Chiacchiera del Vicolo – Sessione 14
“L’Orgoglio dei Nani”
Dalle Memorie di Klimt, Dita d’Inchiostro
Gli Avventurieri di Porto Fortuna:
Emanuele C. è Era
Alessandro M. è Ander Brightwood
Gian Marco L. è Edmond Kalomar
Andrea F. è Yesugei
Andrea J. è Fargrim Thorgar
Oggi, per la prima volta dopo molti anni, mi concedo il lusso di scrivere queste parole, utilizzando il mio più vecchio e prezioso pennino; non mi considero tuttavia guarito dal male di vivere che ancora sento stringere con forza il mio animo, lacerando ripetutamente ogni momento che mi regala un barlume di felicità, rigettando la mia mente verso un passato oscuro e tormentato; il mio ritrovato legame con Vince ed il rifiorito entusiasmo rivolto alle infinite bellezze di questo mondo, il tutto grazie agli Avventurieri di Porto Fortuna, non può che farmi esultare di gioia in momenti come questo; liberare dall opprimente morsa di un seppur ridotto contingente orchesco, comunque dotato di peculiari conoscenze belliche ed immane ferocia, non può che lasciar cadere il mio nero inchiostro su questo diario, imprimendo a forza una sola parola: Vittoria!
Dopo tanto tempo dall’ultima volta che ricordo essermi sentito tanto fiero ed entusiasta delle azioni compiute e dei momenti vissuti, il mio occhio non può che posarsi su tutti coloro che negli immensi saloni dell’Avamposto di Kerutdohm vivono lo stesso momento e come ben ricordavo, nella contentezza generale, una miriade di situazioni e sentimenti si intrecciano, ricordandomi molto bene perché queste situazioni sono quelle che odio di più; non tutti si concedono il lusso di vivere una conquista nello stesso modo, intravedo quelli che sono i sentimenti di sollievo e soddisfazione negli occhi degli Avventurieri di Porto Fortuna, mentre vedo l’incontenibile euforia di Thokk che, non solo ha trovato nuova libertà, ma che è anche riuscito a ricongiungersi ad Ander dopo molto tempo.
L’altro lato della medaglia oggi è quello che vedo negli occhi del possente Beldàn, nano possente ed orgoglioso che ha rivestito un ruolo fondamentale in questa vicenda, ma che a differenza di molti altri, oggi piange la perdita di due delle sue tre reclute; il suo viso non tradisce alcuna emozione, lasciandomi convinto del fatto che, come me, anche lui deve essere stato duramente forgiato da passate vicissitudini, tanto spiacevoli, da regalargli sufficiente forza da frenare il suo dolore, evitando di rovinare la bellezza dei sorrisi della maggior parte dei presenti; nelle mie memorie voglio ricordare queste gesta di Beldàn che, nonostante la mia età, mi insegnano come un uomo, che si considera il padre della sua compagnia di ventura, vive la perdita, non di uno, ma di due figli:
La sua impeccabile postura gli permette di tenere le larghe spalle rilassate, di volgere il capo sempre avanti, senza mai calare gli occhi verso il basso, riuscendo a procedere a passo pesante e cadenzato, fino ad arrivare vicino alle salme dei suoi fanciulli; il peso della perdita fa calare entrambe le ginocchia a terra, così da poter sfilare le lame che, i corpi senza vita, ancora impugnano strette; riesce a slacciare la larga cintura di cuoio che entrambi portano alla vita, potendo poi sollevare delicatamente le inerti braccia, stringendo per l’ultima volta le pallide mani che con cura sistema incrociate sul petto immobile ancora in armatura; con estrema dolcezza chiude ad entrambi le palpebre per l’ultima volta, riesce a spostare la sua mano che ad ogni gesto diventa più pesante, fino ad appoggiarla sopra le loro e guardando, senza mai distogliere lo sguardo neanche per un momento, il volto pacifico di chi non conoscerà il domani, rivive tutti i momenti passati insieme, che conserverà per sempre nel suo cuore.