Chiacchiera del Vicolo
Sessione 22
Testamento di Diego, capitano della guardia di Borgo Fondobosco.
Federico Pantano come Belac
Francesco Maria Iena come Caleb
Fabrizio Mancin come Antòn
Giordano Pallini come Kayros Galanodel
Gianmarco Rescigno come Maol “Zanna Smussata” Fang
Andrea Baldini come Lameikos Noctuo
“…Vorrath solo sa per quanto tempo siamo stati lì sotto, da soli.
All’inizio sembrava anche che andasse tutto bene, eravamo speranzosi che qualcuno ci sarebbe venuto a prendere e le scorte non ci mancavano: la nostra sola preoccupazione era rappresentata dal possibile ingresso delle creature arboree attraverso le pareti, ma era improbabile vista quanto sono solide quelle qui sotto.
Ci organizzammo in modo da non farci sorprendere di nuovo.
Le ronde costanti ci fecero dimenticare la nostra condizione e le regole ferree suggerite dal postulante che ara con noi ci servirono non poco a creare un legame forte fra gli altri membri della sfortunata compagnia.
Nessuno di noi poteva portare armi e nessuna delle scorte poteva essere portata fuori dal caveau, quella più sicura di tutto il piano.
Ci sentivamo tutti più sicuri in questo modo e decidemmo che il postulante doveva diventare il nostro “guardiano”, un custode silenzioso del quieto vivere, il solo a poter consegnare le armi in caso di necessità e quello che avrebbe diviso le scorte fra gli altri.
Lui sarebbe rimasto sempre con le scorte, anche di notte.
Credo che le cose precipitarono al secondo giorno, uno degli ex-prigionieri aveva conservato un coltello e una delle guardie lo aveva denunciato al postulante, che era uscito dal caveau intenzionato a risolvere pacificamente la cosa provocando però il panico nell’uomo, che lo attaccò.
Fu una fatalità, è vero, ma avere un prigioniero morto da dover gestire si rivelò troppo.
Ci trovammo costretti a chiudere temporaneamente gli ex prigionieri in cella, ennesimo fatale errore di cui mi rendo conto solo ora.
Almeno questo permise a noi guardie di tenere le armi.
Mettemmo il cadavere nel caveau e andammo a dormire.
I prigionieri in cella e noi fuori.
Mi svegliai con le urla dei miei uomini nelle orecchie, il postulante stava massacrando tutti con un’ascia, quella che il borgomastro aveva preso a casa del povero Fabian.
Non ci pensai due volte, presi mio figlio e usai le mie chiavi per chiudere la zona delle celle con dentro tutti i miei compagni; li abbiamo sentiti urlare per ore oltre la porta blindata.
Quale ironia, avevamo pensato di difenderci dall’esterno e ci siamo fregati con le nostre mani.
Solo a quel punto è arrivato l’essere vegetale.
Non so come sia entrato e importa poco.
Io e il mio ragazzo da soli siamo riusciti a malapena ad abbatterlo, riportando entrambi ferite serie.
Ora lui è di là, si sta dimenando mentre una strana infezione verde se lo porta via…”