarli ai confini con Vastra, difatti il gruppo apprende che gli antichi Draghi di Emno-Tork hanno vietato tutti i Teletrasporti magici a lungo raggio, ma con l’ausilio di personalità straordinarie è certamente possibile accorciare i viaggi. Le porte della maestosa villa si aprono al loro arrivo e la mezzelfa accorda loro sia il passaggio per Vastria sia un “lascia passare” per Numasor a patto di poter spendere due parole con Ariel.
L’incontro tra le due donne è breve, ma estremamente intenso. Difatti Sonya ha indagato su tutto ciò che poteva riguardare Ariel con la sfortuna di non trovare assolutamente nulla sul cognome o sul suo passato. La paladina risponde spiegandole tutto ciò che ha scoperto fino a questo momento e anche se all’inizio la mezzelfa fatica a crederci, dopo una prova schiacciante da fiducia ad Ariel. Alchè prima di lasciarla le confida il segreto più importante della propria famiglia: Helya è sicuramente stata la prima e la più forte di tutte loro, ha speso tutta la sua vita per allevarle, salvandole da un destino di fame. Ma la prima allieva di Helya, di nome Makya, non era buona e disposta all’ordine come tutte le altre, certo, non si può dire che nessuna di loro sia effettivamente a posto con la propria testa, ma quell’umana aveva proprio qualcosa che non andava.
Come è stato per Arturya ed Estya anche Makya nei suoi viaggi e nel suo addestramento pare essere venuta a contatto con un’arma che si potrebbe definire senziente, portatrice di volontà di distruzione e vendetta; ovviamente questo ha solo peggiorato la situazione alla quale la stessa Helya ha dovuto porte rimedio. Ci sono infatti pochi motivi per cui sono state costruite le Segrete di Castel Dinitro, ma tra le persone rinchiuse nel luogo più basso di tutti ci sono Ferdinand Northander per primo, Dante De Cavalieri per secondo e più sotto ancora Makya Leegion: un mostro tenuto duro da catene magiche, glifi di antimagia, multipli incantesimi di paralisi e sonno. Si spera che rimanga chiusa là sotto finché non giungerà la morte per vecchiaia.
Sonya precisa bene che non c’è altro motivo che effettivamente la leggi a Castel Dinitro quanto tenere rinchiusa Makya e un giorno ristrutturare il monastero per donare a bambini orfani una vita, come Helya ha fatto per lei.
Detto ciò saluta Ariel chiedendole di non rivelare mai questa sua parte, quasi buona, agli altri è necessario che lei tenga la sua immagine di donna gelida e apatica.
Poi tutto il gruppo viene portato ai confini con Vastria, alla Torre del Demonologo.