EmnoTork-Verso la Fine dei Tempi-Sessione 101-09/04/2023

CHIACCHERA DEL VICOLO:

“Profezie di EmnoTork”

VOCI DALLA FORESTA:
Enrico nei panni di Ariel: Umana Paladina Giuramento degli Antichi
Alessio nei panni di Seinih: Mezzelfa Vampirizzata Ladro Duellante
Daniele nei panni di Amdir: Elfo dei Boschi Druido Circolo della Luna
Carlo nei panni di Aliant: Mezzelfo Stregone Anima Divina
Ivan nei panni di Beren: Mezzelfo Warlock dell’Immondo
Simone nei panni di Thorongil: Umano Barbaro Cammino del Berserker

Un giorno nel passato avverrà che colei che non è sé stessa, ma nemmeno altri
Mostrerà il suo vero aspetto al mondo
Le genti pregheranno la sua venuta, i paladini si inchineranno davanti alla propria imperatrice
Nel tempo verrà chiamata “Il Giusto” e l’ordine sarà nella sue mani
“Dalle leggende scritte nell’Albero delle Profezie”

Vi sono poche cose certe nel mondo che ci circonda, dove la Magia domina ogni cosa e rende l’immaginabile una realtà tangibile.
Se c’è qualcosa di sempre vero in tutti i tempi, in tutti i luoghi e in tutte le storie sono le Profezie.
Il concetto di verità e inscritto in ognuna di esse ed è talmente soverchiante che non importa cosa tu possa fare per discostarti o impedirne il risultato, una profezia si avvererà sempre.

Ariel Brightsten non nasce, non almeno in quella che è la normale concezione di nascita in EmnoTork. Ariel è creata idealmente da un Incantesimo, dalla volontà di dare una seconda possibilità a sé stessa. Helya Leegion è colei che ha creato e poi lanciato questo incantesimo su un suo clone precedente formato e cresciuto.
La follia nella mente dell’incantatrice è sempre stata quella di diventare ciò che il suo dio voleva per lei, qualcuno che nonostante la difficoltà della scelta avrebbe sempre trovato il modo di perseguire la giustizia e l’equilibrio. Non importa se sarebbe stato necessario scendere a patti con il male, non importa se sarebbe stato necessario il sacrificio di pochi per il bene di molti, non importa quanto sarebbe stato duro il confronto con sé stessi o i propri amici, l’individuo creato sarebbe stato all’altezza di tutto questo.

Partita da una lontana Oasi nel deserto dello Junkrat Ariel è riuscita a fare tutto questo e anche di più. L’incantesimo però non ha funzionato perfettamente e ha portato con sé dei riverberi nei ricordi della Paladina di Okna: la fuga matrimonio, i sogni sulla bilancia e ovviamente tutti tratti da prescelto.
Non a caso la prima e unica arma che Ariel portò sempre con sé è la “Spada del Giusto”, non veramente una spada, ma bensì un’arma che divení tale quando lei la trovò all’interno di un antichissimo tempio diviso tra quello che è oggi e ciò che era stato.
Come ci insegna lo studio, solo qualcuno di scelto può tenere con sé una Reliquia Brandita, ma Ariel nella sua bontà e in parte ingenuità non si è mai ritenuta degna di un tale oggetto, sebbene questo sia sempre stato con lei dall’inizio del viaggio.

Allo stesso tempo Helya non poteva vivere con il rimorso di una sé stessa chiusa in catene, confinata nelle profondità della terra e dimenticata quasi cancellata dalla memoria tutti. Makya il clone diventato Avatar del Vuoto, Paladina dello stesso con giuramento dello Sterminio, vendicativa verso ciascuna delle proprio sorelle che tanto avevano faticato per richiuderla.

Oggi questa storia ha la sua conclusione in un tempo in cui non era nemmeno cominciata, quasi che gli dei non avrebbero mai voluto avesse inizio.

Helya alta in volo con in mano il suo tridente nero sprezzante del campo di battaglia sfida Ariel che stringe la propria spada e lo scudo in uno scontro di Aure da Paladino a ritmo di punizioni divine e punizioni occulte.
L’armatura nera di Helya inizia colpo dopo colpo a frantumarsi, mentre il corpo di Ariel rimane in piedi sanguinante negli arti e nel volto.

È proprio quando pare che Helya abbia perso forze e volontà di combattere che torna in piedi mostrando il proprio vero aspetto, l’Avatar del Vuoto fatto di ali nere coperte da circuiti magici rossi, un occhio si apre nel cielo l’occhio del Dio del Vuoto che spia la battaglia e la propria prescelta. Ma è la scelta di Helya a dare un ultima spinta è confermare le sorti della battaglia.
Ariel per la prima volta indossa le vesti di Ohkna, il cielo si spacca in due e sorge l’alba, i capelli della rossa paladina diventano bianchi istantaneamente, l’armatura argentea risplende e la voce del Giusto pronuncia la profezia come un eco nei tempi.

La differenza di potere tra le due è praticamente nulla, ma Ariel ha una cosa che Makya e tutto ciò che rappresenta non potrà mai possedere, amici di decine e decine di avventure che anche in questo caso la affiancano e ognuno di loro contribuisce al meglio delle proprie capacità. Aliant ridona ad Ariel la vitalità, mentre Amdir la tiene a portata della propria aura, Thorongil la affianca abbasando le difese del nemico e Beren spende il proprio desiderio per bloccare le capacità di morte istantanea dell’arma del vuoto. Infine a Seinih basta solo uno sguardo per vedere ciò che è divintata la sua compagna, sono passati anni dal loro primo incontro e la strada percorsa è stata tantissima.

Capendo che è giunta la sua ora Makya grida al cielo le sue ultime parole:
“Hai vinto sorella, alla fine non potevo vincere con te in nessuno modo.
Oggi io ti dichiaro la più forte tra tutti i miei nemici!
Oggi io ti nomimo Regina con la forza di Infinite Legioni!”
Poi Ariel con un ultimo fendente uccide l’Avatar del Vuoto lasciando solo della polvere nera sotto i suoi piedi

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