Chiacchiera del Vicolo
La Compagnia delle Rune, formata da
Jacopo F., nel ruolo di Sigfried Ignatius Camaro II, il Cavaliere di Weinal
Letizia D., nel ruolo di Tallulah Greenwood, la Prescelta della Testuggine Verde
Davide C., nel ruolo di Cydrian Morvaris, il Mezzosangue Rinnegato
Giuseppe R., nel ruolo di Jebediah, l’Eremita del Fumo Lento
-Su suggerimento del Capitano delle sentinelle del Cancello, il gruppo si getta all’inseguimento dell’elfo fuggitivo che li ha aggrediti, insieme ad alcuni scout elfici, con la speranza di catturarlo ed interrogarlo. Raggiunto l’elfo ad un trivio, dopo un aspro combattimento riescono ad immobilizzarlo. Egli si rivela essere il luogotenente degli scout, Alderan, il quale dice a Jebediah che ciò che sta facendo non porterà del bene al suo popolo. Poi, un‘esplosione accecante riduce in cenere Alderan e carbonizza gli scout, lasciando in fin di vita tutti tranne Cydrian. Rinvenuti gli altri, ritornano al Cancello e riportato l’accaduto al Patriarca, il Capitano riceve l’ordine di lasciarli passare senza sottoporsi alla prova della Via delle Stelle.
-Il gruppo attraversa la splendida città notturna del Clan delle Stelle, particolarmente dedito allo studio e all’astronomia e devoto ad Astralia, Albero della Conoscenza e della Protezione. Giunti alla Sala delle Costellazioni, dimora del Patriarca e di sua figlia Cassiopea, Jebediah racconta gli eventi all’antico e saggio druido, Aglandor Starsong. Il messo commerciale dei Càmaro, un elfo alto di nome Sylenis, giunse lì con la sua scorta Tiberius per convincere i Clan elfici di Rahym a riprendere la produzione ed esportazione del pregiato vino locale, il cordiale di Rahym. A Velen, infatti, sapevano che la guerra con Darkendale e il Necromante Bianco aveva costretto gli altri Clan a chiudersi totalmente a scambi o rapporti con l’esterno.
– Aglandor, saputo della corruzione di Ellarius, si recò dall’Albero per capire come e se fosse possibile salvarlo, ma le Driadi sue custodi non gli risposero e temendo una connessione diretta con l’Albero malato potesse ucciderlo senza neanche risolvere il problema, chiese consiglio proprio a Sylenis, il quale si era rivelato un sofisticato accademico dalle molte conoscenze. Lui ed altri studiosi analizzarono la cenere frutto della corruzione e decretarono che essa era generata attivamente da Ellarius stesso. Aglandor sperò dunque che la rinascita del mondo vegetale, ad inverno finito, potesse far cessare la malattia e preferì dunque aspettare, concentrando piuttosto le sue energie magiche nella protezione di Astralia. La Prima Runa ricomposta dal gruppo, se piantata nel terreno attrae a sé tutti gli altri ricordi, generando un nuovo Albero. Tuttavia, il giovane Albero soprattutto inizialmente sarà molto fragile, ed avrà bisogno di un Guardiano. Aglandor accoglie la richiesta che esso possa essere lo spirito di Edgar, che abita il giovane tasso nato sul suo tumulo alla valle Fiorita: domani notte proveranno a piantare lì la Prima Runa.
-Riguardo il discorso dei cloni vegetali generati a partire dalle vittime assorbite dalle radici di Ellarius, Aglandor propone di riconoscerne gli averi ed i resti per capire se si tratti dei dodici scout mai tornati e scomparsi nell’ultimo mese. Gli orsogufi di pietra pieni di linfa che hanno incontrato, sono probabilmente anche loro caduti nelle radici e da essi l’Albero avrà generato dei cloni vegetali poi trasformati in pietra dal vecchio Basilisco che abita Rahym. Essendo carnivoro, avrà rifiutato di mangiare le prede una volta pietrificate, ed esse proprio come le piante, durante il periodo fotosintetico, ovvero di giorno, sono probabilmente ferme per poter trarre nutrienti dal terreno, ed in grado di muoversi solo di notte. Tuttavia, se come Tallulah aveva capito il sangue dei cloni era una sorta di linfa rossa, non abbastanza ferrosa per poter essere vero sangue, il sangue dell’elfo morto che li ha attaccati al Cancello, è certamente vero sangue elfico. Qualcosa non torna.
-All’uscita dalla Sala, dopo aver ricevuto il compenso consegnato qui da una delegazione di gnomi per loro, vedono una potente luce dorata filtrare attraverso le fronde dell’albero che ospita il palazzo.