Emnotork – “per un Carico Dannato” – Sessione 21 – 19/10/2023

Chiacchiera del Vicolo

Sessione 21

Testamento di Diego, capitano della guardia di Borgo Fondobosco.

Federico Pantano come Belac

Francesco Maria Iena come Caleb

Fabrizio Mancin come Antòn

Giordano Pallini come Kayros Galanodel

Gianmarco Rescigno come Maol “Zanna Smussata” Fang

Andrea Baldini come Lameikos Noctuo

“Mentre scrivo questa pagina, sono consapevole di essere già morto: quell’essere vegetale che un tempo chiamavo “figlio” presto sfonderà la porta e mi ucciderà, ma come minimo tenterò di portarlo con me.

Non ho nessun altro a cui lasciare il poco che ho, spero come minimo che il mio ultimo, disperato, atto su questa terra possa garantire la pace al mio ragazzo; così come scrivere la nostra storia la darà a me.

Quando l’avanzata dell’albero ha costretto i Cancellatori ad imporre lo stato di emergenza, mi è sembrato naturale traferirmi con il mio ragazzo nella caserma: le mura di pietra sarebbero state più solide di quelle della nostra casa e potevamo sempre rifugiarci nelle celle al piano di sotto se le cose si fossero fatte tragiche; avevamo scorte di cibo ed eravamo ben armati.

Addirittura, la città aveva deciso unanimemente di concedere la libertà ai prigionieri: era sembrato naturale visto che nessuno di loro era mai stato davvero un pericolo per gli altri e lo sarebbero stati ancora meno ora che eravamo tutti “in prigione”.
Delle braccia in più avrebbero fatto comodo a tutti, ma ci stupimmo tutti quando decisero all’unanimità di restare a dormire nelle celle.
“Così gli altri si sentiranno più al sicuro”.

Aveva detto il più anziano dei prigionieri per spiegare la loro scelta.

Poco male, anzi, per me aveva voluto dire poter contare su più persone durante i lavori per rendere più solida la struttura della caserma e di un Cancellatore con tanto di scorta sempre al mio servizio per poter “supervisionare” tutte le persone che stavano orbitando intorno all’edificio.

Stava andando tutto bene, per quanto “bene” si potesse stare in una cittadina in quarantena, poi l’Albero invase il borgo e tutto crollò all’improvviso.

Fù un attimo, l’allarme suonò e il Cancellatore di turno si lanciò in strada seguito da uno dei suoi Postulanti, ordinando all’altro di restare a proteggerci e a noi di non uscire finchè non fosse tornato; facemmo l’errore di ascoltarlo, ma, mentre ancora ci chiedevamo cosa stesse succedendo, un gigantesco buco si aprì sul pavimento dell’armeria al piano terra eludendo tutte le nostre difese.

Mentre uno di quegli orribili mostri-pianta usciva dal sottosuolo, il panico ci permise appena di trascinare alcune casse di viveri nelle celle al piano di sotto e barricarci lì.

Un grave errore come si capii in seguito, ma lì per lì eravamo solo contenti di essere in vita: ci dicevamo a vicenda che il Cancellatore sarebbe tornato, che sarebbero venuti a prenderci e che dovevamo solo resistere abbastanza.

Vorrath solo sa per quanto tempo siamo stati lì sotto, da soli…”

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